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Morti sul lavoro, Puglia in zona rossa: rischio superiore del 27% alla media italiana

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Puglia in zona rossa per le morti sul lavoro: rischio superiore del 27% alla media nazionale

Nel primo semestre 2026 l’incidenza regionale è di 18,5 vittime in occasione di lavoro per milione di occupati, contro una media italiana di 14,5. La Puglia è tra le sei regioni nella fascia di rischio più elevata.

La Puglia torna in zona rossa nella mappa del rischio di morte sul lavoro. Nei primi sei mesi del 2026 l’incidenza regionale degli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro raggiunge 18,5 vittime per milione di occupati, contro una media nazionale di 14,5: circa il 27,6% in più.

È il dato che emerge dall’elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering sui dati Inail. La Puglia figura così tra le sei regioni italiane collocate nella fascia di rischio più elevata insieme a Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Umbria.

Un dato che assume ancora più peso guardando indietro: nei primi semestri degli ultimi quattro anni, la Puglia è finita in zona rossa due volte.

Cosa significa essere in “zona rossa”

La classificazione di Vega non misura semplicemente il numero assoluto dei morti. Mette in relazione le vittime avvenute durante l’attività lavorativa con il numero degli occupati, permettendo così di confrontare territori con popolazioni lavorative differenti.

Nel primo semestre 2026 la media italiana è di 14,5 morti per milione di occupati. La fascia rossa comprende le regioni che superano del 25% questa soglia.

La Calabria registra l’incidenza più alta, 24,9, seguita da Liguria con 20, Sicilia con 19,5, Campania con 18,7 e quindi Umbria e Puglia, entrambe a 18,5.

La fotografia pugliese, quindi, non dipende soltanto dal numero degli eventi: rapportando i decessi alla popolazione occupata, il rischio rilevato resta sensibilmente superiore alla media italiana.

In Italia 482 vittime in sei mesi

Il quadro nazionale mostra un andamento che richiede una lettura attenta. Tra gennaio e giugno 2026 sono state registrate 482 vittime complessive, contro le 502 dello stesso periodo del 2025: un calo del 4%.

Dei 482 decessi, 350 sono avvenuti in occasione di lavoro e 132 in itinere. Rispetto al primo semestre 2025, i primi diminuiscono del 3,3% e i secondi del 5,7%.

Il confronto di più lungo periodo indicato dall’Osservatorio, però, restituisce un’altra prospettiva: nel primo semestre 2023 i decessi complessivi erano 450. Rispetto ad allora, il dato del 2026 è quindi superiore del 7,1%.

Anche le denunce complessive di infortunio, secondo l’elaborazione Vega, sono passate dalle 296.665 del primo semestre 2023 alle 315.452 del 2026, con un incremento del 6,3%.

I dati mensili Inail, va ricordato, non sono definitivi e possono essere aggiornati in seguito al consolidamento amministrativo dei singoli casi.

Stranieri e lavoratori anziani, il rischio cresce

Uno dei dati più significativi riguarda i lavoratori stranieri.

Nel 2026, considerando gli incidenti mortali in occasione di lavoro, l’incidenza è pari a 37,1 vittime per milione di occupati tra gli stranieri, contro 11,8 tra gli italiani: oltre tre volte tanto. Delle 350 vittime in occasione di lavoro censite nel semestre, 254 sono italiane e 96 straniere.

Il divario si è inoltre ampliato rispetto al 2023, quando le rispettive incidenze erano 25,3 e 13,5.

Particolarmente esposti restano anche gli occupati con più di 65 anni: secondo l’analisi quadriennale di Vega, nel 2026 l’incidenza raggiunge 45 morti per milione di occupati, il valore più elevato tra le fasce d’età.

Il precedente: 71 morti in Puglia nel 2025

Il dato semestrale arriva dopo un 2025 già pesante per la regione.

Secondo Inail Puglia, 71 cittadini pugliesi hanno perso la vita nel 2025, contro 74 nel 2024. Dietro la diminuzione complessiva, però, si registrava un aumento del 28,89% degli eventi mortali in occasione di lavoro, mentre i decessi in itinere erano scesi da 29 a 13.

La stessa Inail ha richiamato la necessità di un’azione di prevenzione condivisa, sottolineando la natura complessa e multifattoriale del fenomeno.

Ed è proprio qui che la nuova mappa del primo semestre 2026 assume rilevanza per la Puglia: nonostante il dato nazionale migliori rispetto al 2025, la regione resta nella fascia con un’incidenza superiore di oltre un quarto alla media italiana.

La prossima verifica sarà capire se il dato verrà confermato nel prosieguo dell’anno e soprattutto quali province e settori produttivi pugliesi stiano contribuendo maggiormente all’incidenza regionale.

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