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Sanità pugliese nel caos: medici, ferie e reparti a rischio

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Le testimonianze raccolte da Puglia Press raccontano ospedali sotto pressione. La Regione replica: «Le prestazioni aggiuntive non saranno eliminate».

La sanità pugliese nel caos con un allarme che arriva da chi gli ospedali li vive ogni giorno. Medici, dirigenti e operatori sanitari hanno raccontato a Puglia Press una situazione che non può essere ridotta alla formula, ormai consumata, “mancano medici e infermieri”.

Questa è la conclusione. Il problema vero è capire come il sistema sia riuscito finora a reggere e cosa possa accadere nei mesi più difficili dell’anno, quando alle carenze di personale si aggiungono ferie, turni scoperti, prestazioni aggiuntive, medici in quiescenza e, nella provincia di Taranto, anche l’impatto organizzativo dei Giochi del Mediterraneo.

Puglia Press ha raccolto le testimonianze di operatori sanitari che chiedono riservatezza sui nomi, per ovvie ragioni professionali, e ha poi sottoposto i punti principali all’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia. Ne emerge un confronto netto: da una parte chi lavora nei reparti descrive un sistema sostenuto da soluzioni tampone; dall’altra la Regione riconosce le difficoltà, ma assicura che le prestazioni aggiuntive non saranno eliminate e che è in corso una ricognizione degli organici.

Al centro non ci sono le polemiche. Ci sono i pazienti. Chi entra in un pronto soccorso, chi deve fare una dialisi, chi aspetta una visita oncologica o specialistica non può attendere i tempi della burocrazia. Ha bisogno di trovare personale, reparti aperti e servizi funzionanti.

Prestazioni aggiuntive: il sistema che regge i vuoti

Il primo nodo riguarda le prestazioni aggiuntive. Non sono semplici straordinari. Sono attività che medici e infermieri svolgono oltre il normale orario di servizio per garantire prestazioni che, senza quel lavoro extra, rischierebbero di non essere erogate.

Secondo quanto riferito dagli operatori ascoltati da Puglia Press, in diversi contesti ospedalieri queste prestazioni sono diventate decisive per coprire turni, mantenere attivi ambulatori, garantire sedute, sostenere reparti e contribuire all’abbattimento delle liste d’attesa.

Il meccanismo è concreto: se un reparto ha bisogno di sei professionisti ma ne ha quattro, le due caselle mancanti non scompaiono. O arrivano nuove assunzioni, oppure il servizio viene coperto con la disponibilità aggiuntiva di chi è già in organico. Se questo accade per settimane o mesi, la misura eccezionale diventa parte della normalità.

È qui che nasce l’allarme. Se le prestazioni aggiuntive vengono ridotte, riviste o limitate senza rafforzare prima gli organici, secondo le fonti sanitarie alcuni servizi rischiano di non avere più personale sufficiente per garantire la piena attività.

Quiescenti, maternità e pensionamenti: i buchi dell’organico

Il secondo strumento utilizzato è il ricorso ai professionisti in quiescenza: medici già pensionati richiamati temporaneamente in servizio per dare supporto ai reparti. Anche questo, spiegano gli operatori, è un palliativo. Può aiutare, può coprire alcune ore, può dare respiro, ma non sostituisce un medico assunto stabilmente, presente nella programmazione ordinaria e disponibile a tempo pieno.

A questo si aggiungono maternità, malattie lunghe e pensionamenti non sempre sostituiti nei tempi necessari. Quando una professionista va in maternità, quando un medico resta assente a lungo, quando un infermiere o uno specialista va in pensione, i pazienti non diminuiscono. Restano gli stessi turni, le stesse urgenze, le stesse liste d’attesa, gli stessi bisogni.

Il lavoro viene distribuito su chi resta. E, secondo le testimonianze raccolte, proprio questo sta aumentando il peso sulle spalle del personale sanitario.

