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Olio, 40 milioni ai frantoi: in Puglia la partita è su controlli e giacenze

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Il ministro Lollobrigida incontra Coldiretti e annuncia sostegno alla filiera. Cavallo e Piccioni: risorse alle imprese sane. Ma le accuse sulle frodi vanno distinte dai fatti accertati.

Quaranta milioni di euro per sostenere i frantoi oleari e una campagna di controlli rafforzati lungo la filiera. È quanto riferisce Coldiretti al termine dell’incontro con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al quale ha partecipato anche la delegazione pugliese guidata dal presidente regionale Alfonso Cavallo e dal direttore Pietro Piccioni.

Per la Puglia la questione ha un peso particolare: oltre 370mila ettari di oliveti, 148.127 aziende e circa un miliardo di euro di produzione lorda vendibile fanno dell’olivicoltura uno dei pilastri dell’agricoltura regionale. Sono numeri riportati da Coldiretti Puglia anche in precedenti comunicazioni.

I 40 milioni e la richiesta di Coldiretti

Secondo quanto comunicato dall’organizzazione agricola, i 40 milioni dovrebbero sostenere attraverso la cambiale agraria Ismea le imprese della filiera. Coldiretti chiede che l’accesso alle risorse sia accompagnato da verifiche tali da premiare i frantoi che acquistano e lavorano olive italiane e operano nella piena tracciabilità.

Su questo punto è importante distinguere il dato dall’accusa: espressioni come “trafficanti”, “quinte colonne” e riferimenti a oli deodorati, addizionati con clorofilla o commercializzati attraverso pratiche opache appartengono alla denuncia di Coldiretti e non possono essere attribuiti indistintamente al settore dei frantoi o delle organizzazioni di produttori.

Il tema delle irregolarità, tuttavia, non nasce oggi. A giugno Coldiretti e Unaprol avevano già promosso una mobilitazione a Bari denunciando frodi e speculazioni; ANSA aveva documentato la protesta e le pratiche contestate dall’organizzazione.

Controlli su frantoi, stoccaggi e grande distribuzione

Il punto più rilevante per la nuova campagna potrebbe quindi non essere soltanto lo stanziamento, ma come verranno selezionati i beneficiari e verificato l’olio presente nei depositi.

Il Masaf ha confermato nei giorni scorsi di avere già avviato un piano straordinario di controlli contro pratiche sleali nella filiera e di voler rafforzare la valorizzazione dell’olio di origine italiana.

Coldiretti chiede verifiche sui siti di stoccaggio, nei frantoi, nelle industrie e nella grande distribuzione, oltre a una ricognizione puntuale delle giacenze prima dell’ingresso sul mercato dell’olio della nuova campagna.

È proprio questo uno degli aspetti da seguire: quanto olio è realmente disponibile, di quale origine e categoria, e con quali effetti sul prezzo che sarà riconosciuto alle olive pugliesi?

Cavallo: «I 40 milioni alle imprese sane»

«Non possiamo consentire che siano ancora una volta gli olivicoltori a pagare il conto di squilibri commerciali che non hanno generato», afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.

Per Cavallo, i fondi devono sostenere «le imprese sane della filiera, quelle che lavorano prodotto italiano, ritirano le olive pugliesi e riconoscono agli agricoltori un prezzo coerente con i costi e con la qualità».

Il problema si intreccia con una campagna olearia che Coldiretti descrive come condizionata in diverse aree pugliesi da caldo e siccità. La pressione climatica sull’agricoltura regionale è documentata: secondo un’analisi diffusa a giugno dalla stessa organizzazione, il 57% della superficie utilizzabile pugliese risulta esposto al rischio desertificazione.

Piccioni: verificare le giacenze prima della raccolta

Anche il direttore regionale Pietro Piccioni concentra l’attenzione sulla trasparenza: «È fondamentale verificare puntualmente le giacenze e intensificare i controlli lungo tutta la filiera, dai luoghi di stoccaggio ai frantoi, fino all’industria e alla grande distribuzione».

La richiesta arriva mentre resta forte lo squilibrio strutturale tra produzione nazionale e fabbisogno del mercato. Coldiretti indica per la campagna 2025/26 circa 234 milioni di litri di extravergine prodotti in Italia, contro 461 milioni destinati ai consumi interni, 318 milioni esportati e 545 milioni importati. Sono dati utilizzati dall’organizzazione nella sua campagna contro frodi e speculazioni.

Quei numeri, da soli, non dimostrano una frode: fotografano però la forte dipendenza italiana dalle importazioni e spiegano perché tracciabilità, origine e controllo delle giacenze siano diventati centrali nello scontro sulla formazione dei prezzi.

Per la Puglia in gioco un comparto da un miliardo

La dimensione regionale rende la vicenda particolarmente delicata. Gli oltre 370mila ettari coltivati a olivo rappresentano, secondo Coldiretti, il 64% della superficie agricola utilizzata regionale; le aziende interessate sono 148.127 e il valore della produzione lorda vendibile dell’olio extravergine viene stimato attorno a un miliardo di euro.

Sul piano nazionale si aggiungono i 300 milioni di euro previsti dal Piano olivicolo nazionale 2026-2030 nell’ambito di ColtivaItalia, misura confermata dal Ministero e destinata al rilancio strutturale della filiera e al contrasto delle fitopatie.

La partita pugliese, dunque, non si chiuderà con l’annuncio dei fondi. I passaggi da verificare saranno i criteri definitivi di accesso ai 40 milioni, l’effettiva intensità dei controlli, la consistenza e l’origine delle giacenze e, soprattutto, il prezzo che i produttori pugliesi riusciranno a ottenere per le olive della nuova campagna.

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