cronaca bari

Bari, condannato per una tangente da 20mila euro: assolto dalle altre sei accuse

Pubblicità

BARI, 2 ottobre 2026 – Un cesto natalizio, un taglio di carne pregiata e, secondo l’accusa accolta dal Tribunale di Bari per uno degli episodi contestati, 20mila euro in contanti. Un imprenditore della provincia di Bari è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per corruzione. Ma la sentenza contiene un elemento decisivo: delle sette contestazioni originarie, sei si sono concluse con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

La condanna riguarda una certificazione

Il processo, celebrato con rito ordinario, riguardava diversi episodi, gran parte dei quali collegati ad atti relativi ad appalti durante l’emergenza Covid. La Procura aveva chiesto una condanna a nove anni.

Il Tribunale ha però ritenuto provato un solo episodio di corruzione, assolvendo l’imputato dalle altre sei contestazioni.

L’episodio per il quale è arrivata la condanna riguarda una certificazione di esecuzione dei lavori ottenuta nell’ottobre 2021. Secondo l’accusa, quel documento avrebbe consentito all’impresa di puntare al conseguimento di un’attestazione utile per partecipare ad appalti di maggiore valore economico.

I 20mila euro e il cesto di Natale

È il particolare emerso durante le indagini a rendere singolare la vicenda.

Secondo la ricostruzione accusatoria, nel dicembre 2021 sarebbero stati consegnati 20mila euro all’allora vertice della Protezione civile pugliese. Il denaro sarebbe stato inserito in un cesto natalizio insieme a un pezzo di carne pregiata.

L’imprenditore ha sostenuto che la somma fosse un regalo. Nel corso dell’inchiesta, tuttavia, gli investigatori intercettarono una conversazione nella quale comparivano riferimenti alla carne e alla “mazzetta”.

Assoluzione per gli altri sei episodi

La parte della sentenza da non trascurare riguarda le altre accuse.

All’imputato erano stati contestati sette episodi. Sei riguardavano vicende connesse agli appalti, tra cui forniture di strutture prefabbricate per terapie intensive e strutture mobili di emergenza destinate agli ospedali pugliesi durante la pandemia, per un valore complessivo indicato in circa 5 milioni di euro.

Per tutte queste contestazioni il Tribunale di Bari ha pronunciato l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste».

La pena di quattro anni riguarda quindi esclusivamente l’episodio della certificazione. Il Tribunale ha disposto anche l’interdizione e il risarcimento in favore della Regione Puglia, costituita parte civile.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio