Dal De Bellis una nuova strada contro il tumore gastrico: risultati positivi anche sugli organoidi dei pazienti
Lo studio dell’IRCCS “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte individua una vulnerabilità del tumore gastrico combinando l’inibizione di SMYD3 con i PARP-inibitori. I risultati sono promettenti, ma per ora restano preclinici.
CASTELLANA GROTTE, 2 ottobre 2026 – Dal laboratorio del “Saverio de Bellis” arriva una nuova possibile strada contro il tumore gastrico: colpire contemporaneamente due meccanismi utilizzati dalle cellule tumorali per riparare il proprio DNA. La prospettiva, in futuro, potrebbe consentire terapie più mirate e ridurre in alcuni pazienti il ricorso alla chemioterapia. Ma il punto decisivo è questo: non si tratta ancora di una cura disponibile per i pazienti.
Lo studio, firmato da ricercatori dell’IRCCS di Castellana Grotte e pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, è stato pubblicato il 12 settembre 2026 con il titolo Targeting the DNA-repair chromatin-modifier protein SMYD3 as a novel epigenetics-based therapy for gastric cancer.

La prima autrice è Katia De Marco, ricercatrice dell’UOC di Genetica Medica del De Bellis. Nel gruppo figurano, tra gli altri, Valentina Grossi e Cristiano Simone. Il comunicato dell’IRCCS sottolinea anche il percorso della ricercatrice, entrata nell’istituto nel 2019 come tirocinante volontaria e oggi arrivata alla conclusione del dottorato internazionale, dopo 29 pubblicazioni scientifiche in sette anni.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Al centro del lavoro c’è SMYD3, una proteina già associata alla progressione di diversi tumori e coinvolta nei meccanismi attraverso cui le cellule riparano i danni al DNA.
Lo studio mostra che SMYD3 interagisce con elementi fondamentali della cosiddetta ricombinazione omologa, uno dei sistemi utilizzati dalle cellule per riparare rotture del DNA. Bloccando SMYD3, i ricercatori sono riusciti a compromettere questo meccanismo di riparazione.
Da qui nasce il secondo passaggio: associare l’inibizione di SMYD3 ai PARP-inibitori, farmaci che interferiscono a loro volta con i sistemi di riparazione del DNA.
La combinazione punta quindi a mettere la cellula tumorale in una condizione dalla quale non riesce più facilmente a recuperare. È il principio della cosiddetta letalità sintetica: due vulnerabilità, se colpite contemporaneamente, producono un effetto molto più forte rispetto all’intervento su un solo bersaglio.
Dai modelli cellulari agli organoidi derivati dai pazienti
L’aspetto più interessante dello studio è che il risultato non è stato osservato soltanto nelle tradizionali colture cellulari.
I ricercatori hanno sperimentato la combinazione anche su modelli tridimensionali e su organoidi tumorali derivati da tessuti di pazienti operati al De Bellis. Si tratta di strutture coltivate in laboratorio che riproducono alcune caratteristiche biologiche del tumore di origine e consentono di testare possibili strategie terapeutiche in un sistema più vicino alla complessità del tessuto umano rispetto alle semplici cellule coltivate in piastra.
Nei modelli esaminati, la combinazione tra l’inibitore di SMYD3 EM127 e PARP-inibitori come olaparib o rucaparib ha prodotto una riduzione della vitalità degli organoidi tumorali e un aumento della morte cellulare rispetto ai singoli trattamenti.
EM127 è inoltre una delle molecole sulla quale il gruppo del De Bellis lavora da tempo. Il comunicato dell’istituto evidenzia che uno degli inibitori utilizzati nello studio è stato sviluppato e brevettato proprio a Castellana Grotte.
Un risultato importante anche sulla resistenza ai farmaci
C’è un altro dato che merita attenzione.
I ricercatori hanno creato in laboratorio cellule di tumore gastrico diventate resistenti all’olaparib, uno dei PARP-inibitori impiegati negli esperimenti. In quelle cellule hanno osservato un aumento dell’espressione nucleare di SMYD3.
Bloccando SMYD3 con EM127, le cellule resistenti hanno recuperato sensibilità all’olaparib nel modello sperimentale.
Questo elemento suggerisce una possibile ulteriore applicazione futura: non soltanto aumentare l’efficacia dei PARP-inibitori, ma provare a contrastare almeno alcuni meccanismi di resistenza.
“Senza chemioterapia”: cosa significa realmente
Il titolo del comunicato del De Bellis parla di “future prospettive per trattamenti senza chemioterapia”.
È una prospettiva scientificamente interessante, ma va letta nella sua fase corretta.
Lo studio pubblicato non dimostra ancora che la combinazione possa sostituire la chemioterapia nei pazienti con tumore gastrico. I risultati riguardano infatti esperimenti effettuati su cellule, modelli tridimensionali e organoidi derivati dai pazienti. Lo stesso articolo scientifico presenta l’inibizione di SMYD3 come una strategia che fornisce il razionale per un futuro sviluppo clinico, non come terapia già validata nell’uomo.
I PARP-inibitori sono già farmaci utilizzati in altre neoplasie e alcuni sono oggetto di sperimentazione anche nel tumore gastrico, ma la combinazione descritta dal De Bellis dovrà essere ulteriormente validata prima di poter diventare un trattamento clinico.
È probabilmente questo il passaggio più importante per il lettore: la scoperta apre una strada, ma tra un risultato preclinico promettente e una nuova terapia per i pazienti esistono ancora fasi di sperimentazione indispensabili.
La ricerca cresciuta a Castellana Grotte
Il lavoro ha anche una forte componente territoriale.
Katia De Marco è entrata al De Bellis nel 2019 come tirocinante volontaria, ha ottenuto una borsa di studio nel 2020 ed è entrata nel 2023 nella Piramide della ricerca sanitaria. Il suo dottorato internazionale, realizzato in collaborazione con Sapienza Università di Roma, ha portato anche allo studio ora pubblicato.

Il percorso è stato seguito da Valentina Grossi, responsabile di unità di ricerca dell’UOC di Genetica Medica e corresponding author del lavoro insieme a Cristiano Simone.
Per il direttore scientifico Gianluigi Giannelli, il risultato si inserisce nella ricerca di strategie capaci di intervenire sempre più selettivamente sulle vulnerabilità molecolari delle cellule tumorali. Il direttore generale Michelangelo Armenise lega invece il risultato anche alla capacità dell’istituto di formare e trattenere ricercatori.
Il nuovo lavoro arriva inoltre in un anno nel quale il De Bellis ha ottenuto dal Ministero della Salute finanziamenti per due progetti oncologici, uno dei quali dedicato proprio all’adenocarcinoma gastrico ed esofageo.
La domanda adesso è quindi soprattutto una: quanto rapidamente questa strategia potrà passare dai modelli sperimentali alle successive fasi di sviluppo necessarie per capire se sia realmente efficace e sicura nei pazienti?














