Evidenza TarantoPrima paginasanitàTaranto e provincia

Caos nella sanità pugliese, ospedale di Martina Franca al collasso. Critiche all’Assessore Pentassuglia

Pubblicità

Ambulanze in fila, pazienti costretti ad attendere, Il reparto di medicina ridotto da 29 a 18 posti letto e personale allo stremo.

Caos nella sanità pugliese: ambulanze in coda davanti all’ospedale di Martina Franca con pazienti a bordo in attesa di accesso al Pronto Soccorso.

È questa la situazione riscontrata all’ospedale Valle d’Itria di Martina Franca dopo le numerose segnalazioni giunte alla nostra redazione.

Ci siamo recati sul posto per verificare direttamente quanto stesse accadendo. La scena era quella di un ospedale in grave difficoltà: diverse ambulanze in attesa, operatori sotto pressione e famiglie senza risposte certe sui tempi necessari per prendere in carico i propri congiunti.

Ambulanze in fila davanti all’ospedale di Martina Franca

Una delle persone incontrate ha raccontato di aver accompagnato una propria familiare in ospedale e di aver trovato diverse ambulanze ferme davanti al Pronto soccorso.

Dopo una lunga attesa e senza intravedere una soluzione, la famiglia avrebbe deciso di riportare la paziente a casa e di rivolgersi ad un altro ospedale

Un’altra testimonianza ha descritto pazienti trasferiti verso altri presìdi, compreso quello di Castellaneta, e un clima diventato talmente pesante da provocare discussioni anche tra gli operatori impegnati nel trasporto sanitario.

Non stiamo parlando soltanto del caos di una mattina. La crisi dell’ospedale di Martina Franca appare ormai strutturale.

Il reparto di Medicina è stato ridotto da 29 a 18 posti letto per la carenza di personale medico. A fronte di una dotazione prevista di dodici dirigenti medici, il reparto può contare attualmente su sette medici e una specializzanda.

Rispetto alla scorsa estate sono quattro i professionisti in meno, trasferitisi in altre strutture dopo aver partecipato e superato differenti procedure concorsuali.

La riduzione dei posti letto viene definita temporanea. Non è stata però indicata una data certa entro la quale Medicina potrà tornare alla disponibilità originaria di 29 posti.

Nel frattempo il Pronto soccorso continua a ricevere pazienti che non sempre possono essere ricoverati nello stesso presidio. Quando le condizioni cliniche lo consentono, le ambulanze vengono indirizzate verso altri ospedali. Quando questo non è possibile, l’attesa si prolunga, anche con gli ammalati ancora all’interno dei mezzi.

Tutto questo accade nel pieno dell’estate, con temperature vicine ai quaranta gradi, ferie da garantire e organici già insufficienti.

Medici e infermieri tengono in piedi un sistema al limite

I responsabili di questa situazione non sono i medici, gli infermieri, i soccorritori o gli altri operatori sanitari.

Sono proprio loro, al contrario, a impedire che il sistema crolli definitivamente.

Per coprire i turni scoperti e permettere al personale di usufruire delle ferie si continua a ricorrere alle prestazioni aggiuntive, vale a dire ore lavorate oltre il normale orario di servizio.

Senza queste prestazioni, in diversi reparti non sarebbe possibile garantire tutti i turni.

Ogni ospedale e ogni presidio dell’ASL avrebbe ricevuto un budget specifico per le prestazioni aggiuntive, da non superare fino alla fine dell’anno.

La vera domanda è quindi inevitabile:

Il budget assegnato all’ospedale di Martina Franca sarà sufficiente per coprire i turni fino a dicembre?

Al momento non esiste una risposta pubblica e documentata.

Secondo informazioni raccolte in ambienti sanitari, nel presidio circolerebbe anche l’ipotesi di uno sforamento complessivo di circa 90mila euro. Il dato non è stato ufficialmente confermato dall’ASL e, proprio per questo, richiede un chiarimento formale.

Un altro elemento, invece, rende ancora più pesante il quadro: le prestazioni aggiuntive svolte dal personale medico nei mesi di maggio e giugno non sono state ancora pagate e da loro ora se ne aspettano altre

I medici continuano dunque a lavorare oltre l’orario ordinario, coprendo turni che altrimenti rischierebbero di rimanere scoperti, senza aver ancora ricevuto il compenso per il lavoro aggiuntivo già svolto.

Non chiedono privilegi. Chiedono di essere pagati, di poter usufruire delle ferie e di non essere lasciati soli a sostenere un ospedale arrivato al limite.

