BAT e provincia

Barletta, ucciso con cinque colpi di pistola e bruciato nelle grotte: un altro arresto

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Un uomo di Minervino Murge avrebbe aiutato i tre presunti esecutori dell’omicidio. Le dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia aggiungono nuovi particolari all’inchiesta della DDA di Bari.

BARLETTA, 4 novembre 2026 – Cinque colpi di pistola a distanza ravvicinata, poi il corpo bruciato tra i copertoni per cancellare ogni traccia. A oltre un anno dall’omicidio di un giovane barlettano, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari compie un nuovo passo nelle indagini. Questa mattina gli investigatori hanno arrestato un pregiudicato di Minervino Murge. L’accusa gli contesta un ruolo di supporto ai tre presunti esecutori del delitto.

La Direzione Investigativa Antimafia di Bari e la Squadra Mobile della Questura di Andria hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo la Procura, l’uomo avrebbe fornito sostegno logistico durante l’omicidio e nelle operazioni successive. Avrebbe inoltre contribuito a nascondere le armi e a distruggere il cadavere.

Le indagini hanno raccolto anche le dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia. Il suo racconto contiene particolari finora sconosciuti e, secondo gli investigatori, conferma diversi elementi della ricostruzione accusatoria.

Dalla lite nel bar ai cinque colpi di pistola nelle grotte

La vicenda inizia la sera del 25 aprile 2025. In un bar di Barletta scoppia una colluttazione tra diverse persone con precedenti penali. Tra loro c’è anche il giovane che, poche ore dopo, perderà la vita.

Secondo gli inquirenti, il gruppo conduce la vittima in una zona isolata dell’Alta Murgia, nelle campagne di Canosa di Puglia. Qui, all’interno di alcune grotte, due pistole esplodono cinque colpi a distanza ravvicinata.

Il giorno successivo, secondo la ricostruzione investigativa, gli autori del delitto bruciano il cadavere tra alcuni copertoni. L’obiettivo sarebbe quello di eliminare il corpo e cancellare le tracce dell’omicidio.

La Procura richiama le pratiche criminali degli anni Novanta nella BAT. In quel periodo, alcune organizzazioni mafiose ricorrevano anche alla distruzione dei cadaveri per nascondere i propri delitti.

Il controllo dello spaccio dietro l’omicidio

Per la DDA, il delitto sarebbe maturato nella lotta per il controllo dello spaccio di droga a Barletta.

Gli investigatori indicano come figura centrale un cittadino albanese, già arrestato nel maggio scorso. L’uomo avrebbe cercato di imporre la propria supremazia criminale attraverso un omicidio premeditato, commesso con metodo mafioso.

La colluttazione nel bar precede quindi un delitto che, secondo l’accusa, si inserisce nella lotta per il predominio sul territorio.

Gli inquirenti attribuiscono l’esecuzione materiale a tre persone: due italiani e un albanese. Il nuovo arrestato avrebbe fornito il supporto necessario durante il delitto e nelle fasi successive.

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta della DDA. Ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza anche per le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso.

Un milione di euro dall’Italia all’Albania in sei mesi

L’inchiesta aveva già portato a una vasta operazione internazionale il 26 maggio 2026. In quell’occasione, le autorità italiane e albanesi avevano eseguito provvedimenti cautelari e di sequestro nei confronti di complessive 15 persone.

La collaborazione tra la Procura antimafia di Bari e quella specializzata di Tirana, con il sostegno di Eurojust, aveva fatto emergere anche un presunto sistema di riciclaggio internazionale.

Secondo gli investigatori, un’organizzazione con sede a Tirana utilizzava una società di noleggio albanese per trasferire denaro contante oltre Adriatico. Attraverso questo sistema sarebbe transitato un milione di euro in appena sei mesi.

L’indagine delinea così un contesto criminale più ampio. Accanto alla violenza per il controllo dello spaccio emerge un circuito finanziario capace di movimentare ingenti somme tra Puglia e Albania.

Un nuovo arresto, l’inchiesta continua

L’arresto di oggi aggiunge un tassello alla ricostruzione dell’omicidio. Le dichiarazioni dell’aspirante collaboratore di giustizia potranno contribuire a chiarire i ruoli dei presunti responsabili.

Restano da approfondire i rapporti tra le persone coinvolte e gli equilibri criminali che la DDA ritiene di aver individuato a Barletta.

Il quadro accusatorio descrive un delitto pianificato per affermare il controllo sul territorio. Un omicidio seguito dalla distruzione del cadavere, secondo modalità che richiamano una delle stagioni più violente della criminalità organizzata nella BAT.

Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno superare la verifica processuale. Tutte le persone coinvolte conservano la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Redazione Pugliapress

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