Ex Ilva, 720 milioni e propaganda: il conto lo paga Taranto

Sui fondi per la riconversione infuria lo scontro politico. Lavoratori e famiglie aspettano risorse certe, un piano industriale e risposte sul futuro.
di Antonio Rubino
TARANTO, 7 novembre 2026 – Sull’ex Ilva si sta consumando l’ennesima strumentalizzazione politica. La polemica sui circa 720 milioni destinati alla decarbonizzazione siderurgica diventa l’occasione per indicare colpevoli, attaccare avversari e accreditarsi come difensori della città. Intanto il futuro industriale di Taranto viene presentato come già cancellato.
Chi vive questa crisi ogni giorno — operai, famiglie e imprese dell’indotto — ha diritto di conoscere i fatti prima delle conclusioni. Il quadro disponibile, invece, richiede spiegazioni che lo scontro politico lascia in secondo piano.
Ex Ilva, cosa sappiamo dei 720 milioni
I deputati pugliesi del Pd Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra e Francesca Viggiano denunciano il definanziamento delle risorse previste dall’articolo 3 del decreto-legge 107: 498,8 milioni nel triennio 2027–2029 e altri 221,8 milioni dal 2030. Secondo la loro ricostruzione, le somme vengono trasferite verso un fondo generico per gli incentivi alle imprese.
Anche la Fim Cisl contesta lo spostamento delle risorse, considerandolo contrario agli impegni assunti dal Governo il 27 ottobre a Palazzo Chigi. La questione merita una risposta documentata.
Chiedere conto di quei soldi è doveroso. Annunciare che Taranto debba dire addio alla riconversione richiede altre prove.
Occorre conoscere la destinazione effettiva delle somme, gli eventuali finanziamenti alternativi, il contributo dei privati e il progetto di chi acquisterà. Senza questo quadro si anticipa una sentenza politica sul destino della città.
È qui che la denuncia diventa strumentalizzazione: quando il passaggio da una scelta finanziaria all’abbandono industriale viene dato per scontato e utilizzato per alimentare paura e consenso.
Questo non assolve il Governo. Se vengono meno risorse riservate alla trasformazione siderurgica, l’esecutivo deve spiegare quali garanzie le sostituiscano. Quanto resta disponibile per Taranto? Chi potrà accedervi? Entro quando?
Un trasferimento contabile, da solo, non garantisce un investimento né un posto di lavoro.
Decarbonizzazione ex Ilva: il progetto prima del conto elettorale
La riconversione richiede impianti, energia, materie prime, autorizzazioni e investimenti coordinati. In Svezia, SSAB ha rinviato l’avvio della nuova acciaieria di Luleå dalla fine del 2028 alla fine del 2029 per ritardi negli interventi sulla rete elettrica, mantenendo un investimento previsto di 4,5 miliardi di euro. Anche un progetto finanziato può rallentare davanti alle infrastrutture mancanti.
A Taranto serve dunque un piano che dica cosa costruire, quanto costa, chi paga e come vengono tutelati i lavoratori durante la transizione.
Già nell’accordo tra Regione e sindacati sul futuro dell’ex Ilva emergeva la necessità di tradurre gli indirizzi politici in un programma operativo. È su questa distanza fra impegni e realizzazione che bisogna chiedere conto alle istituzioni.
La storia dell’Ilva non comincia con questa manovra. Le responsabilità vanno ricostruite attraverso le decisioni dei governi, gli impegni delle gestioni industriali e i risultati ottenuti. Chi governa oggi risponda delle proprie scelte. Chi ha governato prima accetti lo stesso esame.
Gli errori precedenti non giustificano quelli attuali. E quelli attuali non cancellano i precedenti.
Quando ogni difficoltà diventa un’occasione per presentarsi agli elettori con un capro espiatorio pronto, la crisi viene piegata alla convenienza dei partiti. Si discute di chi debba perdere consenso, mentre lavoratori e famiglie continuano a pagare l’incertezza.
Come abbiamo scritto dopo la decisione della Cassazione, la salute dei tarantini e la tutela degli operai devono procedere insieme. Questa resta la misura delle scelte da compiere.
Il Governo presenti risorse e scadenze. Le opposizioni ne controllino la consistenza. Gli investitori mettano sul tavolo progetti e garanzie.
Taranto ha diritto di sapere come si lavorerà, con quale tutela della salute e con quali prospettive. È su queste risposte che misureremo la politica. Perché, mentre i partiti fanno i conti elettorali, il conto lo paga Taranto.
Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa














