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Puglia, l’economia cresce meno del Sud: agricoltura in crisi, industria quasi ferma

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I dati Unioncamere sul 2025 raccontano una regione a due velocità. Lecce guida la crescita, Taranto chiude la classifica. Il dato più preoccupante arriva dalle campagne, mentre l’industria rimane quasi ferma.

La Puglia continua a crescere, ma più lentamente del resto del Mezzogiorno e della media italiana. Nel 2025 l’economia regionale ha prodotto un valore aggiunto di oltre 86,2 miliardi di euro, con un incremento dell’1,69% rispetto all’anno precedente. Un risultato positivo soltanto in apparenza, perché dietro quella percentuale si nasconde una regione nella quale i servizi avanzano, mentre agricoltura, costruzioni e industria faticano a tenere il passo.

A fotografare questa situazione è l’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e di Unioncamere, diffusa il 3 novembre 2026. Il confronto nazionale è significativo: l’Italia registra una crescita del 2,30%, il Mezzogiorno del 2,24%, mentre la Puglia si ferma al diciottesimo posto tra le venti regioni italiane. Unioncamere+1

C’è però una distinzione importante: lo studio misura il valore aggiunto a prezzi correnti, quindi comprende anche gli effetti delle variazioni dei prezzi. Non si tratta di una misura della crescita reale al netto dell’inflazione. Il dato resta utile per comprendere come cambia la struttura produttiva regionale, ma non significa automaticamente che la ricchezza effettiva dei pugliesi sia aumentata dell’1,69%.

I servizi crescono, ma non riescono a trascinare tutta la Puglia

Il risultato migliore arriva dalle attività finanziarie, assicurative, immobiliari, professionali e dai servizi alle imprese. In questo comparto la Puglia registra una crescita del 3,32%, superiore alla media nazionale del 2,39%, conquistando il primo posto in Italia per incremento del valore aggiunto.

Parliamo di attività che complessivamente generano 22,56 miliardi di euro, oltre un quarto dell’economia regionale. Un peso che dimostra quanto il sistema produttivo pugliese stia cambiando, con una presenza sempre più rilevante del terziario.

Crescono anche le attività legate alla pubblica amministrazione, all’istruzione, alla sanità, all’assistenza sociale e ai servizi alla persona, con un incremento del 2,83% e un valore aggiunto di 22,61 miliardi. Positivo anche l’andamento del comparto che comprende commercio, trasporti, logistica, turismo, ristorazione e comunicazione, in aumento del 2,40%.

Eppure questi risultati non bastano a portare la Puglia almeno alla velocità media del Mezzogiorno. È questa la contraddizione più evidente che emerge dai numeri: la regione riesce a distinguersi in alcuni settori, ma non a trasformare quei risultati in una crescita equilibrata dell’intera economia. ANSA.it+1

Agricoltura, la Puglia registra il peggior risultato d’Italia

Il dato che merita maggiore attenzione riguarda l’agricoltura. Nel 2025 il valore aggiunto del settore è diminuito del 4,93%, mentre a livello nazionale è aumentato del 6%.

Non si tratta soltanto di una flessione. Secondo Unioncamere, la Puglia registra la peggiore performance agricola tra tutte le regioni italiane.

Il comparto continua a generare 3,26 miliardi di euro, pari al 3,78% del valore aggiunto regionale. Ma il suo peso economico non racconta completamente la sua importanza per il territorio. L’agricoltura sostiene attività di trasformazione, trasporto, commercializzazione e una parte significativa dell’economia dei piccoli centri.

La difficoltà riguarda dunque un settore che ha un valore anche sociale e territoriale, soprattutto nelle aree rurali del Foggiano, della BAT, del Barese, del Brindisino, del Tarantino e del Salento.

Sarebbe però sbagliato attribuire automaticamente questo risultato alla siccità, ai costi di produzione o alle difficoltà delle singole colture. Sono fattori che possono incidere sull’agricoltura, ma l’analisi Unioncamere non quantifica quanto ciascuno abbia contribuito alla flessione del 2025. Per comprenderlo servirebbe un confronto con i dati sulle produzioni agricole e sui prezzi riconosciuti alle imprese.

Edilizia in calo e industria quasi ferma

Non va meglio nelle costruzioni. Il settore registra una contrazione del 4,58%, mentre nel resto d’Italia il valore aggiunto cresce mediamente del 3,43%. In Puglia le costruzioni producono 5,75 miliardi di euro.

Il confronto segnala una difficoltà che merita attenzione, anche per le possibili conseguenze sulle imprese edili, sull’artigianato e sulle attività collegate ai cantieri.

Per capire se questa flessione dipenda dal ridimensionamento degli incentivi edilizi, dall’andamento delle opere pubbliche o dalla domanda privata occorrono tuttavia dati specifici sugli investimenti e sui lavori realizzati.

L’industria in senso stretto presenta un quadro meno negativo, ma altrettanto delicato. Il valore aggiunto cresce appena dello 0,34%, raggiungendo 10,91 miliardi di euro. Anche in questo comparto la Puglia occupa il diciottesimo posto nazionale per dinamica di crescita.

Il problema, quindi, non è soltanto che due settori arretrano. È che l’industria, che potrebbe contribuire a compensarne le difficoltà, registra un incremento molto contenuto.

Lecce guida la crescita, Taranto resta indietro

Le differenze emergono anche osservando le sei province pugliesi. Nessuna raggiunge la media nazionale del 2,30% e neppure quella del Mezzogiorno del 2,24%.

Crescita del valore aggiunto nelle province pugliesi nel 2025

0%0,55%1,1%1,65%2,2%LecceBariBrindisiFoggiaBATTaranto

Fonte: Unioncamere – Centro Studi Tagliacarne. Variazioni a prezzi correnti rispetto al 2024.

A guidare la classifica regionale è Lecce, con un aumento dell’1,94% e un valore aggiunto complessivo di 15,64 miliardi di euro. Seguono Bari con l’1,83%, Brindisi con l’1,81% e Foggia con l’1,73%.

Più distanti Barletta-Andria-Trani, che si ferma all’1,25%, e soprattutto Taranto, ultima in Puglia con una crescita dell’1,14%.

Il dato tarantino merita particolare attenzione per il peso che le attività industriali hanno storicamente nell’economia del territorio. Tuttavia, la graduatoria complessiva non permette da sola di stabilire quanto abbiano inciso le difficoltà dei singoli stabilimenti.

Anche il primato di Lecce va letto correttamente: essere la provincia pugliese che cresce di più non significa aver raggiunto il ritmo nazionale. Significa, piuttosto, essere il territorio che riesce a contenere meglio un ritardo che riguarda tutta la regione. ANSA.it+1

La vera sfida è trasformare la crescita in benessere

Dai dati emerge una Puglia che sta modificando il proprio equilibrio economico. Le attività professionali, finanziarie e i servizi acquistano importanza, mentre settori tradizionali come agricoltura e costruzioni attraversano una fase difficile.

Ma la crescita del valore aggiunto non coincide necessariamente con un aumento degli stipendi, con nuovi posti di lavoro stabili o con un miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie. Per valutare questi effetti servono indicatori ulteriori, a partire dall’occupazione, dai redditi e dalla produttività.

C’è poi un’altra questione. Una regione può crescere grazie ai servizi, ma rischia di diventare più fragile se perde capacità produttiva nell’industria e nelle attività agricole senza sviluppare alternative altrettanto solide.

Il presidente di Unioncamere Puglia, Vincenzo Cesareo, ha richiamato proprio la necessità di accompagnare le trasformazioni economiche senza impoverire il patrimonio industriale regionale, indicando investimenti, innovazione e valorizzazione delle vocazioni territoriali come priorità. Corriere.it+1

Il punto non è contrapporre i servizi all’agricoltura o all’industria. È capire come rendere più competitivo l’intero sistema economico, evitando che la crescita si concentri soltanto in alcune attività e in determinati territori.

Il bilancio del 2025 consegna dunque alla Puglia un segnale preciso: la regione continua a produrre più valore, ma cresce meno dei territori con cui dovrebbe confrontarsi. E mentre i servizi mostrano capacità di sviluppo, l’agricoltura arretra, le costruzioni perdono terreno e l’industria rimane sostanzialmente stabile.

La domanda che resta aperta riguarda il futuro: la Puglia riuscirà a rafforzare i settori che oggi trainano l’economia senza lasciare indietro quelli che continuano a sostenere imprese, occupazione e comunità locali?

Perché il problema non è soltanto quanto cresce l’economia pugliese, ma quanto questa crescita riesce a coinvolgere il territorio.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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