
Dopo giorni di tensione sulle strade, gli autotrasportatori chiedono risposte sul caro gasolio. I sindaci temono conseguenze sui servizi e le imprese fanno i conti con le consegne saltate.
PUGLIA, 25 ottobre 2026 – La protesta degli autotrasportatori ha mostrato quanto la Puglia dipenda dai camion per far arrivare ogni giorno cibo, carburante e merci. Dopo quasi due settimane di mobilitazioni, i blocchi stanno diminuendo, ma restano le difficoltà per chi lavora e per chi aspetta i rifornimenti. E mentre il Governo annuncia nuovi aiuti, non tutte le richieste dei camionisti hanno trovato risposta.
Perché gli autotrasportatori sono scesi in strada
La mobilitazione è iniziata l’11 ottobre, soprattutto nel foggiano, per poi estendersi ad altre province pugliesi e regioni del Sud.
Al centro della protesta c’è il prezzo del gasolio, diventato sempre più pesante per le imprese di trasporto. A questo si aggiungono i ritardi nell’erogazione di alcuni contributi e crediti d’imposta.
Per molti piccoli autotrasportatori, spesso proprietari di un solo camion, continuare a lavorare significa affrontare spese elevate tra carburante, pedaggi, manutenzione e rate dei mezzi.
I manifestanti chiedono interventi concreti per ridurre questi costi e garantire maggiore stabilità alle aziende.
Dai camion fermi agli scaffali vuoti
Le conseguenze si sono fatte sentire in diverse zone della Puglia.
Nel foggiano, nel barese e nella BAT, i presidi hanno rallentato il passaggio delle merci. Nei giorni più difficili, alcuni supermercati hanno registrato problemi nei rifornimenti, soprattutto per frutta, verdura e altri prodotti freschi.
A Corato, Poggio Imperiale, Bitonto, Candela e San Severo si sono registrate mobilitazioni. Anche nel tarantino sono stati organizzati presidi, tra la statale 100 e lo svincolo di Mottola-Castellaneta.
Il problema non riguarda soltanto ciò che arriva nei negozi. Molte aziende agricole hanno bisogno dei camion per spedire i prodotti appena raccolti. Quando le consegne si fermano, il rischio è perdere merce che non può essere conservata a lungo.
Coldiretti Puglia ha lanciato l’allarme anche per il settore dei fiori, particolarmente importante in vista di Ognissanti e della commemorazione dei defunti. Un periodo in cui molte aziende realizzano una parte significativa delle vendite annuali.
Le preoccupazioni dei commercianti e delle imprese
Per i commercianti, la difficoltà principale è non sapere quando arriveranno le nuove forniture.
Un supermercato senza prodotti freschi perde vendite. Un ristorante che non riceve gli ingredienti deve modificare il lavoro quotidiano. Un’impresa che aspetta materie prime rischia di rallentare la produzione.
Sono conseguenze che spiegano perché la protesta dei camionisti sia diventata una questione che interessa tutta l’economia pugliese.
Anche le organizzazioni imprenditoriali hanno espresso preoccupazione per i blocchi e per gli effetti sulle attività produttive.
Il problema è trovare un equilibrio tra il diritto degli autotrasportatori a manifestare e quello delle altre imprese a continuare a lavorare.
I sindaci chiedono di intervenire prima che la situazione peggiori
La protesta ha coinvolto anche le amministrazioni comunali.
Ad Andria, il Comune ha promosso una mobilitazione cittadina che ha riunito diverse categorie. A Trani, invece, autotrasportatori e agricoltori si sono ritrovati per manifestare contro l’aumento dei costi.
I sindaci di Bari e Napoli, Vito Leccese e Gaetano Manfredi, hanno chiesto al Governo di anticipare il confronto previsto per il 27 ottobre.
La loro preoccupazione riguarda soprattutto i servizi essenziali. Le difficoltà nei rifornimenti potrebbero avere conseguenze anche sulla raccolta dei rifiuti e sul trasporto pubblico extraurbano.
Per i due amministratori è necessario trovare rapidamente una soluzione che permetta alle merci di tornare a circolare regolarmente.
Gli aiuti del Governo e le divisioni tra i camionisti
Il 20 ottobre, dopo un incontro con le associazioni di categoria, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato lo sblocco di risorse economiche e l’avvio dei pagamenti alle imprese.
Il Governo ha poi approvato il 22 ottobre ulteriori misure contro il caro carburanti, con circa 105 milioni di euro destinati ai crediti d’imposta per l’autotrasporto e la sospensione di alcune rate di leasing per i piccoli operatori.
Non tutti, però, hanno accolto le decisioni nello stesso modo.
Alcune associazioni hanno scelto di sospendere la protesta, mentre altri gruppi autonomi hanno giudicato insufficienti gli interventi annunciati.
In Puglia diversi presidi sono stati progressivamente ridotti. Le tensioni maggiori, secondo le notizie disponibili il 23 ottobre, restano concentrate soprattutto in Campania.
Nel frattempo, le autorità hanno richiamato la necessità di garantire la circolazione e le consegne dei beni essenziali.
Cosa succede adesso e perché la Puglia aspetta risposte
Il prossimo appuntamento importante è il confronto previsto per martedì 27 ottobre al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Ma il ritorno alla normalità non dipende soltanto dalla rimozione dei presidi.
Bisognerà capire quanto tempo servirà per recuperare le consegne rimaste ferme, quali aziende abbiano subito danni e se le risorse annunciate dal Governo saranno sufficienti a rispondere alle difficoltà del settore.
La protesta ha fatto emergere un problema che riguarda tutta la regione: senza un sistema di trasporto che funziona, anche agricoltura, commercio e servizi diventano più fragili.
I camionisti chiedono di poter lavorare senza essere schiacciati dai costi. Commercianti e agricoltori chiedono di non perdere le proprie merci. I cittadini hanno bisogno di rifornimenti regolari.
La vera sfida, adesso, è trovare una soluzione che tenga insieme queste esigenze, evitando che a pagare il prezzo della protesta siano ancora una volta le attività e le famiglie pugliesi.