La sanità pugliese, almeno nel caso di Martina Franca, sembra ormai poggiare più sul sacrificio del personale che su una programmazione capace di garantire stabilità.

Le mille assunzioni annunciate e poi bloccate

È su questo terreno che iniziano le contraddizioni della politica.

L’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, aveva parlato di mille assunzioni pronte a rafforzare il sistema sanitario pugliese.

Un annuncio importante, capace di far pensare che la carenza di personale fosse finalmente vicina a una soluzione.

Quelle assunzioni, però, sono state successivamente bloccate o sospese, come avevamo anticipato sull’ultimo numero del magazine, nel quadro della stretta imposta sui conti sanitari regionali.

La domanda, pertanto, è semplice: quando vennero annunciate, esistevano già le necessarie coperture finanziarie? Erano state ottenute le autorizzazioni? Esisteva un cronoprogramma concretamente realizzabile?

Oppure si trattava dell’ennesimo proclama destinato a scontrarsi con la realtà dei conti?

La politica deve comprendere che il tempo delle promesse utili soltanto a tranquillizzare momentaneamente i cittadini è finito.

Oggi il personale sanitario è esasperato, gli ammalati affrontano sulla propria pelle le conseguenze di ogni ritardo e le famiglie non si accontentano più di annunci privi di date, coperture e risultati.

Dire che saranno assunte mille persone significa assumersi una responsabilità precisa. Significa chiarire:

  • quali figure professionali saranno assunte;
  • con quali risorse economiche;
  • attraverso quali procedure;
  • in quali ospedali saranno assegnate;
  • quando firmeranno il contratto;
  • quando entreranno realmente in servizio.

Se tutto questo manca, non siamo davanti a un piano di assunzioni. Siamo davanti a un annuncio.

E gli annunci non coprono i turni, non aprono i reparti, non liberano le ambulanze e non riducono le liste d’attesa.

Pentassuglia è davvero l’assessore adatto alla Sanità?

L'Assessore Donato Pentassuglia contestato
L’Assessore Donato Pentassuglia contestato

Donato Pentassuglia è un politico esperto, un buon oratore e una persona alla quale anche molti avversari riconoscono disponibilità, garbo e buon senso.

Ma governare la sanità richiede qualcosa in più delle capacità oratorie.

Nel suo precedente incarico alla Sanità, nel 2014, fu criticato soprattutto per il riordino ospedaliero, i possibili tagli a punti nascita e presìdi territoriali e il ridimensionamento di strutture come Grottaglie. La sua nomina creò tensioni anche nel centrosinistra.

Oggi è stato anche criticato nel Gargano da otto sindaci che si sono ribellati

Oggi servono programmazione, risorse, personale, posti letto, atti amministrativi e risultati verificabili.

Pentassuglia ha parlato di assunzioni, prestazioni aggiuntive, ripristino degli organici e ritorno alla piena disponibilità dei posti letto. La realtà, però, continua a presentare un quadro differente:

  • le assunzioni annunciate sono state bloccate;
  • le prestazioni aggiuntive devono rientrare in budget prestabiliti;
  • quelle effettuate dai medici a maggio e giugno non sono state ancora pagate;
  • Medicina a Martina Franca è passata da 29 a 18 posti letto;
  • le ambulanze restano in attesa davanti al Pronto soccorso;
  • i pazienti vengono indirizzati verso altri ospedali;
  • non è stata comunicata una data certa per il ritorno alla normalità.

Per questo la domanda è legittima: Pentassuglia è davvero l’assessore adatto alla Sanità?

I suoi detrattori sostengono che farebbe meglio a tornare all’Agricoltura, assessorato nel quale aveva dimostrato maggiore padronanza e conoscenza della materia.

Esiste inoltre il precedente della sua passata esperienza alla Sanità, già accompagnata da critiche e polemiche sulla gestione del sistema e sul riordino ospedaliero.

La questione, tuttavia, potrebbe essere persino più complessa.

Pentassuglia potrebbe essere un assessore con una grande responsabilità formale, ma con un potere politico ed economico molto limitato. Un assessore mandato sui territori a rassicurare, mentre le decisioni reali su budget, assunzioni, spesa e organizzazione vengono prese altrove.

In questo caso sarebbe diventato il Cireneo del presidente Antonio Decaro: l’uomo chiamato a portare pubblicamente la croce di una sanità che non governa fino in fondo.

