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Dal Politecnico di Bari una scoperta che potrebbe cambiare le memorie di smartphone e computer

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I ricercatori Mario Carpentieri e Andrea Meo hanno contribuito a una ricerca internazionale che apre nuove prospettive per smartphone, computer e centri di calcolo. I risultati potrebbero portare a dispositivi più veloci e capaci di conservare maggiori quantità di dati.

BARI, 4 novembre 2026 – Due ricercatori del Politecnico di Bari sono tra gli autori di uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, che potrebbe segnare un importante passo avanti nello sviluppo delle memorie digitali. La ricerca riguarda una nuova tecnologia capace di modificare e riconoscere lo stato magnetico di dispositivi minuscoli, aprendo la strada a sistemi di archiviazione sempre più compatti e veloci.

Mario Carpentieri

A contribuire al risultato sono stati Mario Carpentieri e Andrea Meo, docenti del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del Politecnico di Bari. Lo studio, pubblicato il 29 ottobre, porta il titolo “Octupole-driven spin torque switching of antiferromagnetic tunnel junctions” e coinvolge università e centri di ricerca internazionali.

Andrea Meo

Una nuova tecnologia per conservare più dati

Ogni fotografia, messaggio o documento salvato su un dispositivo digitale viene tradotto in una sequenza di zero e uno. Per conservarli servono memorie capaci di gestire quantità crescenti di informazioni, occupando il minor spazio possibile.

La ricerca si concentra sui materiali antiferromagnetici, che presentano caratteristiche particolarmente interessanti per le tecnologie del futuro: possono consentire operazioni molto rapide e risultano meno sensibili alle interferenze dei campi magnetici esterni.

Gli studiosi hanno dimostrato che una corrente elettrica può modificare lo stato magnetico di dispositivi nanometrici senza ricorrere a un campo magnetico esterno. È inoltre possibile distinguere i diversi stati attraverso la misurazione della resistenza elettrica, anche a temperatura ambiente.

Un risultato importante perché riguarda due operazioni fondamentali per qualsiasi memoria: scrivere un’informazione e poterla successivamente leggere.

Il contributo dei ricercatori del Politecnico di Bari

Il lavoro svolto a Bari ha avuto un ruolo nella comprensione del fenomeno fisico osservato durante gli esperimenti.

Carpentieri e Meo, insieme a Giovanni Finocchio dell’Università di Messina, hanno sviluppato un codice di simulazione micromagnetica che ha permesso di riprodurre il comportamento dei dispositivi e interpretare il meccanismo alla base dei risultati sperimentali.

Le simulazioni hanno quindi contribuito a spiegare perché e come avviene il cambiamento dello stato magnetico, offrendo un supporto alla comprensione di una tecnologia ancora in fase di ricerca.

Memorie ultraveloci, la prospettiva dei terahertz

Uno degli aspetti più promettenti riguarda la possibilità di arrivare, in futuro, alla scrittura dei dati a frequenze dell’ordine dei terahertz, sfruttando le proprietà dei materiali antiferromagnetici.

Si tratta di una prospettiva che potrebbe aprire nuove possibilità per l’evoluzione delle memorie utilizzate nell’elettronica e nei grandi sistemi di elaborazione.

Non significa che smartphone e computer saranno immediatamente più veloci. La ricerca dimostra un principio fisico e la possibilità di controllarlo elettricamente, ma saranno necessari ulteriori sviluppi prima di arrivare a eventuali applicazioni commerciali.

È proprio questo il valore del risultato: aver individuato e studiato un meccanismo che potrebbe contribuire a superare alcuni limiti delle attuali tecnologie di memoria.

Una collaborazione internazionale con la Puglia protagonista

La ricerca ha coinvolto, tra gli altri, Northwestern University, University of Nebraska, Cornell University, Purdue University, Texas University e Western Digital, azienda specializzata nelle tecnologie di archiviazione dei dati.

L’attività ha ricevuto il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana.

La presenza dei due docenti baresi tra gli autori dello studio conferma il contributo della ricerca scientifica sviluppata in Puglia a un settore strategico per l’innovazione tecnologica.

Il prossimo passaggio sarà comprendere come trasformare i risultati ottenuti in soluzioni utilizzabili su scala industriale. Una sfida ancora aperta, nella quale il lavoro del Politecnico di Bari rappresenta un contributo scientifico significativo.

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