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Quasi 5 milioni di ettolitri di vino fermi in Puglia: prezzi in caduta e aziende in difficoltà

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Le giacenze nelle cantine pugliesi sono aumentate del 14,5% in un anno. CIA Puglia propone distillazione di crisi, liquidità per le imprese, riconversione dei vigneti e nuovi investimenti nella promozione.

Il vino pugliese si accumula nelle cantine

CIA Puglia ha chiesto interventi immediati per affrontare la crisi del vino e ridurre le grandi quantità di prodotto che restano ferme nelle cantine regionali.

I dati elaborati sulla base del rapporto ICQRF “Cantina Italia” indicano che al 30 giugno 2026 in Puglia erano presenti 4.892.860 ettolitri di vino. Un anno prima, alla stessa data, erano 4.274.720.

In dodici mesi le giacenze sono quindi aumentate di 618.140 ettolitri, con una crescita di circa il 14,5%. Il comunicato di CIA Puglia riassume questa situazione parlando di circa 5 milioni di ettolitri di vino invenduto.

Il grafico allegato al documento mette a confronto la situazione nazionale e quella pugliese al 30 giugno 2025, al 30 giugno 2026 e al 31 luglio 2025. La rappresentazione visiva mostra l’aumento delle quantità complessive presenti in Puglia tra giugno 2025 e giugno 2026.

Oltre 3,4 milioni di ettolitri sono vini DOP e IGP

La maggior parte delle giacenze pugliesi riguarda vini con indicazione geografica.

Al 30 giugno 2026 risultavano presenti:

  • 941.887 ettolitri di vini DOP;
  • 2.503.781 ettolitri di vini IGP;
  • 1.447.191 ettolitri di vini varietali e comuni.

DOP e IGP raggiungono insieme 3.445.668 ettolitri, oltre il 70% del totale regionale.

La crescita più evidente, in termini percentuali, riguarda i vini varietali e comuni, aumentati di circa il 23,5% rispetto al 30 giugno 2025. Le giacenze dei vini IGP sono salite di oltre 333mila ettolitri, mentre quelle dei DOP sono rimaste quasi stabili.

Il problema, quindi, non interessa soltanto le produzioni più economiche. Una parte molto consistente del vino fermo nelle cantine possiede una denominazione o un’indicazione geografica.

CIA Puglia: «La crisi è cominciata dopo il Covid»

La situazione è stata esaminata durante la conferenza stampa organizzata da CIA Puglia nella sala giunta della Camera di Commercio di Bari.

«La crisi è cominciata nel post-Covid per poi esplodere in tutta la sua gravità quest’anno», ha dichiarato Giannicola D’Amico, vicepresidente di CIA Puglia.

Secondo D’Amico, le difficoltà derivano da diversi fattori: aumento dei costi di produzione, danni causati da problemi fitosanitari ed eventi calamitosi, riduzione dei consumi, rallentamento delle esportazioni, cambiamento dei gusti e instabilità geopolitica.

«Bisogna agire subito e bene per risollevare il comparto e rilanciarlo», ha aggiunto il vicepresidente dell’organizzazione agricola.

Più produzione, consumi insufficienti e prezzi in discesa

Secondo CIA Puglia, nelle ultime due annate la produzione è tornata a crescere, ma l’aumento non è stato accompagnato da un andamento simile dei consumi.

Il risultato è l’accumulo di vino nelle cantine. Le aziende devono sostenere i costi di conservazione, dispongono di meno liquidità e incontrano maggiori difficoltà nella vendita del prodotto.

La pressione delle giacenze contribuisce inoltre alla discesa dei prezzi delle uve e del vino, soprattutto nel settore dei rossi e delle produzioni IGP. Il rischio indicato dall’organizzazione riguarda non solo la tenuta economica delle aziende agricole e delle cantine, ma anche l’occupazione legata all’intera filiera.

Il quadro è particolarmente delicato perché la Puglia rappresenta una delle principali regioni vitivinicole italiane. Nel 2025 ha prodotto circa 8,4 milioni di ettolitri, pari a circa il 19% della produzione nazionale, secondo i dati provvisori ISMEA pubblicati dalla Regione Puglia.

Distillazione di crisi e liquidità tra le misure immediate

CIA Puglia propone innanzitutto un monitoraggio più preciso delle giacenze attraverso l’ICQRF.

I dati, secondo l’organizzazione, dovrebbero distinguere chiaramente i vini rossi dai bianchi e dai rosati. Questa separazione permetterebbe di individuare le produzioni maggiormente in difficoltà e di adottare interventi più mirati.

Tra le azioni immediate vengono indicate:

  • la distillazione di crisi per categorie di vino ben identificate;
  • misure capaci di garantire liquidità alle aziende;
  • maggiori controlli sulla destinazione dell’uva da tavola invenduta;
  • verifiche affinché il prezzo riconosciuto ai produttori non scenda sotto i costi medi di produzione elaborati da ISMEA.

L’obiettivo della distillazione di crisi sarebbe ritirare dal mercato una parte delle eccedenze e ridurre la pressione sui prezzi, evitando però interventi generici che possano penalizzare indistintamente tutte le produzioni.

Riconversione dei vigneti e aggiornamento del catasto

Per il medio e lungo periodo, CIA Puglia chiede l’aggiornamento del catasto vitivinicolo regionale e una sanatoria per i vigneti non ancora censiti.

L’organizzazione propone anche bandi per l’estirpazione volontaria dei vigneti meno remunerativi e meno resistenti alle difficoltà climatiche, oltre a incentivi per la riconversione verso vitigni a bacca bianca o varietà autoctone richieste dal mercato.

Tra gli interventi indicati compare un piano straordinario per l’irrigazione, basato sull’ammodernamento delle reti idriche, sul recupero delle acque reflue a uso agricolo e sulla digitalizzazione dei turni irrigui.

Promozione, aggregazione e nuovi mercati

La crisi non può essere affrontata soltanto riducendo le quantità disponibili. Secondo CIA Puglia occorre aumentare il valore del vino prodotto e aiutare le aziende a raggiungere nuovi consumatori.

Per questo l’organizzazione chiede un piano di promozione dei vitigni autoctoni pugliesi, una maggiore diversificazione dell’offerta e un rafforzamento dell’internazionalizzazione, soprattutto per le imprese più piccole.

L’aggregazione tra produttori potrebbe consentire alle aziende di condividere risorse, investire nell’innovazione tecnologica e affrontare i mercati esteri con una maggiore forza commerciale.

CIA Puglia invita inoltre il comparto ad adeguarsi ai nuovi gusti dei consumatori, sempre più orientati verso bollicine, rosati, vini bianchi e prodotti con caratteristiche facilmente riconoscibili.

Anche l’enoturismo viene indicato come uno strumento da rafforzare. Le cantine, oltre a produrre vino, possono creare esperienze legate ai territori, ai vitigni autoctoni, alla gastronomia e alla cultura rurale pugliese.

La vendemmia si avvicina e il tempo si riduce

L’aumento delle giacenze arriva mentre le aziende si preparano a una nuova vendemmia.

Senza un recupero delle vendite o un intervento capace di ridurre le quantità già presenti, molte cantine potrebbero trovarsi con spazi insufficienti, maggiore esposizione finanziaria e prezzi ancora più bassi.

CIA Puglia chiede quindi un confronto immediato tra Regione, Governo, organizzazioni agricole e rappresentanti della filiera.

La priorità è evitare che quasi 5 milioni di ettolitri di vino diventino il simbolo di una produzione senza mercato. Le misure di emergenza possono alleggerire le cantine, ma il rilancio richiede una strategia più ampia: meno frammentazione, maggiore capacità commerciale, innovazione, qualità riconoscibile e una promozione costruita intorno all’identità del vino pugliese.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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