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Rigenerazione urbana in Puglia, 594 milioni dal PNRR: ora la sfida è trasformare i fondi in quartieri migliori

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La regione è seconda in Italia per finanziamenti destinati a 331 progetti. Ma oltre la metà delle abitazioni certificate resta nelle classi energetiche peggiori. A Bari il confronto tra istituzioni, imprese e università.

BARI, 4 novembre 2026 – La Puglia è la seconda regione italiana per finanziamenti PNRR destinati alla rigenerazione urbana, con 594,6 milioni di euro distribuiti su 331 progetti. Un investimento importante che apre però una questione altrettanto concreta: quante di queste risorse si stanno già traducendo in edifici recuperati, quartieri più vivibili e servizi realmente accessibili ai cittadini?

È su questo terreno che si misura la capacità delle amministrazioni di utilizzare i fondi europei. Non basta ottenere finanziamenti o avviare cantieri. Occorre completare gli interventi e verificare quali benefici producano nei territori.

Il tema è stato al centro del convegno “Rigenerazione urbana: tra benessere abitativo e sicurezza strutturale”, organizzato oggi da SAIE al The Nicolaus Hotel di Bari, con la partecipazione di amministratori pubblici, rappresentanti delle imprese, professionisti e università.

PNRR, la Puglia davanti alla Sicilia: ma quanto è stato realizzato?

I dati elaborati da Openpolis, aggiornati al 26 febbraio 2026, collocano la Lombardia al primo posto con 677 milioni di euro e 466 interventi. Seguono la Puglia, con 594,6 milioni e 331 progetti, e la Sicilia, con 580,6 milioni.

Le risorse riguardano tre principali programmi: rigenerazione urbana, Piani urbani integrati e Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (PINQuA).

Il dato pugliese rappresenta circa l’11% dei 5,4 miliardi di euro rimasti nel perimetro PNRR per queste misure. Ma un finanziamento assegnato non equivale a un’opera conclusa.

L’approfondimento di Openpolis del 15 giugno 2026 evidenzia infatti una criticità nazionale: gli investimenti per il diritto all’abitare hanno subito nel tempo definanziamenti per circa 2,9 miliardi di euro. A febbraio, i pagamenti relativi alle misure considerate avevano raggiunto il 58,9% degli importi, con il Sud continentale fermo al 45,3%.

Queste percentuali non descrivono specificamente l’avanzamento dei 331 interventi pugliesi, ma mostrano perché sia necessario verificare, Comune per Comune, quali lavori siano terminati e quali restino da completare. Openpolis+1

Case pugliesi, il 55% delle certificazioni è nelle classi F e G

Accanto alla riqualificazione degli spazi pubblici emerge un altro problema: le condizioni energetiche del patrimonio abitativo.

Secondo le elaborazioni SAIE sui dati SIAPE di ENEA, nel 2025 in Puglia sono stati rilasciati 68.759 attestati di prestazione energetica relativi a immobili residenziali. Il 55% riguarda edifici o unità immobiliari nelle classi F e G, contro una media nazionale del 46%.

Soltanto il 9% degli attestati pugliesi rientra nelle classi A. Le province di Bari e Barletta-Andria-Trani raggiungono il 12%, il risultato migliore a livello regionale.

È necessario chiarire che queste percentuali riguardano gli immobili oggetto di certificazione, non l’intero patrimonio residenziale pugliese. Restano comunque un segnale delle necessità di riqualificazione.

Un’abitazione energeticamente inefficiente può comportare maggiori consumi per il riscaldamento e il raffrescamento, con conseguenze sulle spese delle famiglie. In una regione caratterizzata da estati sempre più impegnative sul piano del comfort abitativo, intervenire sugli edifici significa anche migliorarne la vivibilità. SAIE Bologna+1

Bari punta sulla città dei 15 minuti e sul recupero dei quartieri

Durante il convegno, la vicesindaca e assessora alla rigenerazione urbana e sociale di Bari, Giovanna Iacovone, ha illustrato l’indirizzo che l’amministrazione intende seguire con il nuovo Piano urbanistico generale.