Non basta quindi guardare la pianta organica sulla carta. Conta il personale realmente presente, idoneo ai turni, utilizzabile nei reparti e disponibile nelle fasce orarie necessarie. Un ospedale può sembrare coperto nei numeri e scoprirsi fragile nella pratica.

Ferie e agosto: il punto più delicato

L’estate rende tutto più difficile. Medici e infermieri hanno diritto alle ferie maturate durante l’anno, ma gli ospedali devono continuare a garantire assistenza. Secondo gli operatori, il rischio è che la somma tra carenze di organico, assenze non sostituite, ferie e possibile ridimensionamento degli strumenti compensativi porti alcuni reparti a una forte criticità.

La frase che circola negli ambienti sanitari è pesante: ad agosto alcuni reparti potrebbero non riuscire a garantire la piena attività. In alcuni casi, secondo le fonti, si teme la riduzione di servizi o la chiusura temporanea di attività non sostenibili con il personale disponibile.

Non è una previsione ufficiale della Regione. È l’allarme raccolto da Puglia Press e sottoposto al confronto istituzionale.

Il tema delle ferie assume poi un peso particolare nella provincia di Taranto per la concomitanza con i Giochi del Mediterraneo. Nel corso dell’intervista a Puglia Press, Pentassuglia ha affrontato il tema della programmazione delle ferie in relazione all’evento e all’aumento della presenza turistica. Il senso della posizione espressa è chiaro: le strutture devono essere organizzate per garantire la piena operatività durante quel periodo, quindi verrebbero addirittura precettate le ferie durante i Giochi del Mediterraneo

Qui il nodo diventa politico e sanitario insieme: come si conciliano diritto alle ferie, carenza di personale, tutela dei pazienti ed esigenze straordinarie legate a un grande evento internazionale?

Infermieri sotto numero e pazienti costretti a spostarsi

Tra le criticità più forti indicate dagli operatori c’è la carenza infermieristica. Senza infermieri non si attivano nuovi turni, non si ampliano servizi, non si aumentano sedute, non si gestiscono pazienti aggiuntivi.

Il punto è semplice: un ospedale può avere spazi, macchinari e richieste da parte dei cittadini, ma se manca il personale necessario non può aumentare l’offerta sanitaria. Il risultato è che alcune prestazioni restano bloccate o vengono dirottate altrove.

Le conseguenze ricadono sui pazienti. Chi potrebbe essere curato vicino casa finisce per doversi spostare verso altre strutture. Per un malato cronico, per un dializzato, per chi affronta terapie ripetute, ogni viaggio in più è un peso reale, non una questione amministrativa.

Anche le liste d’attesa entrano in questo quadro. Secondo gli operatori, una parte del recupero di visite, esami e prestazioni arretrate è stata resa possibile proprio dalle prestazioni aggiuntive. Se quelle attività si riducono senza nuove assunzioni, il rischio è che i tempi tornino ad allungarsi.

La replica di Pentassuglia

Puglia Press ha sottoposto le criticità all’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia. L’assessore ha riconosciuto la carenza di medici e la complessità del momento, ricordando che il problema non riguarda solo la Puglia ma l’intero sistema sanitario nazionale.

Pentassuglia ha spiegato che la Regione sta lavorando su concorsi, ricognizione degli organici, rapporti con le università, mobilità, assunzioni e valorizzazione delle professionalità. Ha inoltre chiarito che le prestazioni aggiuntive non saranno eliminate.

Il punto, secondo l’assessore, è distinguere ciò che rientra nell’attività ordinaria da ciò che deve essere davvero aggiuntivo. La seduta aggiuntiva deve aggiungere attività, non sostituire stabilmente quello che dovrebbe essere garantito dall’organizzazione ordinaria.

È una risposta che conferma indirettamente il cuore del problema: se l’aggiuntivo diventa indispensabile per tenere aperto un servizio, allora il problema non è l’aggiuntivo. È l’insufficienza dell’organico ordinario.

