Sicolo, CIA: “Stop per sei mesi al grano duro extracomunitario”

CIA Agricoltori Italiani chiede il blocco delle importazioni di grano duro extracomunitario fino a dicembre 2026 e controlli su tutte le navi nei porti pugliesi e italiani.
La protesta denuncia il crollo dei prezzi, le speculazioni sulla filiera cerealicola e la richiesta di controlli su tutte le navi cariche di grano duro.
Gennaro Sicolo chiede il blocco immediato delle importazioni di grano duro extracomunitario per sei mesi. La proposta è arrivata venerdì dal porto di Bari, dove centinaia di agricoltori hanno partecipato al flash mob promosso da CIA Agricoltori Italiani per denunciare la crisi della cerealicoltura italiana.
La mobilitazione si è svolta al Varco della Vittoria, uno dei punti simbolici dell’arrivo in Puglia di carichi di grano provenienti dall’estero. Secondo CIA, le importazioni massive stanno contribuendo al deprezzamento del grano italiano e stanno alimentando dinamiche speculative lungo la filiera.
“Chiediamo che già dai prossimi giorni siano bloccate le importazioni fino a dicembre 2026, visto l’approssimarsi della raccolta del grano duro”, ha dichiarato Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani.
Per Sicolo, le scorte presenti nei magazzini dell’industria molitoria sarebbero già sufficienti. Ulteriori arrivi dall’estero, prima della raccolta e nei sei mesi successivi, rappresenterebbero “un’azione predatoria nei confronti del grano duro italiano”.
CIA chiede anche una svolta sui controlli nei porti. L’organizzazione agricola ritiene non più accettabile un sistema basato su verifiche a campione, considerate insufficienti per garantire sicurezza alimentare, trasparenza e rispetto delle regole.
La richiesta è netta: tutte le navi con carichi di grano duro devono essere controllate nei porti pugliesi e italiani. Nessuna esclusa.
I controlli, secondo CIA, devono riguardare norme doganali, standard sanitari, requisiti ambientali e merceologici. Tra gli elementi da verificare ci sono micotossine, residui di pesticidi, eventuale radioattività, destinazione effettiva all’alimentazione umana e rispetto della reciprocità sociale.
Sicolo ha chiesto il coinvolgimento coordinato di Carabinieri NAS, Guardia di Finanza, Sanità marittima e Osservatorio fitopatologico regionale. L’appello è rivolto al Ministero dell’Agricoltura, al Ministero della Salute e all’assessorato regionale all’Agricoltura della Puglia.
Il nodo centrale resta il prezzo del grano duro. Secondo CIA, il valore è sceso dagli oltre 50 euro al quintale del 2023 agli attuali 19-25 euro, un livello definito inferiore persino a quello di quarant’anni fa.
L’organizzazione segnala anche una riduzione netta della superficie coltivata a grano duro in Italia, stimata intorno al 40% negli ultimi trent’anni. La causa indicata è il basso prezzo riconosciuto ai cerealicoltori dall’industria molitoria.
Le stime Ismea citate da CIA indicano un costo medio di produzione pari a 1.170 euro per ettaro. Agli agricoltori, però, verrebbero riconosciuti appena 500-600 euro per ettaro. Una forbice che, secondo l’organizzazione, costringe molte aziende a vendere in perdita.

“Costringere gli agricoltori a vendere sotto costo è illegale”, ha ribadito Sicolo.
CIA punta il dito anche contro la crescita delle importazioni. Nel 2023, secondo i dati citati dall’organizzazione, gli arrivi dall’estero sarebbero aumentati del 40% rispetto al 2022 e del 30% rispetto al 2021. Un ulteriore incremento, sostiene CIA, si sarebbe registrato nel 2024, 2025 e 2026, soprattutto dai Paesi extra UE.
Questo meccanismo, per l’organizzazione agricola, crea un eccesso artificiale di offerta, indebolisce il potere contrattuale degli agricoltori e favorisce extraprofitti nella fase di trasformazione.
Particolare attenzione viene chiesta anche sulla pratica del perfezionamento attivo, che consente l’applicazione di una tassa doganale agevolata. CIA chiede verifiche preventive sulle condizioni economiche, per evitare effetti dannosi sui produttori italiani.
La proposta finale riguarda una nuova legge nazionale sulla pasta. CIA chiede l’istituzione della “pasta Made in Italy con 100% grano duro italiano” da filiera certificata e l’obbligo di indicare in etichetta i Paesi di origine del grano duro utilizzato in ogni confezione.
La protesta di Bari non è quindi soltanto una mobilitazione agricola. È una richiesta politica, economica e sanitaria: difendere il grano duro italiano, garantire controlli reali nei porti e riequilibrare una filiera che oggi, secondo gli agricoltori, penalizza chi produce.























