
BARI, 5 novembre 2026 – La criminalità organizzata pugliese non rappresenta soltanto un problema di droga, estorsioni e controllo del territorio. La minaccia riguarda anche l’economia legale, dove i capitali di provenienza illecita possono diventare uno strumento per acquisire imprese e condizionare il mercato. Il nuovo quadro arriva dalla Commissione parlamentare antimafia, che il 3 novembre ha approvato una relazione dedicata alla Puglia, dopo la missione istituzionale del 26 e 27 marzo.
Il documento, trasmesso al Parlamento come Doc. XXIII, n. 29, riporta al centro dell’attenzione la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nelle attività economiche. Per la Puglia la questione assume particolare rilievo anche nel settore turistico, sul quale sono già state introdotte specifiche misure di prevenzione. Dettaglio sedute+1
Dal narcotraffico all’economia legale: il rischio del denaro sporco
Il traffico di stupefacenti costituisce una delle principali attività criminali da contrastare. Ma l’intervento delle autorità non si esaurisce con il sequestro della droga o con l’individuazione dei responsabili.
Un altro fronte è rappresentato dalla destinazione dei proventi illeciti. Quando il denaro viene immesso in attività apparentemente regolari, può alterare la concorrenza e favorire il controllo di imprese e rapporti commerciali.
Il rischio riguarda anche settori nei quali circolano investimenti privati e si registrano nuove aperture, come commercio, ristorazione e ospitalità turistica.
Non significa che queste attività siano generalmente coinvolte in fenomeni criminali. Significa, invece, che occorre proteggere gli operatori onesti da possibili infiltrazioni.
Criptovalute e riciclaggio, cosa ha accertato la Commissione antimafia
Il problema del riciclaggio si estende anche agli strumenti digitali.
Già il 15 luglio 2026 la Commissione parlamentare antimafia aveva approvato una relazione nazionale intitolata La rete invisibile della mafia, dalle criptovalute alle comunicazioni cifrate.
Il documento esamina come le nuove tecnologie possano essere sfruttate dalle organizzazioni criminali per gestire comunicazioni e movimentazioni finanziarie, rendendo più complesse alcune attività investigative. Avviso Pubblico+1
Le criptovalute sono strumenti legali e non tutte le operazioni sono anonime. Il problema nasce quando vengono utilizzate per nascondere la provenienza di denaro illecito oppure ostacolare la ricostruzione dei trasferimenti.
È necessario, tuttavia, distinguere questo fenomeno generale dalle singole vicende pugliesi: non risultano, dalle fonti primarie finora consultate, elementi sufficienti per affermare che specifici alberghi pugliesi siano stati acquistati attraverso criptovalute provenienti dal narcotraffico.
A Bari controlli antimafia anche su B&B e ristoranti
La risposta istituzionale più concreta emerge dai protocolli sottoscritti a Bari il 25 e il 29 giugno 2026.
Con il primo accordo, Prefettura e Comune hanno rafforzato le misure di prevenzione a tutela degli appalti pubblici, del commercio e del turismo, includendo pubblici esercizi, discoteche, B&B e affittacamere.
Il sistema prevede che il Comune richieda mensilmente informazioni antimafia su un campione casuale del 10% delle SCIA e delle autorizzazioni presentate allo Sportello unico per le attività produttive.
Controlli sistematici sono invece previsti per l’avvio di nuove attività in alcune zone individuate dall’accordo: Città Vecchia, quartieri Umbertino e Murattiano, Torre a Mare, Poggiofranco, Picone, Palese e Santo Spirito. Ufficio Territoriale del Governo di Bari
Il secondo protocollo, firmato il 29 giugno, riguarda specificamente il settore turistico-alberghiero e della ristorazione. Prevede una collaborazione più stretta tra Comune, Prefettura e forze dell’ordine per individuare le situazioni con particolari profili di rischio.
Le verifiche potranno essere approfondite anche attraverso il Gruppo interforze antimafia. Ufficio Territoriale del Governo di Bari
La domanda ancora aperta: quanti tentativi di infiltrazione sono stati fermati?
Il punto centrale non è soltanto prevedere controlli, ma conoscerne gli effetti.
Quante attività sono state sottoposte a verifica dopo la firma degli accordi? Quante situazioni sospette sono state individuate? Sono emersi tentativi concreti di infiltrazione nel turismo e nella ristorazione?
Le fonti istituzionali consultate documentano le procedure e gli obiettivi dei protocolli, ma non forniscono ancora un bilancio pubblico aggiornato dei risultati raggiunti.
È una distinzione importante: l’esistenza di controlli più rigorosi dimostra una risposta preventiva, non necessariamente l’accertamento di nuove infiltrazioni.
La relazione parlamentare riporta l’attenzione su una sfida che riguarda l’intera regione, dalle grandi città alle località turistiche: impedire che i profitti criminali possano trasformarsi in potere economico, tutelando le imprese che investono e lavorano nel rispetto della legge.
Il prossimo passaggio sarà verificare quali risultati concreti abbiano prodotto le misure già attivate e se siano necessari ulteriori interventi nel resto della Puglia.

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