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Morti sul lavoro, in Puglia 39 vittime in nove mesi. Il rischio supera la media nazionale

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Da gennaio a settembre 2026 in Italia sono morte 823 persone, 39 in più rispetto allo scorso anno. Aumentano le vittime tra donne e lavoratori stranieri. Il Mezzogiorno presenta le situazioni più critiche.

La Puglia conta 39 morti sul lavoro nei primi nove mesi del 2026. Sono i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa, ai quali si aggiungono quelli negli spostamenti tra casa e lavoro. La regione si colloca nella fascia arancione della classificazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, con un’incidenza della mortalità superiore alla media nazionale.

Il dato emerge dall’analisi relativa al periodo gennaio-settembre 2026. In tutta Italia le vittime sono 823, contro le 784 dello stesso periodo del 2025. Un aumento di quasi il 5% che conferma una situazione particolarmente grave, soprattutto nel Mezzogiorno.

La Puglia tra le regioni con un rischio superiore alla media

La classificazione dell’Osservatorio Vega tiene conto del numero di morti durante l’attività lavorativa ogni milione di occupati. La media nazionale è di 24,7 decessi.

La Puglia rientra nella zona arancione insieme a Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. Significa che il suo indice di mortalità supera quello nazionale, pur restando entro il 125% della media.

Le situazioni più critiche riguardano Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania, tutte in zona rossa.

Il numero assoluto delle vittime, però, non basta a misurare il rischio. La Lombardia registra 84 decessi durante il lavoro, il dato più alto in Italia, ma si colloca nella fascia bianca per incidenza. Una differenza importante per comprendere il peso del fenomeno nei singoli territori.

Donne e lavoratori stranieri, aumentano le vittime

Tra gli aspetti più preoccupanti emerge la crescita dei decessi che coinvolgono le donne. Nei primi nove mesi dell’anno sono morte 76 lavoratrici, otto in più rispetto al 2025. L’incremento è dell’11,8%, ma raggiunge il 30,3% considerando soltanto gli incidenti avvenuti durante il lavoro.

Ancora più marcato l’aumento tra i lavoratori stranieri: 221 vittime, contro le 171 dell’anno precedente, pari al 29,2% in più.

Per questa categoria il rischio di morte durante l’attività lavorativa è oltre tre volte quello degli italiani: 61,5 decessi ogni milione di occupati contro 20,3.

Edilizia e trasporti tra i settori più colpiti

Le costruzioni registrano il maggior numero di morti durante il lavoro, con 101 vittime. Seguono trasporto e magazzinaggio con 80 e attività manifatturiere con 73.

Anche l’età incide sul rischio. L’indice di mortalità più alto riguarda gli ultrasessantacinquenni, mentre in termini assoluti la fascia tra 55 e 64 anni conta 208 vittime.

Complessivamente, le denunce di infortunio presentate nei primi nove mesi del 2026 sono 457.879, il 5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sicurezza sul lavoro, cosa dicono i numeri della Puglia

Il dato pugliese impone una riflessione sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 39 vittime registrate durante l’attività lavorativa rappresentano vite perdute, ma non permettono, da sole, di individuare i settori e le province maggiormente coinvolti.

Per comprendere dove si concentrino le criticità in Puglia occorre esaminare i dati provinciali, distinguere le attività produttive e verificare l’andamento rispetto al 2025.

«Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie rappresentano un segnale che non può essere ignorato», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega.

Il bilancio nazionale continua a crescere. Per la Puglia resta una questione centrale: capire dove il rischio sia maggiore e quali interventi possano contribuire a prevenire altre morti.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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