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In Italia quasi tre morti sul lavoro al giorno: Puglia in zona rossa, stranieri e over 65 i più esposti

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Nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 350 decessi durante l’attività lavorativa e 132 nel tragitto tra casa e lavoro. Le vittime diminuiscono del 4% rispetto al 2025, ma crescono le denunce di infortunio.

Nei primi sei mesi del 2026 sono morte sul lavoro in Italia 482 persone. Di queste, 350 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa e 132 nel tragitto tra casa e lavoro. Il numero complessivo è diminuito del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma l’emergenza resta grave.

La Puglia è tra le sei regioni italiane collocate in zona rossa per il rischio di morte sul lavoro. Le altre sono Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Umbria.

I dati emergono dall’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, elaborata sulla base delle informazioni diffuse dall’INAIL e aggiornata al 30 giugno 2026.

Quasi tre vittime al giorno nel primo semestre

Quattrocentottantadue morti in sei mesi significano una media di circa 2,7 vittime al giorno. Il dato comprende sia gli incidenti avvenuti durante il lavoro sia quelli verificatisi nel percorso tra l’abitazione e il posto di lavoro.

I decessi avvenuti direttamente durante l’attività lavorativa sono stati 350, dodici in meno rispetto al primo semestre del 2025. Le vittime in itinere sono state invece 132, otto in meno rispetto all’anno precedente.

Il calo complessivo rappresenta un segnale positivo, ma non è sufficiente per parlare di una vera inversione di tendenza. Con il passare dei mesi, infatti, la riduzione delle vittime sta diventando meno evidente, mentre aumentano le denunce complessive di infortunio.

«Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità», ha spiegato Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.

Secondo Rossato, la presenza di sei regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce dimostrano che l’emergenza è ancora lontana dall’essere superata.

Puglia in zona rossa per il rischio di morte

La Puglia ha registrato 24 vittime in occasione di lavoro nei primi sei mesi del 2026. Lo stesso numero è stato rilevato nel Lazio.

La Lombardia resta la regione con il maggior numero assoluto di decessi avvenuti durante il lavoro, con 53 vittime. Seguono il Veneto con 39, la Campania con 33, la Sicilia con 29, l’Emilia-Romagna e il Piemonte con 27 e la Toscana con 26.

Il numero assoluto dei morti, però, non è l’unico elemento utilizzato per misurare la pericolosità di una regione. L’Osservatorio considera anche l’incidenza, cioè il numero di vittime ogni milione di lavoratori occupati.

La media nazionale è pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di occupati. Entrano in zona rossa le regioni che superano di almeno il 25% questa media.

A giugno 2026 risultano in zona rossa Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia.

Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana si trovano in zona arancione. Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia sono in zona gialla. Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta sono invece in zona bianca.

Over 65, il rischio più alto

I lavoratori con più di 65 anni sono quelli maggiormente esposti al rischio di un incidente mortale.

Per questa fascia di età si registrano 45 morti ogni milione di occupati. L’incidenza scende a 22,8 tra i lavoratori di età compresa tra 55 e 64 anni e a 14,3 tra i giovani dai 15 ai 24 anni.

Considerando il numero complessivo delle vittime, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni. Sono 128 i lavoratori morti in questa fascia di età, su un totale di 350 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa.

Il dato mostra quanto il rischio aumenti per chi continua a svolgere mansioni impegnative in età avanzata, soprattutto nei settori caratterizzati da maggiore fatica fisica e pericolosità.

Per gli stranieri il rischio è più che triplo

Anche la situazione dei lavoratori stranieri resta particolarmente grave.

Tra gennaio e giugno 2026 sono morti sul lavoro 133 cittadini stranieri. Di questi, 96 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa e 37 nel tragitto tra casa e lavoro.

L’incidenza è pari a 37,1 morti ogni milione di occupati stranieri. Tra i lavoratori italiani il valore si ferma a 11,8.

Questo significa che, in rapporto al numero degli occupati, per uno straniero il rischio di morire sul lavoro è più di tre volte superiore.

La differenza può essere legata a diversi fattori: maggiore presenza nei lavori più pericolosi, difficoltà linguistiche, formazione insufficiente, rapporti di lavoro precari e minore conoscenza delle norme di sicurezza.

Quarantaquattro donne morte sul lavoro

Nei primi sei mesi del 2026 sono morte 44 lavoratrici, una in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Ventisei donne hanno perso la vita durante il lavoro, cinque in più rispetto all’anno precedente. Altre 18 sono morte in itinere, cioè durante il tragitto tra casa e posto di lavoro.

Il numero delle vittime in occasione di lavoro cresce, quindi, proprio mentre diminuisce quello degli incidenti mortali avvenuti durante gli spostamenti.

Costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti

Le costruzioni si confermano il settore con il maggior numero di morti avvenute durante l’attività lavorativa: 59 nel primo semestre.

Seguono il settore del trasporto e magazzinaggio, con 47 decessi, e le attività manifatturiere, con 41.

Si tratta di comparti nei quali i lavoratori sono esposti quotidianamente a cadute dall’alto, utilizzo di macchinari, movimentazione di carichi, circolazione di mezzi pesanti e turni di lavoro particolarmente impegnativi.

Il giovedì risulta il giorno della settimana con il maggior numero di incidenti mortali, pari al 22,6% del totale. Seguono il lunedì con il 20,3% e il venerdì con il 17,4%.

Aumentano del 5,5% le denunce di infortunio

Accanto al calo delle vittime si registra un aumento delle denunce complessive di infortunio.

Alla fine di giugno 2026 le denunce erano 315.452, il 5,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La media supera le 1.700 denunce al giorno.

Il numero più elevato è stato registrato nelle attività manifatturiere, con 33.980 denunce. Seguono la sanità con 18.451, le costruzioni con 18.210, il commercio con 16.216 e il trasporto e magazzinaggio con 16.199.

Le denunce presentate dalle lavoratrici sono state 116.462. Quelle riguardanti gli uomini sono state 198.990.

I lavoratori stranieri hanno presentato complessivamente 65.954 denunce, circa una ogni cinque registrate nel Paese.

Prevenzione e controlli restano decisivi

La riduzione del 4% delle morti sul lavoro non può essere considerata sufficiente. Quattrocentottantadue vittime in sei mesi sono ancora un numero molto alto: quasi tre persone al giorno non sono tornate a casa dopo essere uscite per lavorare.

I dati mostrano inoltre forti differenze tra territori, fasce di età e nazionalità. Gli over 65 e i lavoratori stranieri continuano a pagare il prezzo più pesante.

Servono quindi controlli regolari, formazione comprensibile, attrezzature sicure e una maggiore attenzione alle condizioni reali nelle quali le persone lavorano.

La sicurezza non può restare soltanto un obbligo scritto nei documenti. Deve diventare una pratica quotidiana, in ogni azienda e in ogni cantiere, prima che un nuovo incidente trasformi un normale giorno di lavoro in una tragedia.

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