
Autotrasportatori e agricoltori continuano i presidi dopo l’incontro con il ministro Salvini. In Capitanata restano carenze nei supermercati, mentre salgono i prezzi di frutta e verdura; il Codacons annuncia controlli e possibili esposti per speculazione.
La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori non si è fermata dopo il vertice con il ministro Salvini. I presidi sono stati in parte allentati, ma nelle zone più esposte — in particolare nella Capitanata — la situazione resta critica: alcuni supermercati mostrano scaffali ancora vuoti e le consegne faticano a rientrare nei normali tempi.
Il nodo è il caro carburante, che pesa sui costi di trasporto e si scarica lungo tutta la filiera: dal campo alla piattaforma logistica, fino ai banchi della frutta e verdura. Secondo le prime rilevazioni riportate dalla stampa locale, i prezzi di alcuni prodotti sono saliti in modo netto: il pomodoro è arrivato fino a 10 euro al chilo, mentre patate e zucchine registrano aumenti che possono toccare il 20%.
“Non possiamo più lavorare in perdita”
Dietro i blocchi e i presidi non c’è solo la richiesta di un aiuto immediato sul gasolio. Trasportatori e agricoltori chiedono misure strutturali per sostenere un settore che, dicono, lavora da mesi con margini sempre più sottili e rischia di fermarsi.
La protesta ha già prodotto effetti visibili sui consumatori. A Foggia e provincia, alcune famiglie e lavoratori segnalano difficoltà nell’approvvigionamento, mentre i sindacati lanciano l’allarme sulle conseguenze sociali di un eventuale prolungamento della crisi.
Il governatore Antonio Decaro ha chiesto l’attivazione di un tavolo permanente per affrontare l’emergenza del settore, nella convinzione che servano risposte rapide ma anche un piano più ampio per la filiera agroalimentare e logistica pugliese.
Il rischio: dalla Puglia al carrello nazionale
Il problema non riguarda soltanto i consumatori pugliesi. La Puglia è uno dei principali snodi della filiera ortofrutticola italiana e una delle regioni cruciali per la produzione di grano duro e semola. Per questo i blocchi dei trasporti possono avere ripercussioni anche oltre i confini regionali: a livello nazionale si parla già di possibili carenze di pasta, legate alla difficoltà di approvvigionamento di semola proveniente da Puglia e Sicilia.
Sul fronte dei prezzi, il Codacons ha annunciato controlli e la possibilità di segnalazioni alle autorità antitrust, temendo che dietro alcuni rincari possa esserci anche una componente speculativa oltre al costo reale del carburante.
Cosa succede ora
La protesta resta sospesa tra pressione e trattativa. Gli autotrasportatori e gli agricoltori chiedono risposte concrete e immediate; il governo deve trasformare gli annunci in misure effettive; le imprese commerciali devono garantire la continuità delle forniture.
Per i pugliesi, intanto, la conta è semplice: se il caro carburante non viene contenuto, l’effetto continuerà a farsi sentire non solo sulle strade e nei presidi, ma ogni giorno sullo scontrino della spesa.














