Sanità, alla Puglia meno di 9 milioni liberi: i conti che preoccupano Decaro
Le prime stime regionali sulla manovra 2027 mostrano quanto resta effettivamente disponibile per affrontare l’aumento dei costi. Si apre lo scontro sulle risorse e sulla tenuta dei servizi.
BARI, 7 novembre 2026 – Per la sanità pugliese il problema non è soltanto quanti soldi arriveranno dallo Stato, ma quanti ne resteranno realmente disponibili per sostenere ospedali, personale e prestazioni. Dei 2,4 miliardi aggiuntivi previsti a livello nazionale dalla manovra 2027, soltanto 138 milioni sarebbero privi di destinazione vincolata. Alla Puglia, secondo le prime stime degli uffici regionali, ne spetterebbero meno di 9 milioni.
Un dato che rende più concreto l’allarme lanciato dal presidente della Regione, Antonio Decaro, secondo il quale le risorse stanziate dal Governo non bastano a fronteggiare l’aumento dei costi della sanità pubblica.
Sanità pugliese, i conti che preoccupano la Regione
La Conferenza delle Regioni aveva indicato in 6,8 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per il 2027. L’incremento previsto dalla manovra si ferma a 2,4 miliardi, con una differenza di 4,4 miliardi rispetto alla richiesta.
Il problema riguarda anche la destinazione dei finanziamenti. Gran parte delle nuove somme sarebbe già impegnata per spese specifiche, lasciando margini limitati per assorbire i rincari.
In Puglia pesano soprattutto il rinnovo dei contratti del personale sanitario, l’aumento della spesa farmaceutica, i costi energetici e la gestione delle nuove strutture territoriali.
Anche i conti del 2026 restano sotto pressione. Secondo le stime regionali riportate in questi giorni, a fronte di un incremento di circa 222 milioni, i rinnovi contrattuali richiederebbero almeno 150 milioni e la maggiore spesa farmaceutica altri 120 milioni. Due voci che, da sole, supererebbero le risorse aggiuntive stimate.
Decaro: «Senza coperture adeguate servizi a rischio»
Il presidente della Regione contesta la distanza tra le risorse richieste e quelle previste dal Governo. A suo giudizio, senza finanziamenti strutturali diventerà sempre più difficile garantire i livelli essenziali di assistenza e ridurre le liste d’attesa.
Decaro arriva a mettere in discussione la stessa distribuzione delle responsabilità tra Stato e Regioni: se il Governo non assicura le risorse necessarie, sostiene, dovrebbe assumersi direttamente la gestione della sanità, anziché lasciare agli enti regionali il peso delle eventuali riduzioni dei servizi.
Nel mirino del governatore finiscono anche gli 1,6 miliardi destinati, secondo quanto da lui denunciato, a voucher sanitari per gli over 75. Decaro teme che questa scelta favorisca il mercato privato anziché rafforzare il servizio pubblico.
Liste d’attesa e controlli, il confronto politico
La questione finanziaria si intreccia con le difficoltà già presenti nella sanità pugliese. Secondo i dati del 2025 richiamati dalla Fondazione GIMBE, il 10,4% dei cittadini pugliesi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%.
Nel confronto tra i primi nove mesi del 2025 e del 2026 emergono miglioramenti nel rispetto dei tempi per visite ed esami diagnostici, ma restano criticità nell’accesso alle cure.
Il centrodestra regionale, attraverso Forza Italia, chiede intanto a Decaro di chiarire come vengono utilizzati i fondi disponibili, quali controlli siano stati effettuati e quali interventi concreti siano previsti per ridurre le attese.
Sono due questioni che non si escludono: la necessità di maggiori finanziamenti e quella di verificare come vengono spese le risorse pubbliche.
Cosa cambia per i cittadini pugliesi
Per i pazienti di Bari, Taranto, Lecce, Brindisi, Foggia e della BAT, la partita si misurerà soprattutto sulla capacità delle strutture sanitarie di garantire visite, esami, ricoveri e continuità assistenziale.
I dati disponibili non dimostrano che siano già stati decisi tagli ai servizi per il 2027. Indicano però una difficoltà finanziaria che potrebbe limitare gli interventi necessari a migliorare l’assistenza.
Il prossimo passaggio sarà capire se durante l’esame della manovra arriveranno ulteriori risorse e quale sarà il riparto definitivo.
Resta soprattutto una domanda: quanto dell’aumento annunciato si tradurrà davvero in prestazioni sanitarie aggiuntive per i cittadini pugliesi?














