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Ex Ilva, futuro sospeso a Taranto: la Cassazione prende tempo, 6.964 lavoratori coinvolti nella richiesta di Cigs

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Sullo stop dell’area a caldo i giudici si riservano di decidere. Intanto cresce l’incertezza occupazionale: il 27 ottobre il confronto decisivo tra Governo e sindacati.

TARANTO, 20 ottobre 2026 – Nessuna decisione immediata della Cassazione sul futuro dell’area a caldo dell’ex Ilva. Le Sezioni Unite civili si sono riservate di pronunciarsi sui ricorsi contro il provvedimento che impone lo stop degli impianti. Nel frattempo, a Taranto, fino a 6.964 lavoratori su 7.875 potrebbero essere coinvolti nella nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria.

È questo il dato che rende ancora più delicata la situazione dello stabilimento siderurgico: mentre la magistratura è chiamata a pronunciarsi sulla tutela della salute, migliaia di famiglie attendono di conoscere il proprio futuro lavorativo.

Cassazione, cosa succede dopo l’udienza del 20 ottobre

I giudici delle Sezioni Unite civili hanno esaminato i ricorsi presentati dalle società del gruppo ex Ilva contro il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio scorso.

Il provvedimento prevede la fermata dell’area a caldo entro 90 giorni, sulla base delle criticità sanitarie e ambientali considerate dai giudici milanesi, tra cui le emissioni di polveri sottili e la presenza di amianto.

La Cassazione si è riservata di decidere. Il provvedimento sarà successivamente comunicato alle parti.

Le possibilità comprendono la conferma della decisione impugnata, il suo annullamento oppure un annullamento con rinvio alla Corte d’Appello.

Durante l’udienza, l’avvocato generale Luigi Birritteri ha sostenuto la necessità di un bilanciamento tra tutela della salute e continuità produttiva, sollecitando un accoglimento parziale dei ricorsi.

Una posizione che non costituisce la decisione della Corte.

Ex Ilva, a Taranto fino a 6.964 lavoratori in cassa integrazione

La questione giudiziaria si intreccia con quella occupazionale.

Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato il 14 ottobre una richiesta per ampliare il numero massimo dei lavoratori interessati dalla cassa integrazione straordinaria, portandolo da 4.450 a 8.622 nell’intero gruppo.

Lavoratori potenzialmente coinvolti a Taranto

6.964

su 7.875 dipendenti

Percentuale dello stabilimento tarantino

88,4%

circa 9 lavoratori su 10

Quota potenzialmente interessata dalla Cigs

88,4%

Si tratta di una richiesta, non di sospensioni già disposte per tutti i dipendenti indicati.

In termini concreti, la richiesta potrebbe interessare quasi nove dipendenti su dieci dello stabilimento di Taranto.

Il dato non equivale a un licenziamento collettivo, né significa che tutti i lavoratori interessati saranno contemporaneamente sospesi. Indica però la dimensione della crisi occupazionale che si prospetta.

Il 27 ottobre il confronto a Palazzo Chigi

Acciaierie d’Italia ha precisato che le convocazioni relative alla nuova richiesta di cassa integrazione avverranno soltanto dopo l’incontro del 27 ottobre tra Governo e organizzazioni sindacali.

Nel frattempo resteranno in vigore i numeri e le condizioni già autorizzati, con un provvedimento che consente il ricorso alla Cigs fino al 28 febbraio 2027.

Al ministero del Lavoro è previsto oggi anche un confronto sulle misure di tutela occupazionale.

Tra le richieste avanzate dai sindacati figurano pensionamenti anticipati che tengano conto dell’esposizione all’amianto e delle condizioni usuranti del lavoro siderurgico, oltre a possibili incentivi all’esodo volontario.

Al momento non risultano, dalle informazioni disponibili, nuovi accordi definitivi su queste misure.

Salute, lavoro e futuro industriale: le domande ancora aperte

La vicenda dell’ex Ilva continua a ruotare attorno a tre questioni strettamente collegate: la tutela della salute, la continuità produttiva e la salvaguardia dell’occupazione.

La decisione della Cassazione potrà incidere sul quadro giudiziario relativo all’area a caldo. Il confronto politico e sindacale dovrà invece chiarire quali strumenti saranno disponibili per i lavoratori.

Resta soprattutto una domanda concreta per Taranto: quanti dipendenti potranno effettivamente continuare a lavorare nei prossimi mesi e con quali prospettive?

La risposta non arriverà soltanto dai tribunali. Dipenderà anche dalle decisioni industriali e dagli impegni che Governo, azienda e sindacati riusciranno a definire.

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