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Taranto, palme secche dal centro alla periferia: torna l’allarme punteruolo rosso

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Segnalazioni dal centro alla periferia. L’agronomo Francesco Pasculli richiama la necessità di interventi sistematici. Ad aprile il Comune aveva assicurato che nell’appalto del verde erano previsti interventi contro il parassita.

TARANTO, 17 settembre 2026 – Palme con chiome completamente secche vengono segnalate in diversi punti di Taranto, dal centro alle zone periferiche. Le fotografie inviate dai cittadini a Luciano Manna di VeraLeaks riaccendono l’attenzione sul punteruolo rosso e, soprattutto, sulla gestione e sulla prevenzione a tutela del patrimonio palmizio della città.

A confermare a VeraLeaks la presenza della problematica è l’agronomo Francesco Pasculli, che richiama la necessità di una strategia continuativa e mette sotto accusa alcune modalità di manutenzione.

«La lotta al punteruolo deve essere sistematica e puntuale. Nel 2011 salvai gratuitamente il nostro patrimonio palmizio secolare dando alla Direzione Ambiente precise indicazioni».

Secondo Pasculli, uno degli errori da evitare riguarda proprio i periodi nei quali vengono eseguiti gli interventi sulle palme.

«Si continuano a fare grossolani errori come le potature estive che invitano a nozze l’insetto. Gli interventi periodici e sistematici evitano la morte della pianta. È più che evidente che la cura del verde a Taranto va completamente rivista».

Il Comune ad aprile: interventi contro il punteruolo previsti nell’appalto

C’è però un elemento che rende la vicenda particolarmente interessante e che PugliaPress ha verificato nei documenti ufficiali del Comune.

Durante il Consiglio comunale del 29 aprile 2026, l’assessore all’Ambiente Stefania Gravame dichiarò che sia nell’appalto in conclusione sia nella nuova gara erano previsti «le potature e gli abbattimenti per la lotta al punteruolo rosso», aggiungendo che Taranto era una delle poche città ad aver salvato quasi tutte le proprie palme.

Nella stessa seduta Gravame precisò inoltre che il regolamento comunale vieta le potature dopo il 31 marzo, salvo interventi motivati da esigenze di pubblica incolumità.

Le nuove segnalazioni pongono quindi una questione concreta: qual è oggi lo stato effettivo delle palme tarantine e quanti esemplari risultano infestati o compromessi?

Le fotografie possono documentare il disseccamento e il deterioramento delle chiome, ma da sole non consentono una diagnosi fitosanitaria certa per ogni singolo esemplare. Proprio per questo sarebbe utile conoscere il risultato degli eventuali sopralluoghi tecnici e il numero delle palme sottoposte a trattamento, abbattimento o monitoraggio.

Una battaglia che Taranto combatte almeno dal 2011

Il problema non è nuovo. Nel 2011 anche la Marina Militare mise in campo a Taranto un protocollo contro il Rhynchophorus ferrugineus: dopo un censimento di circa 700 palme, vennero sottoposti a intervento gli esemplari interessati. La Marina riferì allora di aver recuperato 24 delle 25 palme risultate infette.

Il CREA ricorda inoltre che il punteruolo rosso colpisce in particolare specie come la Phoenix canariensis e può provocare danni fino alla morte delle piante.

Per Pasculli la questione riguarda anche il valore paesaggistico delle palme tarantine:

«Non possiamo permetterci errori a danno di un paesaggio ormai unico in Europa».

L’affermazione sul carattere «unico in Europa» rappresenta una valutazione dell’agronomo e richiederebbe una verifica documentale specifica per essere assunta come dato oggettivo.

Il punto, adesso, è capire quali interventi siano stati effettivamente eseguiti nel 2026, quante palme risultino oggi compromesse e quale programma di prevenzione sia previsto nei prossimi mesi. È su questi numeri che potrà essere misurata la reale dimensione del problema.

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