Violenza di genere, negli ospedali ASL Bari assistenza entro 15 minuti: parte la formazione

La procedura aziendale prevede codice arancione, ambienti protetti e collegamento con i centri antiviolenza. Il percorso formativo è iniziato il 14 ottobre e proseguirà a novembre.
BARI, 15 ottobre 2026 – Una persona che arriva in Pronto Soccorso dopo aver subito violenza deve poter ricevere assistenza tempestiva, protezione e un percorso di cura adeguato, indipendentemente dall’ospedale in cui si presenta. È questo l’obiettivo della procedura adottata dalla ASL Bari contro la violenza di genere, al centro di un programma di formazione per medici, infermieri e altri operatori sanitari.
La novità più concreta riguarda il primo intervento: la procedura prevede l’attribuzione del codice arancione e la presa in carico entro 15 minuti, insieme all’attivazione di un percorso che coinvolge specialisti, servizi sociali ospedalieri e centri antiviolenza.
Il primo appuntamento formativo era fissato per il 14 ottobre a Bari, mentre il secondo è previsto per il 19 novembre.
Dal Pronto Soccorso alla protezione della vittima
La procedura, approvata con deliberazione del direttore generale numero 2316 del 17 novembre 2025, punta a uniformare l’assistenza in tutti i presidi ospedalieri della ASL Bari.
Non si tratta soltanto di intervenire sulle eventuali lesioni fisiche. Gli operatori devono essere preparati a riconoscere anche i segnali di violenza psicologica e sessuale, garantendo riservatezza, dignità e continuità assistenziale.
Il percorso comprende visite specialistiche, eventuali accertamenti ginecologici, infettivologici e tossicologici, raccolta dei reperti biologici e collegamento con la rete territoriale di protezione.
Sono previsti ambienti riservati, supporto linguistico per le persone straniere e strumenti dedicati alla documentazione clinica e medico-legale.
Nei casi previsti dalla legge viene inoltre attivato il raccordo con le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria.
In Puglia 2.737 nuovi accessi ai centri antiviolenza
Il contesto regionale aiuta a comprendere l’importanza dell’iniziativa.
Secondo i dati riportati dalla ASL Bari, nel 2024 i 30 centri antiviolenza operativi in Puglia hanno registrato 2.737 nuovi accessi.
Il 63,4% degli accessi è riconducibile a invii effettuati da altri servizi della rete territoriale.
Un dato che evidenzia il ruolo del collegamento tra strutture sanitarie, servizi sociali e organizzazioni specializzate. I numeri, tuttavia, descrivono soltanto le persone entrate in contatto con i centri e non rappresentano la totalità degli episodi di violenza verificatisi nella regione.
La formazione e gli strumenti per riconoscere il rischio
Il programma formativo è organizzato dalla UOC Medicina Forense, Gestione Rischio Clinico, Sistema Qualità e Formazione. Responsabile scientifica è la dottoressa Crescenza Abbinante.
Durante gli incontri saranno approfonditi il riconoscimento precoce della violenza, la gestione clinica, la conservazione dei reperti e le procedure per accompagnare la persona verso una dimissione protetta o un eventuale ricovero.
Tra gli strumenti previsti figura anche il questionario DA-5, utilizzato per valutare il rischio di nuove violenze.
La formazione proseguirà nel 2027, con l’obiettivo dichiarato di consolidare competenze condivise tra gli operatori.
La sfida: garantire lo stesso intervento in ogni ospedale
La procedura è già stata formalmente approvata nel 2025. La fase formativa rappresenta quindi un passaggio per renderne più uniforme l’applicazione.
Il punto da verificare sarà la sua effettiva attuazione nei diversi Pronto Soccorso: quanti operatori saranno formati, se gli ambienti protetti saranno disponibili ovunque e come verrà monitorato il rispetto dei tempi di presa in carico.
Sono aspetti sui quali il comunicato aziendale non fornisce ancora dati operativi completi.
All’ingresso dei Pronto Soccorso aziendali è inoltre prevista l’esposizione della cartellonistica del 1522, numero nazionale gratuito antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24.
L’obiettivo è che l’accesso alle cure possa diventare anche il primo passo verso un percorso di protezione, senza lasciare la persona sola dopo l’intervento sanitario.













