
Da Foggia a Trani, i sindacati contestano il piano di dimensionamento 2027/2028. Sul tavolo la gestione degli istituti, il personale e una domanda ancora aperta: la Regione può concedere la moratoria?
BARI, 1° novembre 2026 – Scuole con oltre 1.400 alunni, istituti destinati a essere accorpati e il rischio, denunciato dai sindacati, di complicare la gestione amministrativa e didattica. In Puglia il dimensionamento scolastico torna al centro del confronto tra organizzazioni dei lavoratori e Regione, chiamata a valutare una richiesta precisa: fermare per un anno la riorganizzazione prevista per il 2027/2028.
La proposta, avanzata unitariamente il 28 ottobre da otto sigle della scuola e della dirigenza scolastica, punta a rinviare gli interventi al 2028/2029.
Ma dietro la richiesta di moratoria ci sono questioni concrete che riguardano dirigenti, insegnanti, personale amministrativo e famiglie.
Foggia e Trani, i numeri contestati dai sindacati
Uno dei punti più controversi riguarda le dimensioni che alcuni istituti potrebbero raggiungere dopo la riorganizzazione.
Secondo il documento sindacale, a Foggia si arriverebbe a oltre 1.410 studenti e a Trani a oltre 1.370. Numeri superiori alla soglia di 1.200 alunni richiamata dalle organizzazioni sulla base delle indicazioni regionali.
È una contestazione che merita un approfondimento amministrativo. Occorre verificare quali scuole siano effettivamente coinvolte, come siano stati calcolati gli iscritti e se le disposizioni regionali prevedano eccezioni applicabili ai singoli casi.
I numeri riportati dai sindacati, da soli, non dimostrano un’irregolarità.
Resta però una questione: quanto può diventare complessa la gestione di un istituto con numerosi studenti e più sedi, talvolta distribuite su territori differenti?
Un accorpamento può concentrare in un’unica autonomia scolastica le responsabilità amministrative di istituti precedentemente distinti. Per comprenderne gli effetti effettivi bisogna conoscere il numero dei plessi, la loro distribuzione e il personale assegnato.
Cosa cambia realmente per le famiglie
Il dimensionamento scolastico viene spesso associato alla chiusura delle scuole. Ma non è necessariamente così.
L’accorpamento di due istituti non determina automaticamente la chiusura degli edifici o il trasferimento degli alunni. Può invece modificare l’autonomia amministrativa, la dirigenza e l’organizzazione delle segreterie.
Per questo è importante distinguere la riorganizzazione amministrativa dalle eventuali modifiche all’offerta formativa e alla distribuzione delle sedi.
Per una famiglia la prima domanda è se il figlio continuerà a frequentare lo stesso plesso. Per gli insegnanti e il personale amministrativo si aggiungono quelle relative all’organizzazione del lavoro e alle eventuali variazioni delle graduatorie interne.
Sono conseguenze possibili, non effetti già accertati per tutte le scuole interessate.
La richiesta alla Regione e il caso di Bitonto
A chiedere la moratoria sono Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams, Anief, Anp e Dirigenti Scuola.
Le otto organizzazioni contestano la ristrettezza dei tempi, la concertazione ritenuta insufficiente e il coinvolgimento giudicato inadeguato delle comunità scolastiche e degli enti locali.
Nel documento viene citato anche il Comune di Bitonto, al quale i sindacati attribuiscono il mancato rispetto di alcune scadenze procedurali. Una contestazione che richiede il riscontro dei relativi atti amministrativi.
Per la provincia di Foggia viene avanzata inoltre una richiesta specifica: mantenere l’assetto scolastico effettivamente in vigore nel 2026/2027, evitando che l’eventuale rinvio consolidi le modifiche richiamate nella deliberazione regionale n. 974 del luglio 2026.
Meno studenti in Puglia, ma quali scuole devono cambiare?
Il problema del calo demografico non può essere ignorato.
Secondo la stima richiamata dalle organizzazioni sindacali, la popolazione scolastica pugliese diminuirebbe di oltre 12mila studenti ogni anno.
Un dato significativo, che va confrontato con le statistiche ufficiali per definirne il periodo di riferimento e l’effettiva evoluzione.
La riduzione degli iscritti pone una questione di organizzazione della rete scolastica. Ma il numero degli studenti non racconta da solo le caratteristiche di un territorio.
Una scuola di un grande centro urbano e una distribuita tra piccoli comuni possono presentare esigenze molto differenti, anche quando il numero complessivo degli iscritti è simile.
Per questo il dimensionamento deve essere valutato non soltanto in termini numerici, ma anche considerando la distanza tra le sedi, i collegamenti e la possibilità di garantire servizi scolastici accessibili.
I sindacati propongono di affrontare il calo degli studenti anche attraverso il potenziamento del tempo scuola, l’ampliamento dei servizi educativi da zero a sei anni e la riduzione del numero di alunni per classe.
Proposte che richiedono però una valutazione delle risorse e del personale necessari.
Sostegno e personale ATA, un problema che resta aperto
Il confronto sul dimensionamento arriva in una fase in cui le organizzazioni sindacali denunciano anche criticità negli organici.
Nel documento approvato il 7 ottobre, UIL Scuola Puglia ha richiamato la necessità di stabilizzare ulteriori posti di sostegno e di rafforzare il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
Occorre però distinguere le due questioni.
Il dimensionamento riguarda innanzitutto l’organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche. I posti di sostegno e gli organici ATA seguono criteri e procedure specifiche, che non possono essere automaticamente sovrapposti al numero delle autonomie.
Il problema è capire se le modifiche organizzative possano rendere più complessa la gestione degli istituti e quali misure siano previste per garantire il servizio.
La Regione può concedere davvero un anno di moratoria?
È il punto sul quale si concentra la richiesta sindacale.
La Regione Puglia ha già approvato, con la deliberazione n. 1108 del 4 agosto 2026, le linee di indirizzo relative al dimensionamento scolastico per il 2027/2028.
La programmazione regionale si inserisce però in un quadro nazionale che disciplina la riorganizzazione delle autonomie scolastiche e il contingente delle dirigenze, anche in relazione agli obiettivi del PNRR.
Non basta quindi chiedere una sospensione per stabilire che la Regione possa concederla autonomamente.
Occorre chiarire quali margini consentano le disposizioni nazionali, se il rinvio richieda ulteriori provvedimenti e quali conseguenze amministrative possa comportare.
È una risposta che deve arrivare dagli organismi istituzionali competenti, sulla base delle norme applicabili.
Cosa succede adesso
Le otto sigle chiedono di rinviare il dimensionamento al 2028/2029 e di aprire un confronto per definire criteri condivisi già dalla primavera del 2027.
Per comprendere il futuro delle scuole pugliesi servono però risposte più precise: l’elenco degli istituti interessati, le motivazioni degli accorpamenti, le eventuali deroghe e le conseguenze organizzative per ciascun territorio.
La richiesta di moratoria non equivale a una sospensione già approvata.
Ed è su questa distinzione che si gioca il prossimo passaggio: capire se, e a quali condizioni, la riorganizzazione prevista per il 2027/2028 potrà essere rinviata.

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