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Certificati medici per evitare i Cpr, scattano le perquisizioni: c’è anche Bari

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C’è anche Bari tra le nove città italiane interessate questa mattina dalle perquisizioni disposte nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte false certificazioni mediche per i Cpr, documenti che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero stati utilizzati per impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri.

L’operazione è condotta dalla Polizia di Stato, attraverso il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, sulla base di decreti emessi dalla Procura della Repubblica di Ravenna. Le attività riguardano oltre venti professionisti e coinvolgono Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.

Il punto da non confondere: perquisiti non significa indagati

È un passaggio essenziale per comprendere correttamente la notizia. Secondo quanto comunicato dalla Polizia, ad eccezione di un solo caso, i medici destinatari dei decreti di perquisizione non risultano iscritti nel registro degli indagati.

La circostanza assume particolare importanza anche per quanto riguarda Bari: allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili non è possibile attribuire responsabilità ai professionisti raggiunti dagli accertamenti, né risulta comunicato quanti dei medici interessati operino nel capoluogo pugliese.

Le perquisizioni sono locali, personali e informatiche e vengono effettuate con la collaborazione delle Squadre Mobili territorialmente competenti.

L’ipotesi sulle certificazioni mediche per i Cpr

Al centro del procedimento c’è la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state finalizzate a impedire il trattenimento nei Cpr di cittadini stranieri irregolari.

Si tratta al momento di un’ipotesi oggetto di indagini preliminari. La stessa comunicazione sull’operazione richiama espressamente la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’inchiesta aveva già avuto una precedente eco istituzionale. In un atto parlamentare del giugno scorso relativo all’indagine di Ravenna veniva richiamata un’attività investigativa riguardante certificazioni di inidoneità sanitaria al trattenimento nei Cpr. Quel documento, tuttavia, si riferisce a una fase precedente dell’inchiesta e non consente da solo di ricostruire le singole posizioni coinvolte nelle perquisizioni odierne.

Cosa resta da chiarire a Bari

Per la Puglia il principale elemento ancora mancante riguarda proprio la dimensione dell’attività svolta a Bari.

Non sono stati resi noti, al momento, il numero dei professionisti raggiunti dalle perquisizioni nel capoluogo pugliese, le strutture nelle quali operano né l’eventuale collegamento di specifiche certificazioni con il territorio barese.

La comunicazione diffusa sull’operazione precisa inoltre che sulle attività investigative viene mantenuto il massimo riserbo e che non sono previste ulteriori comunicazioni nell’immediato.

Per Bari, dunque, la presenza della città nell’inchiesta nazionale è accertata; ruolo, dimensioni e possibili sviluppi del filone pugliese restano invece da definire.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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