Taranto, il caldo uccide il novellame nel Mar Piccolo: a rischio la prossima produzione di cozze

Il caldo eccessivo sta provocando la mortalità del seme di cozza nel Primo Seno del Mar Piccolo. Sindacati e produttori chiedono controlli immediati e interventi per evitare conseguenze sulla prossima stagione.
A Taranto il caldo eccessivo sta colpendo il novellame di cozza presente nel Primo Seno del Mar Piccolo. Il seme, indispensabile per garantire le produzioni future, sta mostrando fenomeni di mortalità che preoccupano mitilicoltori e organizzazioni di categoria. Il rischio non riguarda soltanto quello che accade oggi in mare: se la moria dovesse aumentare, le conseguenze potrebbero farsi sentire sulla disponibilità di cozze nella prossima stagione produttiva.
A lanciare l’allarme sono le organizzazioni sindacali e datoriali del comparto, che chiedono di intervenire prima che il fenomeno possa assumere dimensioni ancora più gravi.
Perché la morte del novellame preoccupa i mitilicoltori
Il problema riguarda soprattutto il seme di cozza, cioè i giovani mitili dai quali dipende una parte della produzione successiva.
Le temperature elevate dell’acqua possono sottoporre i mitili a condizioni di forte stress. Per questo la mortalità registrata nel Mar Piccolo viene osservata con particolare preoccupazione: perdere una quantità rilevante di novellame oggi potrebbe significare avere meno prodotto disponibile nei prossimi mesi.
Non sarebbe, inoltre, la prima volta. Già nell’estate del 2024 le alte temperature avevano provocato perdite di prodotto e di seme, mettendo in evidenza quanto il caldo possa incidere sulla mitilicoltura tarantina.
Chiesto un monitoraggio straordinario del Mar Piccolo
Le organizzazioni chiedono ora un monitoraggio straordinario per stabilire con dati scientifici la reale entità della mortalità.
L’attenzione dovrebbe concentrarsi non soltanto sulla temperatura dell’acqua, ma anche sull’ossigenazione e sugli altri parametri ambientali che possono contribuire allo stress e alla morte dei mitili.
Nel monitoraggio vengono chiamati in causa Regione Puglia, Comune di Taranto, Asl, Arpa, Cnr e Capitaneria di Porto.
L’obiettivo è capire rapidamente quanto sia esteso il fenomeno e quali interventi possano essere adottati per proteggere il novellame ancora presente.
Il precedente della decontaminazione dei mitili
La richiesta arriva in un momento particolarmente importante per la mitilicoltura tarantina.
A luglio sono stati infatti presentati i risultati finali del progetto sperimentale sulla decontaminazione dei mitili trasferiti dal Primo Seno del Mar Piccolo al Mar Grande, realizzato da Arpa Puglia, Asl Taranto, Capitaneria di Porto e Cnr-Irsa.
La sperimentazione ha mostrato che il trasferimento permette ai mitili di ridurre sensibilmente la presenza di diossine e Pcb già dopo 15 giorni, fino a raggiungere livelli stabilmente azzerati tra 30 e 48 giorni.
Un risultato scientifico che apre nuove possibilità per una gestione programmata del comparto e che, secondo le organizzazioni, deve ora essere inserito in una strategia più ampia capace di affrontare anche gli effetti delle temperature elevate.
Un tavolo con Regione Puglia e Comune di Taranto
Sindacati e rappresentanti delle imprese chiedono quindi un confronto operativo con Regione Puglia e Comune di Taranto, insieme agli organismi sanitari, scientifici e istituzionali interessati.
La richiesta è di arrivare a interventi concreti, stabilendo tempi, responsabilità e strumenti da utilizzare.
La posta in gioco supera la perdita del singolo allevamento. La cozza rappresenta una delle produzioni più riconoscibili di Taranto e sostiene imprese, lavoratori e un’attività che appartiene da generazioni alla storia economica della città.
Proteggere il novellame presente oggi nel Mar Piccolo significa, quindi, provare a salvaguardare le cozze che potranno essere prodotte domani.

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