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Corato, olio invenduto nelle cisterne: la nuova raccolta rischia la paralisi

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Nei frantoi e nelle cooperative restano grandi quantità di olio prodotto durante la precedente campagna. Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, denuncia il crollo dei prezzi, l’aumento dei costi e le difficoltà economiche delle imprese.

Olio invenduto nei magazzini di Corato

A Corato l’olio rimasto invenduto nelle cisterne di frantoi e cooperative mette a rischio l’avvio della nuova campagna olivicola.

L’allarme arriva da Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, l’Unione nazionale delle associazioni dei produttori olivicoli. Secondo il rappresentante della categoria, il mercato rischia una vera e propria paralisi e diversi operatori stanno valutando se affrontare o meno la prossima raccolta.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità degli spazi. Le cisterne ancora occupate dall’olio prodotto nella precedente stagione sono il segnale di una difficoltà economica più ampia, che sta coinvolgendo produttori, frantoi e cooperative.

Costi aumentati e prezzi in forte calo

Le aziende devono sostenere costi di produzione più elevati, mentre i prezzi riconosciuti sul mercato sono diminuiti sensibilmente. Una combinazione che riduce i margini e sottrae alle imprese la liquidità necessaria per preparare la nuova campagna.

La presenza di olio invenduto impedisce inoltre ai frantoi di liberare le cisterne destinate al prodotto che arriverà con la prossima molitura.

Nel Nord Barese la situazione appare particolarmente delicata. Corato si trova in uno dei territori a maggiore vocazione olivicola d’Italia e l’economia agricola locale dipende in larga parte dalla capacità della filiera di produrre, conservare e commercializzare olio extravergine di oliva.

La nuova campagna si annuncia di qualità

L’allarme giunge mentre le aspettative sulla qualità delle olive della prossima raccolta sono positive. Il territorio potrebbe quindi disporre di un prodotto di valore, ma senza le condizioni economiche e logistiche necessarie per lavorarlo e collocarlo sul mercato.

«Il mercato rischia la paralisi, in molti mettono in forse la raccolta», ha dichiarato Loiodice da Corato.

Le difficoltà segnalate dalla categoria non si limitano alla vendita dell’olio. Quando un prodotto resta fermo nei depositi, le imprese non recuperano gli investimenti sostenuti e non dispongono delle risorse necessarie per pagare manodopera, energia, trasporti, manutenzione e lavorazione delle olive.

Cosa rischiano produttori e frantoi

Il rischio principale è che alcuni operatori riducano gli acquisti di olive o rinuncino completamente alla molitura. Una simile decisione avrebbe conseguenze lungo tutta la filiera: dagli olivicoltori ai lavoratori stagionali, fino alle cooperative e alle aziende che si occupano di confezionamento e commercializzazione.

La crisi potrebbe inoltre indebolire un settore che svolge una funzione economica, ambientale e sociale fondamentale. Gli oliveti non producono soltanto reddito, ma contribuiscono alla cura del territorio, alla difesa del paesaggio rurale e alla conservazione di una parte essenziale dell’identità pugliese.

Le richieste della filiera olivicola

Unapol chiede interventi capaci di sostenere finanziariamente le imprese, favorire la commercializzazione dell’olio italiano e rafforzare i controlli sulla provenienza e sulla tracciabilità dei prodotti presenti sul mercato.

La priorità immediata è consentire a frantoi e cooperative di smaltire le giacenze e recuperare liquidità prima dell’inizio della nuova campagna.

Senza una risposta tempestiva, una stagione potenzialmente positiva dal punto di vista qualitativo potrebbe trasformarsi in una crisi produttiva e occupazionale.

Da Corato arriva quindi un messaggio rivolto alle istituzioni e all’intera filiera: liberare le cisterne e restituire valore all’olio italiano non è soltanto una necessità commerciale, ma una condizione indispensabile per permettere alle aziende di continuare a raccogliere e produrre.

IA utilizzata come assistenza redazionale; testo verificato, modificato e approvato dal direttore.

Redazione Pugliapress

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