
Il Governo approva le intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il presidente pugliese contesta la riforma e chiede il sostegno dei parlamentari della regione. Ora la parola passa alle Camere.
BARI, 15 ottobre 2026 – La Puglia si prepara a contestare davanti alla Corte costituzionale l’autonomia differenziata. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri alle intese con quattro Regioni del Nord, il presidente Antonio Decaro ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso. Al centro dello scontro ci sono soprattutto la sanità, il personale medico e le risorse destinate ai servizi pubblici.
Il passaggio decisivo è arrivato il 13 ottobre, quando il Governo ha approvato gli schemi delle intese definitive e i relativi disegni di legge per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. La riforma deve ancora affrontare l’esame del Parlamento.
Decaro: «Non possiamo permetterci di perdere medici e infermieri»
La posizione del presidente della Regione Puglia è netta. Decaro ritiene che il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni economicamente più forti possa accentuare le differenze territoriali, soprattutto nell’assistenza sanitaria.
«Non possiamo permettere che si creino le condizioni per sottrarci medici, infermieri e risorse a vantaggio delle regioni più ricche», ha dichiarato il governatore.
Decaro ha inoltre invitato i parlamentari pugliesi, indipendentemente dall’appartenenza politica, a sostenere la posizione della Regione.
La sua è una valutazione politica sui possibili effetti della riforma: non risulta, allo stato attuale, un trasferimento già avvenuto di personale sanitario o di fondi dalla Puglia alle quattro Regioni interessate.
Autonomia differenziata, cosa potrebbe cambiare per la sanità pugliese
È proprio sulla sanità che il confronto assume conseguenze potenzialmente concrete per i cittadini.
Le intese riguardano anche la tutela della salute e prevedono ulteriori margini di autonomia in ambiti che comprendono le tariffe e la contrattazione integrativa del personale medico.
Il timore espresso da Decaro è che le Regioni con maggiori disponibilità economiche possano offrire condizioni più vantaggiose ai professionisti sanitari, rendendo più difficile per la Puglia trattenere o reclutare medici e infermieri.
Ma occorre distinguere il rischio prospettato dagli effetti effettivi: per stabilire quali conseguenze ci saranno sui servizi sanitari pugliesi sarà necessario esaminare le disposizioni definitive, le risorse disponibili e le modalità di applicazione.
Il Governo difende la riforma: ora decide il Parlamento
Di segno opposto la posizione del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che considera l’approvazione delle intese un passaggio decisivo per riconoscere maggiori competenze ai territori.
La Lega sostiene che l’autonomia rappresenti un’opportunità anche per il Mezzogiorno. Il senatore Roberto Marti ha contestato la posizione di Decaro, invitandolo a concentrarsi sui problemi della Puglia.
L’iter, però, non è concluso. I disegni di legge dovranno ottenere l’approvazione parlamentare a maggioranza assoluta.
Il nodo ancora aperto: quando e su quali atti la Puglia farà ricorso?
L’annuncio di Decaro apre una questione istituzionale che va oltre il confronto politico.
La Regione dovrà individuare gli atti da contestare e i profili di presunta incostituzionalità. La sentenza 192 del 2024 della Corte costituzionale ha già affrontato diversi aspetti della legge sull’autonomia differenziata, richiamando anche il ruolo centrale del Parlamento.
Resta quindi da chiarire quando sarà formalizzato il ricorso annunciato e quali disposizioni saranno oggetto dell’eventuale impugnazione.
Per i cittadini pugliesi la domanda fondamentale è un’altra: la nuova distribuzione delle competenze garantirà gli stessi diritti e livelli di assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale?
È su questo terreno che si misureranno gli effetti concreti della riforma.

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