Bari, cento anni dopo la grande alluvione: 40 fotografie raccontano la città travolta dall’acqua

Dal 20 al 30 ottobre a Palazzo Starita una mostra promossa dal Politecnico e dall’Università di Bari. Le immagini storiche riaprono una questione ancora attuale: quanto conosciamo il rischio idraulico del territorio?
BARI, 18 ottobre 2026 – Cento anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1926, una devastante alluvione colpì Bari, invadendo strade e abitazioni. Oggi quella tragedia torna davanti agli occhi dei cittadini attraverso 40 fotografie storiche che raccontano non soltanto la distruzione, ma anche il difficile rapporto tra la città e l’acqua.

Martedì 20 ottobre, alle ore 18, Palazzo Starita, in piazza del Ferrarese 23, ospiterà l’inaugurazione della mostra “Acqua che non si aspetta – Le alluvioni storiche di Bari”, promossa dal Politecnico di Bari attraverso il dipartimento DICATECh, sostenuta dal dipartimento DiSTeGeo dell’Università Aldo Moro e ospitata dalla Fondazione Puglia.
Cinque alluvioni, un secolo di storia
Non soltanto il 1926. Il percorso espositivo ricostruisce attraverso le fotografie alcuni degli eventi alluvionali che hanno segnato Bari: quelli del 1905, 1915, 1926, 1954 e un episodio più recente, indicato nei materiali dell’iniziativa come 2006.
Le immagini sono accompagnate da documentazione storica e approfondimenti scientifici sulle trasformazioni del territorio e sulle opere realizzate per ridurre il rischio idraulico.
Al centro della mostra c’è anche il rapporto tra l’espansione urbana e le lame, i solchi naturali attraverso i quali le acque meteoriche possono raggiungere la costa.
È proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa: comprendere come la storia delle alluvioni possa aiutare a interpretare le vulnerabilità del territorio contemporaneo.
La lezione del 1926: la memoria non basta senza prevenzione
«Un territorio mantiene la propria memoria e a Bari l’acqua, pur se assente per anni, può tornare all’improvviso», osserva Michele Mossa, professore ordinario di Idraulica al Politecnico di Bari.
Una considerazione che sposta l’attenzione dal ricordo della tragedia alla necessità di conoscere il territorio e pianificare gli interventi di prevenzione.
Anche il rettore del Politecnico, Umberto Fratino, richiama l’importanza della formazione tecnica e della collaborazione tra istituzioni per affrontare un rischio influenzato da fattori meteorologici, tecnici e sociali.
Il professor Giuseppe Mastronuzzi, dell’Università di Bari, sottolinea invece il valore della memoria storica e della conoscenza dei processi fisici per una corretta pianificazione territoriale, soprattutto nel contesto del cambiamento climatico.
La domanda che il centenario lascia aperta è concreta: quanto è cambiata la capacità di Bari di affrontare eventi meteorologici estremi rispetto al passato? La mostra offre strumenti per comprendere il problema, ma una risposta richiede anche dati aggiornati sulle aree esposte e sugli interventi di mitigazione.
Inaugurazione il 20 ottobre: orari e ingresso
La giornata inaugurale comincerà alle ore 16 nell’Auditorium di Palazzo Andidero, in viale Venezia 13, con un incontro al quale parteciperanno rappresentanti delle università e delle istituzioni, tra cui l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
Nell’occasione sarà inoltre promosso un premio di laurea in memoria del professor Antonio Rosario di Santo, già ordinario di Costruzioni Idrauliche al Politecnico di Bari e segretario generale dell’Autorità di Bacino della Puglia.
Alle ore 18 l’apertura della mostra a Palazzo Starita.
L’esposizione resterà visitabile fino al 30 ottobre. Il giorno dell’inaugurazione l’orario sarà dalle 18 alle 20; dal 21 al 30 ottobre, dalle 14 alle 20.
L’accesso è libero, con prenotazione prevista dagli organizzatori.
Un’occasione per osservare la Bari di un secolo fa e interrogarsi sulla sicurezza della città di oggi.














