Caro carburante, Tir fermi in Puglia: frutta e verdura rischiano di non arrivare nei supermercati

Coldiretti denuncia camion fermi, prodotti deperibili bloccati e difficoltà nelle consegne ai supermercati. Il gasolio agricolo, secondo l’associazione, è passato da 85 centesimi a 1,62 euro al litro. Annunciati dalla Regione 30 milioni di euro per sostenere il comparto.
BARI, 19 ottobre 2026 – Frutta, verdura e altri prodotti freschi rischiano di non arrivare regolarmente nei supermercati pugliesi. La mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburante sta provocando, secondo Coldiretti Puglia, blocchi e rallentamenti nelle consegne, con conseguenze per le aziende agricole e per la distribuzione alimentare.
L’allarme riguarda soprattutto i prodotti deperibili: ortofrutta, funghi e fiori che devono raggiungere rapidamente i mercati e le piattaforme logistiche. Un’interruzione prolungata dei trasporti potrebbe trasformarsi in una perdita economica per i produttori e in una riduzione della disponibilità di alcuni alimenti nei punti vendita.
Camion fermi e celle frigorifere piene: cosa sta accadendo
Coldiretti Puglia riferisce che diverse aziende agricole hanno le celle di conservazione colme di prodotti pronti per essere spediti. Alcuni Tir già caricati sarebbero rimasti fermi, mentre le difficoltà nelle consegne interesserebbero anche le piattaforme della grande distribuzione.
Il problema è particolarmente delicato perché, secondo i dati richiamati dall’associazione, l’85% delle merci destinate agli scaffali viene trasportato su strada.
Questo significa che un blocco prolungato dell’autotrasporto può avere ripercussioni su tutta la filiera, dalla raccolta nei campi fino alla vendita.
Non risultano però quantificati, nel materiale diffuso da Coldiretti, il numero dei mezzi effettivamente bloccati, le tonnellate di prodotti ferme e i supermercati già interessati da eventuali carenze. È una distinzione importante: il rischio di scaffali vuoti non equivale alla conferma di una carenza generalizzata.
Gasolio agricolo quasi raddoppiato: quanto costa alle aziende
All’emergenza dei trasporti si aggiunge quella dei costi di produzione.
Secondo l’analisi di Coldiretti, basata sui dati della Camera di Commercio di Milano, il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,85 a 1,62 euro al litro, con un incremento di circa il 91%.
Per un’azienda agricola di 11 ettari, dimensione media utilizzata come riferimento dall’associazione, la sola aratura comporterebbe una spesa aggiuntiva di circa 600 euro rispetto a febbraio.
Il carburante serve per trattori, macchinari di raccolta e lavorazione dei terreni, oltre che per numerose attività aziendali. L’aumento dei prezzi pesa quindi sia sulla produzione sia sul successivo trasporto delle merci.
Per la Puglia, dove l’agricoltura rappresenta una componente importante dell’economia territoriale, la questione riguarda produttori, lavoratori, imprese di trasformazione e consumatori.
Dalla protesta di Bari ai 30 milioni annunciati dalla Regione
Il 14 ottobre Coldiretti Puglia ha organizzato a Bari una manifestazione che, secondo gli organizzatori, ha coinvolto circa 5mila agricoltori, insieme ai trattori.
Al centro della protesta, la richiesta di riconoscere lo stato di crisi del comparto agricolo, alle prese con rincari del carburante, fertilizzanti e acqua, riduzione dei margini e difficoltà di accesso al credito.
Durante la mobilitazione, l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli ha annunciato un pacchetto di interventi da 30 milioni di euro: 10 milioni destinati al contenimento dei costi del carburante agricolo e 20 milioni al sostegno delle filiere produttive.
Resta da verificare quando queste risorse saranno effettivamente disponibili, quali imprese potranno beneficiarne e attraverso quali procedure saranno assegnate.
Cosa rischiano adesso agricoltori e consumatori pugliesi
La crisi presenta due problemi distinti ma collegati.
Il primo è immediato: se i prodotti freschi non raggiungono in tempo le piattaforme logistiche, le aziende possono subire perdite economiche e i punti vendita potrebbero registrare difficoltà di approvvigionamento.
Il secondo è strutturale: l’aumento dei costi di produzione e trasporto riduce i margini delle imprese e può generare ulteriori pressioni sui prezzi finali.
Non è però possibile stabilire, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, se e in quale misura questi rincari si tradurranno in aumenti della spesa per le famiglie.
La domanda decisiva riguarda ora la durata della mobilitazione e l’effettiva capacità delle aziende di continuare a consegnare i prodotti. Servono dati aggiornati sui trasporti bloccati, sulle merci a rischio deterioramento e sulla situazione dei centri di distribuzione pugliesi.
Sono queste le verifiche necessarie per capire se l’allarme denunciato da Coldiretti si tradurrà in una concreta difficoltà per la spesa quotidiana dei cittadini.














