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Cotone, oltre 300 ettari in Capitanata: dai campi pugliesi alla moda Made in Italy

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La raccolta 2026 partirà nelle prossime settimane. Coldiretti Puglia segnala rese in aumento e accordi di filiera che collegano le aziende agricole ai grandi marchi della moda.

Il cotone torna a guadagnare terreno in Puglia e la Capitanata supera ormai i 300 ettari coltivati. Una produzione che sembrava appartenere al passato agricolo del Mezzogiorno sta trovando un nuovo mercato grazie alla richiesta di fibre italiane e agli accordi tra aziende agricole e mondo della moda.

A fornire i dati, in occasione della Giornata mondiale del cotone, è Coldiretti Puglia, secondo cui la raccolta 2026 inizierà nelle prossime settimane con aspettative positive sulla qualità.

Quanto rende oggi il cotone in Puglia

Secondo le stime diffuse dall’organizzazione agricola, le nuove varietà a fibra lunga e media avrebbero consentito una resa superiore del 15% rispetto allo scorso anno, con una produzione che supera i 40 quintali per ettaro.

Sul fronte dei prezzi, Coldiretti indica quotazioni fino a 180 euro al quintale per il biologico e comprese tra 140 e 160 euro al quintale per il cotone tradizionale.

Numeri che spiegano perché la coltura stia tornando interessante per alcune aziende della Capitanata. I costi indicati per concimazione, irrigazione, manodopera e carburante oscillano tra 800 e 1.000 euro per ettaro.

Un elemento decisivo è però rappresentato dagli accordi di filiera con i marchi della moda: secondo Coldiretti, in questi contratti gli agricoltori non sostengono i costi del seme, della raccolta e del trasporto.

Dal campo pugliese ai tessuti italiani

È proprio il collegamento tra agricoltura e industria tessile a rendere il ritorno del cotone diverso rispetto al passato.

La domanda di fibre tracciabili e di produzioni nazionali offre infatti uno sbocco commerciale a una coltura che in Italia era stata progressivamente abbandonata a partire dagli anni Sessanta, penalizzata dalla concorrenza straniera, dall’arrivo delle fibre sintetiche e dagli elevati costi produttivi.

In Capitanata, riferisce Coldiretti, vengono coltivate anche le varietà Hybrid e Armonia, con differenti caratteristiche della fibra.

Il cotone può inoltre entrare nelle rotazioni agricole come coltura da rinnovo, elemento particolarmente interessante per le aziende biologiche che hanno necessità di alternare le produzioni.

Una coltura antica che torna con un mercato nuovo

Il cotone non è una novità assoluta per il Sud Italia. In passato era presente in Puglia, Calabria e Sicilia, prima della lunga fase di declino.

Oggi, però, il suo ritorno avviene in condizioni profondamente diverse: raccolta meccanizzata, nuove varietà, contratti di filiera e soprattutto un mercato che attribuisce maggiore valore alla provenienza e alla tracciabilità delle materie prime.

La fibra non è destinata soltanto all’abbigliamento. Dalla lavorazione della pianta possono derivare prodotti utilizzati nella zootecnia, nella cosmetica e nella farmaceutica, oltre a cotone idrofilo e ovatta. Anche i residui vegetali possono essere recuperati come biomassa.

Resta ora il banco di prova della raccolta 2026. Sarà quello il momento in cui verificare sul campo rese, qualità e risultati economici di una coltura che, dopo decenni ai margini dell’agricoltura italiana, prova a costruirsi una nuova filiera proprio partendo dalla Puglia.

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