Fischi alla Meloni a Taranto, l’ombra della regia: la protesta era stata preparata prima dei Giochi
Fischi a Meloni, cosa è accaduto prima della cerimonia

Appelli già dal 5 agosto e un obiettivo dichiarato: il “grande impatto mediatico”. Poi allo Iacovone i fischi sono partiti tutti insieme.
I fischi contro Giorgia Meloni durante l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo sono stati davvero una reazione spontanea dello stadio? A due giorni dalla cerimonia emergono elementi che suggeriscono una lettura diversa.
Il primo dato è documentato. Già il 5 agosto, sedici giorni prima dell’arrivo della premier a Taranto, era stato pubblicato un invito a contestare Meloni proprio in occasione dei Giochi, sottolineando che l’iniziativa avrebbe avuto un «grande impatto mediatico».
Nei giorni successivi la mobilitazione è diventata più esplicita, fino agli inviti alla contestazione del 21 agosto. E la mattina stessa della cerimonia erano già stati segnalati sui social appelli a fischiare la presidente del Consiglio allo Iacovone.
Poi si accendono le telecamere.
Massimo Ferrarese pronuncia il nome di Giorgia Meloni e i fischi partono immediatamente.
Ed è proprio la dinamica delle immagini a colpire. Non si assiste a qualche fischio isolato che progressivamente coinvolge altre persone. La sensazione è quasi quella di un’orchestra che aspetta il segnale del direttore: arriva il “la” e, tutti insieme, si parte.

Un’immagine, naturalmente, non dimostra chi abbia eventualmente coordinato la contestazione. Ma diventa difficile separarla da quanto era già accaduto nei giorni precedenti, ma i leader del campo largo nei commenti del giorno dopo era come se avessero vinto un mondiale.
Nelle ultime ore, inoltre, sono trapelate con estrema discrezione alcune indicazioni da ambienti che hanno seguito molto da vicino la preparazione di quelle giornate. Nessuno vuole esporsi apertamente, ma le informazioni convergono sul fatto che la straordinaria esposizione televisiva dei Giochi sarebbe stata considerata un’occasione ideale per dare alla protesta contro Meloni una dimensione nazionale.
E non tutti avrebbero condiviso questa scelta.
Qualcuno avrebbe manifestato perplessità perché trasformare l’inaugurazione dei Giochi in un terreno di scontro politico significava inevitabilmente sottrarre spazio alla festa di Taranto.
Il malcontento legato all’ex Ilva esiste ed è reale. Ma una cosa è il disagio sociale, altra cosa è scegliere il momento di massima esposizione televisiva per trasformarlo in un messaggio politico.
La campagna elettorale verso il 2027, del resto, è già iniziata.
Resta quindi una sequenza difficile da ignorare: il 5 agosto si parla già di contestazione e di “grande impatto mediatico”; prima della cerimonia circolano inviti ai fischi; durante la diretta Rai, al momento esatto in cui viene pronunciato il nome di Meloni, la contestazione esplode.
Troppi elementi perché quei fischi possano essere liquidati semplicemente come una reazione improvvisa dello stadio.
Il dubbio, adesso, è un altro: chi ha dato il “la”?
È il virus dell’odio politico, quello che non guarda più né al luogo né al momento. Pur di colpire Giorgia Meloni, si è arrivati a scegliere la vetrina più importante che Taranto abbia mai avuto, con il risultato di restituire all’Italia e all’estero un’immagine negativa della città proprio nella serata in cui mostrava il suo volto migliore.
Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa














