Taranto, dove Mar Grande e Mar Piccolo disegnano l’identità della città

La particolare conformazione geografica ha modellato nei secoli lo sviluppo urbano, l’economia, la cultura e il rapporto dei tarantini con il mare.
Taranto si sviluppa tra il Mar Grande e il Mar Piccolo, due bacini differenti per forma, profondità, funzioni e rapporto con il centro urbano. Questa particolare conformazione geografica ha determinato nei secoli la struttura della città, la distribuzione dei quartieri, le attività economiche e la vita quotidiana della comunità. Il mare non costituisce soltanto il paesaggio del capoluogo ionico: sostiene produzioni, ospita infrastrutture, separa e collega le diverse parti dell’abitato. Il Mar Grande si apre sul golfo di Taranto ed è protetto dalle isole Cheradi, San Pietro e San Paolo. Le sue acque ospitano il porto, le attività della Marina Militare, le imbarcazioni da pesca e il traffico da diporto. Dal lungomare si osserva una parte importante della vita marittima cittadina, fatta di navi, servizi portuali, collegamenti e professioni costruite intorno alla navigazione. Questo bacino rappresenta l’apertura di Taranto verso il Mediterraneo e verso le principali rotte commerciali. Il Mar Piccolo presenta caratteristiche diverse. È un mare interno diviso in due seni e comunica con il Mar Grande attraverso il canale navigabile e il canale di Porta Napoli. Le sue acque hanno favorito lo sviluppo della pesca e della mitilicoltura, attività che continuano a caratterizzare l’economia locale e la cultura alimentare tarantina. Gli impianti per l’allevamento delle cozze fanno parte del paesaggio produttivo del bacino e documentano un mestiere fondato su esperienza, competenze pratiche e conoscenza delle condizioni ambientali.

Nel Mar Piccolo sono presenti sorgenti sottomarine di acqua dolce, chiamate citri. Il loro apporto influisce sulla composizione delle acque e ha contribuito nel tempo alla crescita dei mitili. La cozza tarantina è diventata così uno dei prodotti più riconoscibili della cucina locale. La sua filiera coinvolge allevatori, operatori commerciali, mercati, ristoranti e famiglie. Alle tecniche tradizionali si affiancano oggi controlli sanitari, interventi di tutela e nuove esigenze legate alla qualità del prodotto e alla salvaguardia dell’ecosistema. Il punto più rappresentativo del rapporto tra i due mari si trova nell’area compresa tra il Ponte Girevole e il Castello Aragonese. Il canale navigabile separa il Borgo moderno dall’isola della Città Vecchia e consente il passaggio delle unità navali. Quando il ponte si apre, la viabilità urbana lascia temporaneamente spazio alla navigazione. La manovra mostra in modo concreto come la città abbia adattato la propria struttura alle funzioni militari e marittime, mantenendo allo stesso tempo il collegamento tra il centro storico e la parte più recente dell’abitato. Sul lato del Mar Grande, il lungomare Vittorio Emanuele III accompagna il profilo del Borgo e costituisce uno degli spazi pubblici più frequentati. La passeggiata si sviluppa tra edifici istituzionali, piazze, giardini e affacci sul bacino. Residenti e visitatori utilizzano quest’area per raggiungere negozi e servizi, praticare attività fisica, partecipare agli eventi o osservare il movimento delle imbarcazioni.
Il lungomare è quindi parte integrante della vita urbana e non una zona separata dal resto della città. Tra i due bacini si trova l’isola della Città Vecchia, nucleo storico di Taranto. Il suo impianto urbano conserva edifici religiosi, palazzi, vicoli, archi, scale e ambienti sotterranei costruiti in periodi diversi. Via Duomo attraversa la parte più alta dell’isola, mentre numerose discese conducono verso le due sponde. In pochi minuti si passa dagli affacci sul Mar Grande a quelli sul bacino interno, seguendo un percorso che permette di comprendere la stretta relazione tra la forma dell’abitato e la presenza dell’acqua.

La Cattedrale di San Cataldo rappresenta uno dei principali riferimenti del centro storico. Nella stessa area si trovano la chiesa di San Domenico, antichi palazzi e numerosi ipogei. Questo patrimonio convive con i problemi prodotti dallo spopolamento e dal degrado di una parte degli immobili. Gli interventi di recupero riguardano quindi non soltanto la conservazione degli edifici, ma anche il ritorno di residenti, attività, servizi e iniziative culturali. La riqualificazione dell’isola è decisiva per ricostruire un rapporto stabile tra la città e il suo nucleo originario.
La storia di Taranto è strettamente legata al mare fin dalle origini. La fondazione spartana e il ruolo assunto dall’antica Taras nella Magna Grecia furono favoriti dalla posizione geografica e dalla possibilità di sviluppare commerci e relazioni con altre comunità mediterranee. I ritrovamenti archeologici documentano la ricchezza economica, la produzione artistica e l’organizzazione sociale raggiunte dalla città. Il mare consentì la circolazione di merci, tecniche, idee e modelli culturali, trasformando Taranto in uno dei centri più importanti dell’Italia meridionale antica. Anche la gastronomia deriva dalla posizione tra i due mari. Cozze, pesce azzurro, polpi, seppie, crostacei e altri prodotti ittici entrano nelle preparazioni domestiche e nelle proposte dei ristoranti. La cucina utilizza ingredienti semplici, scelti secondo la stagione e la disponibilità del pescato. La tiella con riso, patate e cozze è una delle ricette più conosciute, ma il patrimonio gastronomico comprende anche primi piatti, zuppe, fritture e preparazioni che uniscono i prodotti del mare a quelli dell’agricoltura pugliese. Il Mar Piccolo è anche un ambiente fragile. L’urbanizzazione, le attività produttive e le diverse forme di inquinamento hanno inciso sulle condizioni del bacino. La tutela delle acque richiede monitoraggi, interventi di bonifica, manutenzione degli impianti e regole capaci di conciliare la produzione con la sicurezza ambientale. La mitilicoltura dipende direttamente dalla salubrità dell’ecosistema. Proteggere il bacino significa quindi difendere insieme un’attività economica, una tradizione professionale e un prodotto destinato al consumo. Il Mar Grande concentra invece una parte rilevante delle funzioni portuali e logistiche.
Le banchine, i collegamenti ferroviari e stradali e i servizi alle navi inseriscono Taranto nei traffici nazionali e internazionali. Il porto può sostenere commercio, industria, turismo e nuove attività connesse all’economia marittima. Il suo sviluppo dipende però dalla capacità di creare collegamenti efficienti, attirare investimenti e formare professionalità adeguate alle trasformazioni del settore. Taranto affronta oggi la necessità di collegare il proprio sviluppo alla qualità dei due mari. Il recupero della Città Vecchia, la crescita del porto, il sostegno alla mitilicoltura, la valorizzazione dei beni culturali e la protezione dell’ambiente non possono procedere separatamente. Le decisioni sul futuro della città devono tenere insieme lavoro, salute, mobilità, turismo, manutenzione urbana e formazione professionale. I Giochi del Mediterraneo rappresentano un’occasione per presentare questa identità a visitatori, delegazioni e operatori provenienti da Paesi diversi. L’evento sportivo richiama l’attenzione su Taranto, ma il territorio offre un racconto più ampio: una città costruita tra due bacini, con un patrimonio archeologico importante, produzioni legate al mare, attività portuali e un centro storico che conserva le tracce delle diverse epoche. Chi raggiunge il capoluogo durante la manifestazione può conoscere luoghi, mestieri e prodotti che appartengono alla vita reale della comunità. Il futuro di Taranto dipende dalla capacità di gestire queste risorse con continuità.
Servono acque controllate, spazi pubblici curati, collegamenti efficienti, attività economiche solide e interventi capaci di riportare funzioni nel centro storico. La città possiede un’identità riconoscibile, costruita attraverso secoli di navigazione, commercio, pesca e vita urbana. Mar Grande e Mar Piccolo restano il punto di partenza per comprendere il territorio e per definire una prospettiva di sviluppo fondata su patrimonio, lavoro e responsabilità ambientale.

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