L’obiettivo dichiarato è superare un modello fondato sull’espansione edilizia, privilegiando il recupero del patrimonio esistente e la riduzione del consumo di suolo.

Al centro della visione amministrativa c’è la cosiddetta città dei 15 minuti: quartieri nei quali scuole, asili, biblioteche, spazi verdi e altri servizi essenziali siano raggiungibili senza dover dipendere continuamente dal centro cittadino.

Un ruolo viene attribuito anche alla mobilità sostenibile, attraverso il progetto Bus Rapid Transit.

La prospettiva è quella di una città nella quale la qualità della vita non dipenda esclusivamente dalla zona di residenza. Perché la rigenerazione urbana non riguarda soltanto il recupero di immobili degradati, ma anche la possibilità di ridurre le distanze tra cittadini e servizi.

Resta da verificare come questa impostazione si tradurrà nei singoli quartieri, con quali tempi e attraverso quali interventi prioritari.

Sicurezza degli edifici e risparmio energetico devono procedere insieme

La riqualificazione non può fermarsi al miglioramento estetico degli immobili.

Un edificio può consumare meno energia ma continuare a presentare criticità strutturali. Allo stesso modo, un intervento di consolidamento può lasciare irrisolti problemi di isolamento termico e comfort abitativo.

È il motivo per cui il confronto organizzato da SAIE ha coinvolto anche il Politecnico di Bari, l’Università del Salento, ENEA, ordini professionali e rappresentanti delle imprese.

Tra gli argomenti affrontati figurano l’adeguamento sismico, la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, le comunità energetiche, gli impianti integrati e i criteri ambientali negli appalti.

Per il settore delle costruzioni pugliese la sfida ha anche una dimensione economica. Secondo le elaborazioni Nomisma riportate dagli organizzatori, il comparto regionale conta oltre 31.300 imprese attive e circa 122.000 addetti, con ricavi stimati in 7,3 miliardi di euro nel 2025.

Il problema non è soltanto trovare i fondi, ma completare le opere

Un ulteriore elemento riguarda il monitoraggio degli interventi.

Il 6 ottobre 2026 sono state pubblicate nuove indicazioni ministeriali per la rendicontazione dei progetti di rigenerazione urbana e dei Piani urbani integrati. Le amministrazioni devono aggiornare sulla piattaforma ReGiS la documentazione relativa a pagamenti, affidamenti e completamento delle opere.

È un passaggio rilevante perché consente di distinguere gli interventi finanziati da quelli effettivamente realizzati e rendicontati. Statocittà

Per i cittadini pugliesi il risultato dovrebbe essere misurabile: edifici pubblici recuperati, abitazioni sociali riqualificate, spazi restituiti alla collettività e servizi che prima mancavano.

Da Bari a Taranto, da Foggia a Lecce, passando per Brindisi e la BAT, il tema non è soltanto quanto denaro sia stato assegnato, ma quali cambiamenti concreti stiano arrivando nei diversi territori.

La verifica decisiva riguarda quindi lo stato dei singoli progetti, i tempi di consegna e la loro effettiva fruibilità.

Dai finanziamenti ai risultati: la vera sfida della Puglia

Il convegno barese ha rappresentato anche la prima tappa del percorso verso SAIE Bari 2027, in programma alla Fiera del Levante dal 21 al 23 ottobre.

Ma al di là dell’appuntamento fieristico, i numeri mettono in evidenza una questione che riguarda direttamente la Puglia.

La regione ha ottenuto una quota consistente dei finanziamenti nazionali per la rigenerazione urbana. Allo stesso tempo, una parte significativa degli immobili certificati presenta prestazioni energetiche insufficienti e molti territori hanno bisogno di interventi capaci di migliorare la qualità degli spazi pubblici.

La disponibilità delle risorse è un punto di partenza, non il risultato finale.

La vera misura del successo sarà capire quanti dei 331 progetti saranno completati, quali quartieri ne beneficeranno e se gli investimenti riusciranno a produrre miglioramenti duraturi nella vita quotidiana delle persone.

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