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Puglia, il Bilancio di Genere rivela i divari ancora aperti: lavora solo il 37,9% delle donne

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La Regione approva il documento che chiude cinque anni di politiche per la parità. Migliorano istruzione e alcuni indicatori occupazionali, ma il confronto con i dati INPS mostra quanto sia ancora distante l’uguaglianza economica.

BARI, 4 novembre 2026 – In Puglia le donne continuano ad avere meno opportunità di lavoro, stipendi più bassi e un carico familiare nettamente superiore a quello degli uomini. È questa la contraddizione che emerge dal Bilancio di Genere 2025, approvato dalla Giunta regionale il 21 ottobre con la deliberazione n. 1441.

Il documento, giunto alla terza edizione, chiude il ciclo dell’Agenda di Genere 2020-2025 e pone le basi per le politiche regionali dei prossimi anni. I progressi ci sono, ma alcuni numeri raccontano una realtà ancora difficile, soprattutto quando si passa dagli obiettivi istituzionali alla vita quotidiana delle donne pugliesi. Regione Puglia+1

Occupazione femminile in Puglia, il divario resta superiore a 26 punti

Il dato più significativo arriva dal confronto con il Rendiconto di Genere INPS, diffuso nel luglio 2026. Nel 2025 il tasso di occupazione femminile in Puglia si è fermato al 37,9%, contro il 64,2% degli uomini. Una distanza di 26,3 punti percentuali, superiore di oltre undici punti alla media nazionale.

Ancora più preoccupante è il dato sull’inattività: il 57,1% delle donne pugliesi in età lavorativa non risulta occupato e non cerca attivamente un impiego.

Il Bilancio regionale evidenzia comunque alcuni miglioramenti. Tra il 2021 e il 2025, il rapporto tra l’occupazione delle madri con figli piccoli e quella delle donne senza figli è salito dal 64,5% all’85,7%. Nello stesso periodo, il part-time involontario femminile è diminuito dal 22,9% al 14%.

Sono segnali positivi, che però non cancellano il problema principale: in Puglia lavora ancora meno di quattro donne su dieci. ANSA.it+1

Stipendi e pensioni, la disuguaglianza continua anche dopo il lavoro

Il divario non riguarda soltanto la possibilità di trovare un’occupazione. Incide anche sul reddito e sulla futura sicurezza economica.

Secondo il Rendiconto INPS, nel settore privato pugliese la retribuzione media giornaliera delle donne è di 64,80 euro, contro gli 89 euro degli uomini. Una differenza del 27,2%.

La distanza aumenta osservando le pensioni del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti: l’importo medio mensile femminile è di 840 euro, mentre quello maschile raggiunge 1.507 euro.

Questi valori non misurano necessariamente la differenza di paga a parità di mansione, perché risentono anche di orari, carriere e continuità contributiva. Mostrano però quanto le disuguaglianze accumulate durante la vita lavorativa possano pesare sull’autonomia economica delle donne anche dopo il pensionamento. ANSA.it+1

Il peso della famiglia: le donne dedicano alla cura quasi quattro volte il tempo degli uomini

Tra i dati più eloquenti del Bilancio di Genere c’è quello relativo al lavoro domestico e di cura.

In Puglia le donne vi dedicano mediamente 1.740 minuti alla settimana, contro i 437 degli uomini. Significa 29 ore settimanali per le donne e poco più di sette per gli uomini, con una differenza di quasi 22 ore.

Un carico che può limitare la disponibilità a lavorare a tempo pieno, accettare nuove opportunità professionali o intraprendere un’attività autonoma.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto le scelte individuali. Chiama in causa la disponibilità di asili nido, servizi per anziani e persone non autosufficienti, trasporti e strumenti di conciliazione tra famiglia e lavoro.

È su questi interventi concreti che si misurerà una parte importante dell’efficacia delle prossime politiche regionali.

Più istruite, ma ancora poco presenti nei ruoli decisionali

Il quadro cambia quando si osservano i risultati scolastici. Secondo il Bilancio regionale, tra il 2021 e il 2025 l’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione tra le giovani donne è diminuito dal 15,6% al 5,8%.

Anche un approfondimento dell’Ufficio statistico regionale conferma il vantaggio femminile nei livelli di istruzione: nel 2024, tra i 25 e i 34 anni, il 28,6% delle donne pugliesi possedeva un titolo di studio terziario, contro il 17,2% degli uomini.

La maggiore preparazione, tuttavia, non trova ancora un corrispondente riconoscimento nelle posizioni di responsabilità.

Il Bilancio segnala appena 25 sindache a fronte di 220 sindaci uomini nei Comuni considerati. Anche nell’amministrazione regionale le donne occupano soltanto il 25% delle direzioni di Dipartimento.

Il risultato è un evidente squilibrio tra formazione, accesso al lavoro e partecipazione ai luoghi in cui si prendono le decisioni. Regione Puglia+1

Violenza sulle donne, i numeri richiamano l’attenzione sulla prevenzione

La sicurezza personale rappresenta un altro fronte aperto.

Il Bilancio di Genere riporta per il 2024 1.181 denunce per stalking e 364 per percosse riferite a vittime femminili.

Numeri che non descrivono da soli l’intera dimensione della violenza, perché non tutti gli episodi vengono denunciati. Non consentono neppure, senza un confronto omogeneo con gli anni precedenti, di stabilire se il fenomeno sia in aumento.

Resta la necessità di garantire una rete territoriale capace di accompagnare le donne dalla richiesta di aiuto alla protezione, fino al raggiungimento dell’indipendenza economica e abitativa.

Agenda di Genere, il nodo delle risorse e dei tempi di attuazione

Il Bilancio contiene anche un elemento che merita particolare attenzione sul piano amministrativo.

Nel 2025 la quota di azioni dell’Agenda di Genere finanziate e realizzate ha raggiunto il 50%, rispetto al 22% del periodo 2021-2022.

Il miglioramento è evidente, ma significa anche che l’indicatore non ha raggiunto la totalità degli interventi previsti. Inoltre, il documento segnala una concentrazione degli impegni finanziari nell’ultima annualità del ciclo di programmazione.

È un passaggio importante perché distingue l’annuncio di una politica dalla sua effettiva attuazione. Per valutare i risultati occorrerà conoscere quali interventi siano stati completati, quali siano rimasti indietro e quante risorse abbiano prodotto servizi concretamente accessibili.

La prossima sfida: trasformare i dati in opportunità nei territori

Il Regional Gender Equality Index assegna alla Puglia un punteggio di 61,81 nel 2024, rispetto al 55,35 del 2013. La regione occupa il quattordicesimo posto in Italia, ma il primo tra le regioni del Mezzogiorno, secondo i dati riportati nel Bilancio.

È un risultato che indica un miglioramento nel tempo, senza eliminare la distanza dalle aree più avanzate del Paese.

La nuova programmazione regionale dovrà quindi confrontarsi con questioni precise: aumentare l’occupazione femminile, ridurre le differenze retributive, alleggerire il lavoro di cura e favorire la presenza delle donne nei ruoli decisionali.

La sfida riguarda tutta la Puglia, dalle grandi città ai piccoli Comuni, dove l’accessibilità dei servizi può incidere direttamente sulle possibilità di lavorare e costruire un percorso autonomo.

Il Bilancio di Genere offre una base di partenza. La vera verifica arriverà dalle decisioni che seguiranno, dalle risorse effettivamente utilizzate e dai cambiamenti misurabili nella vita delle donne pugliesi.

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