Florovivaismo in Puglia, nuova legge per 618 imprese: cosa cambia per il settore

La riforma amplia le attività delle aziende e apre nuove opportunità di investimento. A Ruvo di Puglia il confronto promosso da Coldiretti su costi, lavoro e sostegni regionali.
Il florovivaismo pugliese conta 618 imprese, dà lavoro a 3.221 addetti e registra un export di 58,6 milioni di euro. Un settore importante per l’economia regionale che ora guarda alle opportunità offerte dalla nuova normativa nazionale, ma deve ancora fare i conti con costi di produzione elevati, difficoltà nel trovare personale specializzato ed emergenze fitosanitarie.
Di questi problemi si è discusso a Ruvo di Puglia, durante un incontro promosso da Coldiretti Puglia con imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Al centro del confronto il decreto legislativo 151 del 30 luglio 2026, che introduce una disciplina organica per il comparto e amplia le possibilità operative delle aziende.
Florovivaismo, cosa cambia con la nuova legge
La riforma riconosce le diverse attività della filiera, dalla produzione di fiori e piante al vivaismo ornamentale, frutticolo, olivicolo e forestale. Tra le novità figura il rafforzamento della multifunzionalità, che consente alle imprese di sviluppare servizi collegati all’attività agricola, dalla commercializzazione alla cura del verde pubblico e privato.
Sono previsti anche contratti di coltivazione e nuove possibilità nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Il Piano nazionale del florovivaismo, secondo quanto illustrato da Coldiretti, dispone inoltre di 8,5 milioni di euro per il triennio 2027-2029, destinati a ricerca, innovazione e sviluppo.
Per la Puglia si tratta di opportunità che interessano soprattutto i territori a maggiore vocazione produttiva, tra cui Terlizzi, Leverano, Taviano, Monopoli e Copertino.
Costi di produzione e manodopera, i problemi delle aziende
La nuova legge arriva in una fase ancora difficile per molte imprese. Energia, fertilizzanti, materiali plastici e trasporti continuano a incidere sui bilanci, mentre la Xylella rappresenta una delle principali preoccupazioni sul fronte fitosanitario.
«Le aziende hanno bisogno di risposte tempestive, di una semplificazione degli adempimenti e di strumenti capaci di sostenere gli investimenti», ha dichiarato Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Tra le questioni affrontate anche le agevolazioni sul carburante agricolo e l’esclusione dalla TARI delle superfici produttive in cui si generano rifiuti speciali smaltiti autonomamente, nei casi previsti dalla normativa.
Resta poi il problema della manodopera. Le aziende faticano a reperire lavoratori qualificati, soprattutto nei periodi di maggiore attività. Coldiretti ha richiamato le misure contrattuali e contributive per favorire le assunzioni regolari, insieme al progetto di collaborazione con la Tunisia per formare personale prima dell’ingresso in Italia.
La sfida per la Regione Puglia
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Ruvo di Puglia Pasquale Chieco, l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli e rappresentanti del settore florovivaistico.
Per Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, la riforma rappresenta un riconoscimento importante, ma occorre tradurre le nuove disposizioni in interventi regionali mirati, soprattutto per innovazione, formazione e ricerca.
È questo il passaggio ancora da affrontare: capire quali strumenti saranno effettivamente disponibili per le imprese pugliesi, con quali risorse e attraverso quali modalità di accesso.
La legge definisce un nuovo quadro nazionale. Per le 618 aziende della regione, la differenza la faranno gli interventi concreti che seguiranno.














