Lecce, sospetta tubercolosi in carcere: Di Giacomo denuncia l’emergenza sanitaria

Sospetta tubercolosi carcere Lecce: il caso riaccende l’allarme sulla sanità penitenziaria
La sospetta tubercolosi nel carcere di Lecce riporta al centro dell’attenzione il tema della salute negli istituti penitenziari. Il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP., Aldo Di Giacomo, chiede interventi urgenti e denuncia come il caso rappresenti l’ennesimo segnale di un’emergenza sanitaria aggravata dal sovraffollamento.
Secondo quanto riferito nella nota del sindacato, il caso di sospetta tubercolosi carcere Lecce sarebbe noto già da alcune settimane e richiederebbe misure sanitarie immediate per tutelare sia la popolazione detenuta sia il personale penitenziario.
Sovraffollamento e malattie infettive nelle carceri
Per Di Giacomo, la sospetta tubercolosi nel carcere di Lecce conferma una criticità ormai strutturale del sistema penitenziario italiano. Le condizioni di sovraffollamento favoriscono infatti la diffusione di malattie infettive, rendendo più difficile la prevenzione e il controllo sanitario.
Tra le patologie più diffuse negli istituti penitenziari figurano le epatiti virali, in particolare l’HCV, l’HIV, la tubercolosi e infezioni dermatologiche come la scabbia. Lo stesso sindacato ricorda che meno di un mese fa erano stati segnalati casi di scabbia anche nel carcere di Piacenza.
I dati sulla salute dei detenuti
Secondo i dati richiamati nella nota, tra il 60 e l’80% della popolazione detenuta soffre di almeno una patologia, mentre circa l’11% presenta malattie trasmissibili.
Le infezioni da virus dell’epatite C risultano le più frequenti, con una prevalenza stimata tra il 20 e il 38%, mentre quelle da epatite B rimangono inferiori al 10%. Anche la tubercolosi latente, secondo i dati presentati nell’ultimo Congresso della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSP), mostra un progressivo incremento tra la popolazione detenuta.
Carenza di personale sanitario e rischio per gli agenti
Secondo Aldo Di Giacomo, alla crescita delle esigenze sanitarie non corrisponde un adeguato incremento del personale medico e infermieristico negli istituti penitenziari.
La sospetta tubercolosi carcere Lecce, sottolinea il sindacato, evidenzia ancora una volta come la mancanza di professionisti sanitari renda più difficile garantire il diritto costituzionale alla salute durante la detenzione e aumenti i rischi anche per gli operatori e gli agenti della Polizia Penitenziaria, quotidianamente esposti al possibile contagio.
Per il segretario generale della F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP., senza un rafforzamento dell’assistenza sanitaria e senza interventi concreti contro il sovraffollamento, episodi come quello registrato nel carcere di Lecce rischiano di ripetersi con sempre maggiore frequenza.

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