Altro passaggio rilevante riguarda la ricognizione del personale. Pentassuglia ha spiegato che non basta sapere quante unità risultino assegnate alle strutture; bisogna verificare quante siano effettivamente disponibili, quante abbiano limitazioni, quante possano fare turni e quante siano idonee alle mansioni richieste.

Questa verifica è necessaria. Ma apre una domanda immediata: se la ricognizione confermerà le carenze denunciate dagli operatori, quali misure saranno adottate per evitare disagi ai pazienti già nei mesi estivi? Pentassuglia si è reso disponibile ad una diretta della nostra testata su youtube con un contraddittorio e con gli spettatori mandare delle domande sulla chat.

Direttori generali, conti e territori

La nuova governance sanitaria pugliese è chiamata a una prova complessa. I direttori generali nominati dalla Regione devono migliorare l’efficienza e tenere sotto controllo la spesa, in un sistema segnato da un disavanzo importante. Ma dagli ambienti sanitari emerge una critica: il timore che i vertici aziendali vengano percepiti più come figure chiamate a far quadrare i conti che come guide capaci di leggere la complessità dei reparti e dei territori.

La sanità non è un bilancio qualsiasi. I numeri contano, ma dietro i numeri ci sono pazienti fragili, anziani, famiglie, malati cronici e cittadini che non possono aspettare.

C’è poi il nodo territoriale. Nelle province pugliesi si osserva con attenzione la provenienza dei manager e il baricentro decisionale regionale. Tutti i Direttori Generali scelti personalmente dal presidente Decaro sono Baresi ed il dikat sarebbe: “Fate quadrare i conti”

Sembrerebbe che i Direttori Sanitari avrebbero preso alla lettera le indicazioni del presidente e si sarebbero posti, verso i sanitari con impositori autoritari, piuttosto che problem solving

Ma la provenienza dei nuovi Direttori Generali (Tutti del barese come se non ci fossero profili all’altezza in altre provincie) tema non geografico in senso polemico, ma piuttosto curioso. Il punto è la conoscenza dei territori. Taranto non è Bari, Foggia non è Lecce, la Bat non è Brindisi. Ogni provincia ha ospedali, distanze, fragilità e bisogni diversi. Chi guida una Asl deve conoscerli rapidamente, perché i pazienti non possono attendere i tempi dell’ambientamento.

Due linguaggi, una sola priorità

Da questa inchiesta emerge una distanza di linguaggio. Gli operatori parlano di turni, maternità, malattie lunghe, pensionamenti non sostituiti, infermieri sotto numero, ferie difficili, pazienti trasferiti e reparti che rischiano di ridurre l’attività. La Regione parla di ricognizione, concorsi, controllo della spesa, programmazione, università, mobilità e procedure.

Sono entrambi linguaggi necessari. Ma devono incontrarsi in fretta. Perché il tempo degli uffici non coincide sempre con il tempo dei pazienti.

Puglia Press non si schiera contro qualcuno. Si schiera dalla parte degli ammalati. Per questo le testimonianze degli operatori sanitari non possono essere ignorate. Chi lavora nei reparti vede prima degli altri quando il sistema inizia a mostrare crepe. Allo stesso tempo, le risposte della Regione devono essere ascoltate e verificate nei fatti.

Pentassuglia ha escluso l’eliminazione delle prestazioni aggiuntive, ha annunciato ricognizioni e confronto con i direttori generali, ha riconosciuto il tema degli organici e ha indicato una strada. Ora il punto è capire se queste misure arriveranno in tempo.

La domanda finale resta una: la sanità pugliese sarà in grado di garantire ai cittadini un’estate sicura? Luglio e agosto saranno il banco di prova. Non per la politica, ma per gli ospedali. Non per i comunicati, ma per i reparti. Non per i bilanci, ma per gli ammalati.

Ed è da loro che bisogna partire.

Antonio Rubino

Antonio Rubino è giornalista, editore e direttore del Gruppo Puglia Press e de La Voce del Popolo. Esperto di comunicazione e organizzatore di grandi eventi, ha collaborato anche con la RAI. Leggi la biografia completa 

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