Martina Franca, dopo il sit-in ora servono risposte sull’ospedale
Forza chiede medici, posti letto e servizi: adesso la parola passa alle istituzioni

All’indomani del sit-in di Forza Italia davanti all’ospedale “Valle d’Itria”, la questione non è più soltanto raccontare una protesta. La domanda, adesso, è capire quali risposte arriveranno e soprattutto se la mobilitazione riuscirà a produrre interventi concreti per un presidio sanitario che gli organizzatori descrivono in una condizione di crescente difficoltà.
È probabilmente questo il risultato più importante dell’iniziativa promossa dal coordinamento cittadino di Forza Italia: aver riportato l’ospedale di Martina Franca al centro del confronto politico e cittadino, trasformando una serie di denunce avanzate nelle settimane precedenti in una richiesta pubblica di intervento.
Davanti all’ospedale, insieme al segretario cittadino Michele Marraffa, c’erano il segretario provinciale di Forza Italia e deputato Vito De Palma, la capogruppo in Consiglio comunale Mina Fumarulo, il vicecoordinatore Carlo Zito e i rappresentanti del coordinamento cittadino.
Ma la questione sollevata va oltre l’appartenenza politica.
Durante il sit-in hanno preso la parola anche cittadini che hanno raccontato esperienze personali, disagi e lunghe attese. E gli stessi organizzatori hanno tenuto a separare nettamente la protesta dalle responsabilità di medici, infermieri e OSS, ai quali è stato rivolto un ringraziamento per il lavoro svolto quotidianamente in condizioni difficili.
Il bersaglio della mobilitazione è un altro: la capacità del sistema sanitario di garantire al Valle d’Itria personale sufficiente, posti letto e piena funzionalità dei reparti.
Il nodo del reparto Medicina
La situazione indicata come più urgente da Forza Italia riguarda il reparto di Medicina. Secondo quanto denunciato dal coordinamento cittadino, i posti letto sarebbero stati ridotti da 26 a 18 e la carenza di medici starebbe condizionando pesantemente l’attività del reparto. Preoccupazioni sono state espresse anche per Ortopedia e, più complessivamente, per la tenuta dell’ospedale nei prossimi mesi.
Marraffa aveva lanciato l’allarme già nelle settimane precedenti. Il sit-in rappresenta quindi il passaggio successivo: dalla denuncia pubblica alla mobilitazione davanti all’ospedale.Ed è proprio per questo che, terminata la manifestazione, comincia probabilmente la fase più importante.
Che cosa accadrà adesso?
Forza Italia contesta le rassicurazioni ricevute sull’arrivo di nuovi medici e sostiene che il rafforzamento degli organici non potrebbe concretizzarsi prima di novembre. Se questo scenario fosse confermato, resta da capire come verranno garantiti nel frattempo i servizi e quali misure potranno essere adottate per evitare ulteriori riduzioni dell’attività.
A cosa servono i muri se mancano i medici?
È la domanda posta da Michele Marraffa ed è forse la frase che meglio fotografa il senso della mobilitazione. Gli organizzatori hanno infatti messo sul tavolo anche il tema degli investimenti effettuati nelle nuove strutture sanitarie di via Pitagora e via Madonna Piccola, quantificandoli complessivamente in oltre 16 milioni di euro.
La questione sollevata da Forza Italia è semplice: costruire e investire è necessario, ma edifici e tecnologie devono essere accompagnati dalle risorse umane indispensabili per trasformarli in servizi sanitari effettivamente disponibili.
Medici, infermieri, posti letto e reparti funzionanti diventano quindi il vero banco di prova.
Non si tratta di contrapporre gli investimenti strutturali alle assunzioni. La soluzione auspicabile è esattamente il contrario: fare in modo che le due cose procedano insieme.
Ed è su questo terreno che il sit-in potrebbe produrre i suoi effetti più importanti.
Cosa si attende dopo la protesta?
Il primo risultato atteso è una risposta chiara sui tempi del rafforzamento dell’organico.Se esistono procedure di assunzione o assegnazione di nuovi medici, Martina Franca ha bisogno di conoscere numeri e tempi. Se invece esistono difficoltà nel reperimento degli specialisti, occorre capire quali soluzioni temporanee possano essere adottate per garantire la continuità dei reparti fino all’arrivo del nuovo personale.
Il secondo punto riguarda i posti letto di Medicina. La richiesta politica emersa dal sit-in pone inevitabilmente la questione della loro riduzione e della possibilità di riportare progressivamente il reparto alla piena capacità operativa quando gli organici lo consentiranno.
C’è poi il Pronto soccorso. Un ospedale non può essere analizzato reparto per reparto come se ogni servizio fosse indipendente dagli altri. Se Medicina o altri reparti hanno minore capacità di ricovero, le conseguenze possono inevitabilmente ripercuotersi sulla gestione dei pazienti che arrivano in emergenza.Rafforzare i reparti significa quindi contribuire anche ad alleggerire la pressione sull’intero presidio.
E infine ci sono le nuove strutture. Dopo la domanda posta pubblicamente da Marraffa, sarebbe utile che venissero chiariti definitivamente destinazione, servizi previsti, personale necessario e tempi di piena operatività degli investimenti realizzati sul territorio.
Non per mettere in discussione ciò che è stato costruito, ma per fare in modo che ogni euro investito nella sanità martinese possa tradursi in assistenza reale.
Ora servono risposte
Il sit-in di Forza Italia può quindi essere letto non come il punto di arrivo di una protesta, ma come l’inizio di una verifica. Gli organizzatori hanno messo sul tavolo problemi precisi. Hanno indicato numeri, reparti e criticità. Hanno chiesto un cambio di passo e hanno portato la protesta davanti all’ospedale coinvolgendo anche cittadini che hanno raccontato direttamente le proprie esperienze.
Adesso quelle domande attendono risposte. La politica farà inevitabilmente la propria parte e continuerà il confronto sulle responsabilità della situazione. Forza Italia attribuisce alla gestione regionale degli ultimi vent’anni le principali responsabilità della sanità pugliese

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