Se ha il potere necessario, deve dimostrare di saperlo esercitare. Se non viene messo nelle condizioni di governare, dovrebbe dirlo apertamente e trarne le conseguenze politiche.

Decaro, i direttori generali e la stretta sulla sanità

Pentassuglia mette la faccia, ma il vero centro del potere politico è la presidenza della Regione.

È Antonio Decaro a guidare la Giunta, a indicare la linea sul contenimento della spesa e a coordinare la risposta regionale al disavanzo sanitario.

I direttori generali delle aziende sanitarie traducono poi sui territori queste scelte attraverso budget, verifiche, autorizzazioni, blocchi, riduzioni e riorganizzazioni.

Sono quelli che abbiamo definito, parafrasando i Promessi Sposi, “i bravi di Decaro”: i manager chiamati a intervenire nelle singole province per contenere i costi e riportare la spesa entro i limiti imposti.

Pentassuglia parla con i cittadini e incontra gli operatori. Decaro controlla la linea politica e la cassa.

Non sarebbe corretto attribuire all’assessore ogni responsabilità. Ma nemmeno l’assessore può limitarsi a riferire promesse e soluzioni che i fatti continuano a smentire.

Vent’anni di centrosinistra e un disavanzo da circa 350 milioni

La sanità pugliese non è precipitata improvvisamente nell’estate di quest’anno.

La Regione è governata dal centrosinistra da vent’anni: dieci anni con Nichi Vendola e altri dieci con Michele Emiliano.

Vent’anni di piani di riordino, promesse, riorganizzazioni, chiusure e ridimensionamenti che hanno portato a un sistema con un disavanzo di circa 350 milioni di euro, ospedali privi di personale sufficiente e cittadini costretti a cercare cure fuori regione.

Quel deficit non è stato prodotto dagli ammalati.

Non lo hanno prodotto i medici che lavorano oltre il proprio orario, né gli infermieri che rinunciano ai riposi, né le famiglie che attendono per ore davanti a un Pronto soccorso.

È il risultato di scelte politiche e amministrative che devono essere spiegate ai pugliesi.

La Puglia possiede professionisti di grande qualità. Investendo seriamente sui reparti, sulle tecnologie, sul personale e sulle eccellenze, avrebbe potuto attrarre pazienti da Basilicata, Calabria, Campania, Molise e da altre regioni, generando mobilità sanitaria attiva.

È accaduto il contrario: ogni anno migliaia di pugliesi partono per curarsi altrove, trasferendo risorse economiche verso i sistemi sanitari di altre regioni.

Renato Perrini ha voluto verificare personalmente la situazione

Il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Puglia in visita all’Ospedale di Martina Franca

Nel corso della giornata si è recato all’ospedale di Martina Franca anche Renato Perrini, vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, esponente di Fratelli d’Italia e il Consigliere regionale più suffragato in Puglia

Perrini, da tempo particolarmente attivo sulle criticità della sanità ionica, ha raggiunto il presidio dopo le segnalazioni ricevute e ha verificato personalmente la situazione.

Ha incontrato medici, infermieri e operatori sanitari, descrivendo un quadro molto preoccupante, con personale allo stremo e una struttura sottoposta a una pressione difficilmente sostenibile.

La sua presenza non risolve naturalmente l’emergenza. Rappresenta però un modo concreto di svolgere il ruolo politico: recarsi sul posto, ascoltare gli operatori e verificare direttamente, anziché limitarsi alle dichiarazioni o ai comunicati.

Verità apparente e quella reale

La verità apparente parla di assunzioni, concorsi, posti letto che saranno ripristinati e prestazioni aggiuntive ancora utilizzabili.

La verità reale è quella vista davanti al Pronto soccorso di Martina Franca:

  • ambulanze ferme in attesa;
  • pazienti trattenuti per ore all’interno dei mezzi;
  • famiglie che scelgono di portare via i propri cari;
  • Medicina ridotta da 29 a 18 posti letto;
  • personale costretto a lavorare oltre l’orario;
  • prestazioni aggiuntive dei medici di maggio e giugno non ancora pagate;
  • assunzioni annunciate e successivamente bloccate.

La politica non può più pensare che basti promettere per placare il malcontento. Ogni annuncio deve essere reale, finanziato e realizzabile. Deve essere accompagnato da atti, date e risultati concreti

Perché qui non stiamo parlando di propaganda politica. Stiamo parlando della salute e della vita delle persone.

Antonio Rubino

Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio