
Le Regioni chiedono più risorse al Governo per il 2027. In Puglia oltre una persona su dieci ha rinunciato a prestazioni sanitarie nel 2025. La manovra aumenta i fondi, ma resta il problema di quanto sarà possibile investire davvero in visite, esami e personale.
BARI, 2 novembre 2026 – Servono 6,8 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità italiana nel 2027. È la richiesta avanzata dalle Regioni e sostenuta dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha richiamato l’attenzione del Governo sull’aumento dei costi del Servizio sanitario nazionale.
Il tema è tornato al centro del confronto istituzionale durante il Festival delle Regioni, svoltosi a Firenze. Decaro ha riconosciuto l’incremento dei finanziamenti disposto dal Governo, sostenendo tuttavia che le risorse aggiuntive non siano sufficienti a compensare la crescita delle spese.
Perché le Regioni chiedono altri 6,8 miliardi
La richiesta delle Regioni riguarda l’intero sistema sanitario nazionale e non costituisce un finanziamento riservato alla Puglia.
Secondo le proposte regionali esaminate dalle commissioni competenti, il fabbisogno aggiuntivo è quantificato in 6,818 miliardi di euro per il 2027, 5,454 miliardi per il 2028 e 5,751 miliardi per il 2029, per un totale di circa 18 miliardi nel triennio.
Tra le voci individuate figurano gli adeguamenti retributivi del personale sanitario, l’aumento dei costi di gestione e le risorse per l’innovazione terapeutica.
Decaro, intervenendo il 27 ottobre, ha spiegato che i maggiori stanziamenti previsti dal Governo non compenserebbero interamente l’incremento delle spese, citando in particolare i rinnovi contrattuali e i farmaci innovativi.
La posizione del presidente pugliese è quindi legata alla sostenibilità economica dei servizi sanitari e alla necessità, sostenuta dalle Regioni, di adeguare i finanziamenti ai costi effettivi. RaiNews+1
La risposta del Governo e il confronto sulla manovra
Il Governo ha confermato il proprio impegno ad aumentare le risorse destinate alla sanità.
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenendo sulla questione, ha parlato di possibili ricadute positive anche per la Puglia, mentre il ministro Orazio Schillaci ha espresso fiducia nel lavoro in corso.
Rimane dunque aperto il confronto sulla dimensione e sulla destinazione degli stanziamenti della legge di Bilancio 2027.
La differenza tra la richiesta delle Regioni e le risorse previste dal Governo è uno degli elementi centrali della discussione. Per stabilire quali effetti avrà sui singoli sistemi sanitari regionali sarà però necessario conoscere il quadro definitivo dei finanziamenti e la loro ripartizione.
Liste d’attesa, in Puglia migliorano alcuni indicatori
Il confronto sulle risorse si inserisce in una fase in cui l’accesso alle prestazioni sanitarie continua a essere un tema rilevante anche in Puglia.
Secondo i dati riportati dalla Tgr Rai Puglia, nel 2025 il 10,4% dei residenti ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, a fronte di una media nazionale del 9,6%.
Le cause delle rinunce possono essere differenti e il dato non consente, da solo, di attribuirle tutte alle liste d’attesa.
Dall’ultimo monitoraggio AGENAS emergono tuttavia anche segnali positivi. Nel confronto tra i primi nove mesi del 2026 e lo stesso periodo del 2025, in Puglia il rispetto dei tempi previsti registra un miglioramento di 1,8 punti percentuali per le prime visite e di 3,6 punti per gli esami diagnostici, secondo i dati riportati dalla Rai.
A livello nazionale, AGENAS segnala oltre due milioni di prenotazioni in più nei primi nove mesi del 2026 rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
Il quadro richiede quindi una lettura equilibrata: permangono difficoltà nell’accesso alle prestazioni, ma i dati disponibili non giustificano l’affermazione secondo cui le liste d’attesa siano già destinate ad aumentare.
Più finanziamenti non significano automaticamente meno attese
Un elemento utile per valutare il confronto arriva dalla Corte dei conti.
Nella relazione sull’attuazione delle misure per ridurre le liste d’attesa, resa nota il 19 ottobre, la magistratura contabile ha evidenziato criticità organizzative, carenze di personale e differenze territoriali che condizionano i risultati degli interventi.
La Corte ha rilevato inoltre che gli aumenti di finanziamento non si sono sempre tradotti in miglioramenti proporzionati dei servizi e dei tempi d’attesa.
È un rilievo che non riguarda specificamente l’operato di Decaro, ma il funzionamento complessivo del sistema sanitario.
Il tema, dunque, non è soltanto la disponibilità delle risorse economiche. Conta anche la capacità di impiegarle efficacemente, potenziando i servizi e verificando i risultati.
Cosa cambia per la sanità pugliese
Per la Puglia, come per le altre Regioni, gli effetti concreti della manovra dipenderanno dalle risorse effettivamente disponibili e dalle scelte di programmazione sanitaria.
Un ulteriore passaggio riguarda il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028, adottato dal Ministero della Salute. Il piano prevede interventi sul monitoraggio, sull’organizzazione delle prenotazioni e sull’accesso tempestivo alle prestazioni, oltre all’adozione di specifici piani regionali.
La discussione sui finanziamenti procede quindi insieme a quella sull’organizzazione dei servizi.
La richiesta di Decaro apre un confronto sulla sostenibilità economica della sanità pubblica. Per i cittadini pugliesi, il risultato dovrà essere valutato anche sulla capacità del sistema di garantire prestazioni appropriate nei tempi previsti.
Sarà l’evoluzione della legge di Bilancio, insieme ai successivi provvedimenti nazionali e regionali, a chiarire quali risorse aggiuntive saranno effettivamente disponibili.














