Incontro con la giovane scrittrice Alessia Sacchitella
«La vita sa sorprenderci, se troviamo il coraggio di dipingerla con i colori giusti»

Seduta in penombra nel piccolo salotto affacciato su una strada tranquilla, Alessia Sacchitella ci accoglie con la stessa discrezione che permea le sue pagine, con un sorriso misurato, lo sguardo attento e quella pausa che sembra pesare ogni parola prima di pronunciarla. Nata a Foggia nel 1997 e cresciuta tra i ricordi di Trani e i sogni di Parigi, Alessia parla delle città come fossero personaggi, intrecciando legami invisibili tra luoghi solo in apparenza distanti. Nella sua voce si riflettono la passione per l’arte, la musica e la psicologia, elementi che confluiscono in una narrativa dove ogni dettaglio possiede un significato preciso. Del suo esordio letterario parla come di un’esigenza interiore, più che di un traguardo personale. «I giorni che vorrei», il suo romanzo d’esordio, nasce infatti dall’urgenza di restituire memoria alle emozioni e dare un nome a quelle verità che spesso si nascondono dietro la quotidianità. Racconta l’alba del sedicesimo compleanno di Aurora con la naturalezza di chi quella scena sembra averla vissuta davvero, con la luce ancora incerta, il respiro sospeso, la sensazione che qualcosa di più antico del tempo stesso stia per affiorare. Insieme alla sorella Adele, Aurora attraversa un percorso fatto di rivelazioni che non arrivano per caso, ma emergono lentamente, come onde che riportano a galla ricordi custoditi troppo a lungo. Durante l’incontro, Alessia descrive il viaggio emotivo delle due protagoniste come un processo di sottrazione e di riconquista, sottrazione delle menzogne, riappropriazione della verità. È una storia di coraggio che non cerca di mettersi in mostra, di una passione autentica che non ha bisogno di applausi. Le relazioni familiari, la forza dei legami e le scelte del cuore vengono raccontate con una scrittura che privilegia la precisione sensoriale. «Il cuore – dice – è al tempo stesso fragile e potente ed è la mappa sulla quale si disegnano le decisioni che colorano la vita». Una definizione che non suona come una semplice immagine poetica, ma diventa la chiave di lettura dell’intero romanzo, dove i destini delle protagoniste si intrecciano come linee che si incontrano, si modificano a vicenda e poi proseguono il loro cammino. Quando le chiediamo del rapporto tra memoria e scrittura, Alessia si sofferma qualche istante. Parla della sua formazione culturale come di un percorso che le ha insegnato a osservare il passato senza nostalgie facili, ma con rispetto e spirito critico. La scrittura, ammette, resta il centro della sua vita, non come un’ossessione sterile, bensì come una pratica capace di ordinare i pensieri, dare forma al caos e, infine, liberare. Parla anche del rapporto con il lettore, che immagina vicino e paziente, non un giudice, ma un compagno di viaggio disposto ad abitare gli spazi tra una frase e l’altra. Il suo obiettivo non è offrire risposte definitive, quanto lasciare domande che continuino ad accompagnare il lettore anche dopo l’ultima pagina. «Ho voluto – aggiunge – che il passato riaffiorasse non per vendicarsi, ma per reclamare il proprio posto nel presente». È questa la tensione che attraversa il romanzo, la storia come punto d’incontro tra ciò che è stato e ciò che ancora può essere. È proprio in questo equilibrio che si misura il valore del coraggio, perché vivere significa spesso scegliere i colori con cui dipingere il proprio tempo. Mentre il tè si raffredda e la luce della sera scivola sulla copertina del libro, Alessia riflette sul proprio percorso. Cresciuta in una terra che custodisce profonde geografie interiori, ha trovato nella scrittura il modo di viaggiare senza allontanarsi mai davvero dal proprio cuore. Il prezzo accessibile del volume e la sua contenuta estensione non ne riducono il valore. Al contrario, ogni pagina testimonia la volontà di mantenere una promessa verso chi, nella letteratura, continua a cercare un senso nascosto tra le pieghe dell’esistenza. L’incontro si conclude con una frase pronunciata quasi sottovoce: «La vita sa sorprenderci, se troviamo il coraggio di dipingerla con i colori giusti». Poi si alza, ci saluta con la stessa sobria eleganza che ha accompagnato tutta la conversazione, lasciando la sensazione che le parole, quando sono autentiche e ben scelte, possiedano ancora la forza di trasformare l’ordinario in qualcosa di necessario. Gianluca Ceresio Perpignan














