Xylella, 30 milioni per far rinascere gli oliveti pugliesi: contributi fino a 600mila euro

Presentato dalla Regione Puglia e da AGEA il nuovo bando per le aziende agricole colpite dal batterio. Previsti finanziamenti a fondo perduto fino al 100% delle spese ammissibili. Ecco chi potrà beneficiarne e cosa cambia.
BARI, 17 ottobre 2026 – Trenta milioni di euro per ricostruire gli oliveti distrutti dalla Xylella e restituire capacità produttiva alle aziende agricole pugliesi. Il nuovo bando, presentato il 15 ottobre dalla Regione Puglia e da AGEA, prevede contributi a fondo perduto per sostenere il reimpianto degli ulivi o la riconversione verso altre colture arboree.
La misura riguarda un territorio profondamente segnato dal batterio, che ha provocato il disseccamento e la morte di oltre dieci milioni di ulivi. L’intervento interessa le aree colpite delle province di Lecce, Brindisi, Taranto e alcuni comuni del Barese.
Xylella, quanto possono ottenere gli agricoltori
Il bando prevede finanziamenti fino al 100% delle spese ammissibili, calcolati secondo costi standard.
Per gli oliveti che avevano una densità originaria superiore a 201 piante per ettaro, il contributo potrà arrivare a 15mila euro per ettaro. Il finanziamento massimo per ciascun beneficiario e progetto dovrà essere inferiore a 600mila euro.
Le aziende potranno scegliere tra due possibilità: ricostituire gli oliveti utilizzando varietà riconosciute resistenti o tolleranti alla Xylella oppure riconvertire la produzione verso altre colture arboree consentite.
Un chiarimento importante: i fondi serviranno a finanziare nuovi investimenti, non a risarcire i redditi perduti negli anni dell’emergenza.
Chi potrà accedere al bando e quali sono i requisiti
Secondo le condizioni illustrate durante la presentazione, sarà necessario dimostrare un danno al patrimonio olivicolo di almeno il 30%.
I progetti dovranno prevedere la sostituzione di almeno 100 alberi, con un numero di nuove piante non inferiore a quello degli esemplari eliminati.
Potranno essere interessate anche le aziende che hanno già effettuato espianti a partire dall’aprile 2019, purché rispettino le condizioni dell’avviso.
Una particolare priorità sarà riconosciuta ai progetti collettivi delle cooperative agricole olearie e delle organizzazioni di produttori. Gli interventi dovranno essere completati entro dodici mesi dalla concessione del sostegno e mantenuti per almeno cinque anni.
Domande e controlli: cosa cambia con AGEA
Un elemento significativo riguarda la gestione delle pratiche.
Le domande saranno trattate attraverso il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), con procedure automatizzate per verificare i requisiti, attribuire i punteggi e determinare i contributi.
AGEA curerà i controlli automatici, mentre la Regione Puglia approverà graduatorie e concessioni.
L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi burocratici, una questione decisiva per le imprese che devono programmare investimenti e riprendere la produzione.
Trenta milioni basteranno a rilanciare l’olivicoltura pugliese?
È questo l’interrogativo che accompagna la nuova misura.
I 30 milioni rappresentano una possibilità concreta per le aziende ammesse, ma la ricostruzione del patrimonio olivicolo pugliese richiede investimenti, tempo e programmazione.
La priorità assegnata ai progetti collettivi potrebbe favorire interventi su superfici più estese. Resta però da comprendere quale spazio avranno le piccole aziende agricole, soprattutto quelle che non fanno parte di cooperative o organizzazioni di produttori.
Altrettanto importante sarà verificare quante imprese riusciranno effettivamente ad accedere alle risorse e quanti ettari saranno recuperati.
Quando sarà pubblicato il bando
Al 16 ottobre 2026 il bando risulta annunciato e presentato, ma la sua pubblicazione è ancora attesa.
Non è quindi corretto considerare già aperta la presentazione delle domande.
Per gli agricoltori il prossimo passaggio decisivo sarà la pubblicazione dell’avviso ufficiale, che permetterà di verificare definitivamente requisiti, documentazione, scadenze e modalità di partecipazione.
La sfida non sarà soltanto mettere a disposizione 30 milioni di euro, ma trasformarli in nuovi impianti produttivi e aziende capaci di tornare a lavorare.

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