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Festival della Valle d’Itria, la Carmen sold out chiude in bellezza l’edizione 2026

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Tre settimane di opere, concerti e incontri hanno animato Martina Franca e la Valle d’Itria. Fabio Luisi lascia la direzione musicale e diventa direttore musicale emerito del Festival.

La Carmen di Georges Bizet, ancora una volta sold out, ha chiuso in bellezza la 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria.

da sinistra Michele Punzi, Fabio Luisi, Rino Carrieri, Silvia Colasanti- ph Cinzia Coppolecchia

Dal 14 luglio al 2 agosto, Martina Franca e alcuni dei luoghi più suggestivi della Valle d’Itria hanno ospitato opere, concerti, teatro e incontri dedicati al tema “Mediterraneo. Culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie”. Un programma che ha unito grandi classici, opere rare e nuove produzioni, confermando il Festival tra gli appuntamenti culturali più importanti dell’estate pugliese.

Un’edizione che guarda al futuro

Per il presidente della Fondazione Paolo Grassi, Michele Punzi, il bilancio è positivo.

L’ultima edizione ha richiamato un pubblico arrivato anche dall’estero e ha dimostrato che è possibile proporre spettacoli di qualità senza rinunciare alla ricerca e all’originalità. Un risultato che, secondo il presidente, conferma la forza di un Festival capace di crescere restando fedele alla propria identità.

Anche la direttrice artistica Silvia Colasanti ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto. Ha ricordato come il Festival abbia saputo coinvolgere sia gli appassionati sia chi si è avvicinato per la prima volta alla musica lirica, proponendo un percorso che mette insieme quattro secoli di musica con uno sguardo rivolto al presente.

Il grazie a Fabio Luisi

La chiusura dell’edizione 2026 coincide anche con un momento importante nella storia del Festival.

Dopo tanti anni alla guida musicale della manifestazione, Fabio Luisi lascia il suo incarico e accetta la nomina a direttore musicale emerito.

Il maestro, presente al Festival fin dal 1981, ha spiegato di aver scelto di favorire un ricambio, mantenendo però un forte legame con Martina Franca, città che considera una seconda casa. Un rapporto che continuerà anche nei prossimi anni con il nuovo incarico onorifico.

Le opere che hanno segnato il Festival

L’edizione 2026 è stata caratterizzata da tre nuove produzioni liriche.

Il pubblico ha applaudito il dittico formato da Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella.

Grande interesse anche per la Carmen di Georges Bizet nella versione originale del 1874, proposta per la prima volta in forma scenica secondo quanto comunicato dagli organizzatori.

Tra gli appuntamenti più attesi anche Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale, riportato in scena in epoca moderna grazie a un importante lavoro di ricerca musicale.

Un Festival che coinvolge tutto il territorio

Accanto agli spettacoli, il Festival ha proposto concerti, incontri, il convegno dedicato al rapporto tra mito e Mediterraneo e la rassegna “In Orbita”, che ha portato musica e cultura anche nelle piazze e nelle contrade di Martina Franca.

Dietro ogni appuntamento c’è stato il lavoro di artisti, tecnici, musicisti e volontari. La Fondazione Paolo Grassi ricorda che sono state circa 200 le persone impegnate nell’organizzazione della manifestazione, resa possibile anche grazie al sostegno delle istituzioni pubbliche e dei partner privati.

Un finale che apre una nuova stagione

Il sipario si è chiuso tra gli applausi del pubblico, ma il Festival della Valle d’Itria guarda già avanti.

L’edizione 2026 lascia l’immagine di una manifestazione viva, capace di unire tradizione e innovazione senza perdere la propria identità. Nelle prossime settimane saranno annunciati il tema e i titoli delle opere della 53ª edizione, un nuovo capitolo per una rassegna che continua a rappresentare uno dei simboli culturali della Puglia.

Redazione Pugliapress

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