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Taranto, indagine per terrorismo su un 31enne: sotto esame chat, social e due smartphone

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Taranto, 29 settembre 2026 – Un cittadino pakistano di 31 anni, ospite di una struttura per richiedenti asilo a Taranto, è indagato nell’ambito di un procedimento per l’ipotesi di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale. La Digos ha perquisito il suo alloggio e sequestrato due smartphone: saranno gli accertamenti sui dispositivi a chiarire la natura dei contatti e dell’attività online finita sotto osservazione.

L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Secondo le informazioni emerse, il provvedimento di perquisizione sarebbe stato disposto dalla sostituta procuratrice Maria Vallefuoco. Il 31enne è assistito dall’avvocato Andrea Salinari.

L’indagine partita dal monitoraggio del web

L’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata sul cittadino pakistano a partire dallo scorso giugno, nell’ambito dell’attività di monitoraggio delle piattaforme online condotta dalla Digos di Taranto.

Al vaglio ci sono contenuti pubblicati o condivisi sui social. Tra questi figurerebbero video su TikTok e materiali riguardanti milizie sciite e una formazione militante pakistana. Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato la consultazione di contenuti relativi ad armi e conflitti.

Un altro elemento finito nell’inchiesta è una chat WhatsApp denominata “313”. Al numero viene attribuito dagli investigatori un particolare significato nella tradizione sciita. Anche questo dato, tuttavia, deve essere letto nel quadro complessivo degli accertamenti e non costituisce, isolatamente, la prova di un collegamento con organizzazioni terroristiche.

Due telefoni sequestrati: ora gli accertamenti digitali

È questo il passaggio che potrebbe imprimere una svolta all’indagine.

Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati due smartphone. Secondo quanto riportato da fonti di stampa, i dispositivi saranno sottoposti agli accertamenti degli specialisti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia postale.

L’analisi potrà consentire agli investigatori di ricostruire con maggiore precisione comunicazioni, contatti, eventuali file conservati nei dispositivi e altri elementi ritenuti utili all’inchiesta.

Il punto da chiarire è se l’attività osservata sul web sia rimasta nella dimensione della consultazione o condivisione di contenuti oppure se emergano elementi ulteriori penalmente rilevanti.

Al momento si tratta di un’indagine in corso: l’uomo è indagato e l’ipotesi accusatoria dovrà essere verificata nel prosieguo del procedimento. Non risulta dagli elementi finora disponibili una sentenza che abbia accertato responsabilità penali.

Cosa succede adesso

L’attenzione si sposta quindi sul contenuto dei due telefoni.

Gli accertamenti digitali potranno chiarire soprattutto l’eventuale esistenza di contatti di interesse investigativo e il significato complessivo dell’attività online attribuita al 31enne. È su questi riscontri, e non sulla sola presenza di singoli contenuti social o sul nome di una chat, che potrà essere definito con maggiore precisione il quadro investigativo.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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