Uva da tavola a 0,99 euro al chilo, Coldiretti Puglia: «Agli agricoltori restano 30 centesimi»

La promozione della grande distribuzione prevede l’acquisto di almeno due cassette da circa 2,5 chili. Coldiretti Puglia mette in fila i costi della filiera e chiede maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.
L’uva da tavola arriva in promozione nella grande distribuzione a 0,99 euro al chilo. L’offerta richiede l’acquisto di almeno due cassette da circa 2,5 chili ciascuna.
Il prezzo riapre in Puglia la questione di quanto venga effettivamente riconosciuto agli agricoltori.
Coldiretti Puglia denuncia infatti un prezzo all’origine che può scendere nell’ordine dei 30-40 centesimi al chilo. Allo stesso tempo, raccolta, confezionamento, trasporto e altri costi continuano a pesare sulle aziende.
Per l’organizzazione agricola il problema non è la promozione in sé. Il rischio è che a sostenere il peso della competizione commerciale sia soprattutto il produttore.

Quanto costa una cassetta venduta a 0,99 euro al chilo
Una cassetta da circa 2,5 chili, al prezzo promozionale di 0,99 euro al chilo, costa al consumatore 2,475 euro.
L’offerta prevede l’acquisto di almeno due cassette. Per cinque chili di uva, quindi, il consumatore spende 4,95 euro.
Coldiretti Puglia parte da questi numeri per ricostruire i costi della filiera.
Con un prezzo dell’uva all’origine di 0,30 euro al chilo, il prodotto contenuto nella singola cassetta vale 0,75 euro.
A questa cifra si aggiungono 0,40 euro per il cartoncino e 0,10 euro per la copertina. Etichetta, pedana e reggia incidono per altri 0,05 euro.
Il trasporto costa 0,35 euro, mentre la quota di fine anno pesa per 0,09 euro. Coldiretti calcola inoltre 0,50 euro per la raccolta e circa 0,10 euro di Iva.
Il totale arriva così a 2,34 euro per cassetta, prendendo come riferimento un prezzo dell’uva di 0,30 euro al chilo.
Restano quindi pochi centesimi di differenza rispetto ai 2,475 euro pagati dal consumatore.
Coldiretti: «Il prezzo all’origine non può essere schiacciato»
Coldiretti Puglia concentra la propria denuncia proprio sul rapporto tra prezzo finale e costi.
Secondo l’organizzazione, offerte così aggressive della grande distribuzione possono esercitare ulteriore pressione sul valore dell’uva in campagna.
Le aziende agricole, intanto, devono affrontare i costi della raccolta, della manodopera, degli imballaggi e della logistica. A questi si aggiungono gli investimenti necessari per mantenere elevata la qualità del prodotto.
Coldiretti chiede quindi un cambio di passo nei rapporti tra i diversi soggetti della filiera.
Il prezzo riconosciuto al produttore, sostiene l’organizzazione, deve tenere conto dei costi sostenuti dall’impresa agricola. Deve inoltre garantire un giusto compenso per il lavoro, gli investimenti e il rischio d’impresa.
La Puglia protagonista dell’uva da tavola italiana
La questione dei prezzi arriva mentre la Puglia continua ad avere un ruolo centrale nel mercato italiano dell’uva da tavola.
Negli ultimi anni le aziende hanno investito nella qualità, nell’innovazione e nella trasformazione delle varietà coltivate.
È cresciuta soprattutto la produzione di uve senza semi, sempre più richieste dai consumatori. La maggiore praticità rende queste varietà interessanti anche per i giovani e per le famiglie con bambini.
Il settore guarda con particolare attenzione anche ai mercati internazionali.
La campagna italiana 2025 ha chiuso con esportazioni di uva da tavola per 973 milioni di euro. Il valore si è quindi avvicinato alla soglia del miliardo.
La Puglia svolge un ruolo determinante nell’export italiano. Dalla regione proviene circa il 60% dell’uva italiana destinata ai mercati esteri.
Anche la durata della stagione produttiva rappresenta un punto di forza. Le aziende pugliesi riescono a portare il prodotto sul mercato fino all’inizio dell’inverno.
Sono numeri importanti. Per Coldiretti Puglia, però, questa forza commerciale deve produrre maggiore valore anche per chi coltiva l’uva.
Più trasparenza nella formazione dei prezzi
Coldiretti Puglia chiede maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e controlli più incisivi sulle pratiche commerciali sleali.
L’organizzazione sollecita anche una maggiore responsabilità da parte di tutti gli operatori della filiera.
L’obiettivo è evitare che l’uva da tavola pugliese diventi un semplice prodotto civetta. Secondo Coldiretti, le strategie promozionali della grande distribuzione non possono penalizzare il produttore.
La competitività del settore passa anche dalla capacità di riconoscere agli agricoltori un prezzo adeguato.
Un prezzo che copra i costi di produzione e riconosca il valore del lavoro necessario per portare sulle tavole dei consumatori l’uva pugliese.

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