Bari, 150mila metri quadrati per nuove oasi verdi: il progetto contro caldo e degrado urbano

Individuati nei quartieri Carrassi e Picone spazi da valutare per la rigenerazione ecologica. Domani alla Città Metropolitana anche un piano sperimentale per salvare i lecci storici.
BARI, 22 ottobre 2026 – Circa 150mila metri quadrati di spazi urbani individuati tra Carrassi e Picone potrebbero diventare il punto di partenza per nuove oasi verdi a Bari. È uno dei risultati della ricerca che sarà presentata venerdì 23 ottobre, dalle 9.30, nell’Aula consiliare della Città Metropolitana, durante il convegno «Bari, un laboratorio per il Mediterraneo».
La giornata, promossa dalla Città Metropolitana di Bari e dall’associazione Meridiana – Laboratorio Internazionale di Paesaggistica Urbana, porterà al confronto due proposte: la rigenerazione ecologica degli spazi cittadini e un programma sperimentale per affrontare il disseccamento dei lecci storici.
Carrassi e Picone, 150mila metri quadrati da studiare
Il dato più significativo riguarda la ricerca del professor Antonio Leone, dell’Università del Salento. Attraverso rilievi LiDAR, una tecnologia che consente di rilevare e analizzare le caratteristiche del territorio, sono stati individuati circa 150mila metri quadrati di spazi interstiziali nei quartieri Carrassi e Picone.
Non si tratta di aree già destinate a diventare parchi, né di interventi finanziati e pronti a partire. Sono superfici sulle quali approfondire la possibilità di realizzare opere di rigenerazione ecologica.
Il progetto «Geometria Verde per Nuove Oasi Urbane» propone di intervenire sul rapporto tra acqua, suolo e vegetazione per migliorare l’assorbimento delle piogge, mitigare le temperature estive e favorire la biodiversità.
La questione concreta, per i residenti, sarà capire quali di questi spazi potranno essere effettivamente trasformati, con quali risorse e in quali tempi.
Lecci storici di Bari, una sperimentazione contro il disseccamento
Il secondo progetto riguarda un problema già presente in diversi punti della città: il progressivo disseccamento dei lecci storici.
Meridiana presenterà una proposta di sperimentazione scientifica per individuare le cause del deterioramento e definire possibili interventi di recupero.
L’analisi prenderà in considerazione le condizioni del terreno, la disponibilità di acqua e ossigeno per le radici e lo stato di salute degli alberi.
Tra gli esperti coinvolti figurano l’agronomo Daniele Zanzi, già presidente dell’European Arboricultural Council, e Pietro Laureano, consulente UNESCO e presidente del Comitato scientifico di Meridiana.
Il punto da chiarire è se la sperimentazione porterà a un programma operativo di cura degli alberi, con siti individuati, responsabilità definite e un sistema di monitoraggio dei risultati.
Dalla Foresta Mercadante alle città: la sfida dei 41 Comuni
L’incontro coincide con il centenario dell’avvio della Foresta Mercadante, risalente al 1926, e con i trent’anni dalla pubblicazione de Il pensiero meridiano di Franco Cassano.
Il sindaco metropolitano Vito Leccese richiama la necessità di una strategia condivisa tra i 41 Comuni dell’area metropolitana, capace di collegare tutela delle risorse idriche, cura del patrimonio arboreo e creazione di nuovi spazi verdi.
La prospettiva è estendere il ragionamento oltre il capoluogo, valorizzando le caratteristiche ambientali dei diversi territori.
Il convegno del 23 ottobre: ingresso libero
La giornata inizierà alle 9.30 nell’Aula consiliare della Città Metropolitana, in Lungomare Nazario Sauro 29.
La mattinata, coordinata da Daniele Petrosino, sarà dedicata al rapporto tra territorio e forma urbana, con interventi di Antonio Leone, Onofrio Romano, Anna Lambertini e Pietro Laureano.
Nel pomeriggio, con il coordinamento del giornalista Pino Bruno, il confronto riguarderà biodiversità, verde urbano e patrimonio arboreo, con il contributo di ricercatori, tecnici ed esponenti istituzionali.
L’ingresso è libero. Sono previsti crediti formativi per gli iscritti agli Ordini degli Architetti, degli Agronomi e Forestali e dei Geologi.
La sfida sarà trasformare le proposte scientifiche in interventi verificabili. Per le nuove oasi urbane serviranno indicazioni sulle aree realmente utilizzabili; per i lecci storici, un piano che chiarisca dove e come intervenire. È su questi risultati che potrà essere misurata l’efficacia delle iniziative presentate.














