Morti sul lavoro, in Puglia 31 vittime in otto mesi: la regione supera la media nazionale di rischio

Da gennaio ad agosto 2026 la Puglia è nona in Italia per numero di decessi avvenuti durante l’attività lavorativa. Il rischio supera la media nazionale. Il nuovo rapporto Vega riaccende l’attenzione sulla sicurezza nei cantieri, nelle aziende e nei luoghi di lavoro.
BARI, 13 ottobre 2026 – In Puglia 31 persone hanno perso la vita sul lavoro nei primi otto mesi del 2026. Trentuno lavoratori che non sono tornati a casa dopo una giornata di lavoro. È il bilancio regionale contenuto nell’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborata sui dati aggiornati ad agosto.
La Puglia occupa il nono posto in Italia per numero assoluto di decessi avvenuti in occasione di lavoro. Ma c’è un secondo elemento che merita attenzione: la regione è classificata in zona arancione, con un’incidenza della mortalità superiore alla media nazionale.
Questo significa che il problema non riguarda soltanto il numero delle vittime, ma anche il rapporto tra i decessi e la popolazione occupata.
Puglia in zona arancione: cosa significa davvero
L’Osservatorio Vega suddivide le regioni italiane in quattro fasce di rischio, calcolate sulla base dei morti in occasione di lavoro ogni milione di occupati.
La media nazionale nei primi otto mesi del 2026 è di 20,9 decessi per milione di lavoratori.
La Puglia rientra nella fascia arancione, riservata alle regioni con un’incidenza superiore alla media nazionale, ma non oltre il 125% della stessa.
In termini numerici, la fascia corrisponde a un’incidenza superiore a 20,9 e non superiore a circa 26,1 morti per milione di occupati.
È un dato importante perché permette di confrontare territori con un numero differente di lavoratori. La Puglia, quindi, non figura tra le tre regioni con il rischio più elevato, ma presenta comunque un livello di mortalità superiore alla media italiana.
Le regioni in zona rossa sono Calabria, Sicilia e Campania.
Trentuno morti in Puglia: il confronto con le altre regioni
Nel periodo gennaio-agosto 2026, secondo il rapporto, la Lombardia registra 76 vittime in occasione di lavoro, seguita dalla Campania con 50, dal Veneto con 49 e dalla Sicilia con 43.
Seguono Emilia-Romagna (42), Piemonte (41), Lazio (39), Toscana (37) e Puglia (31).
La Puglia precede quindi Calabria (19), Liguria (17) e tutte le altre regioni con un numero inferiore di decessi.
Il dato delle 31 vittime riguarda esclusivamente le morti avvenute in occasione di lavoro, senza comprendere quelle verificatesi nel tragitto tra abitazione e luogo di lavoro, classificate come infortuni in itinere.
Il materiale nazionale diffuso dall’Osservatorio non specifica, nel testo disponibile, il totale pugliese comprensivo di queste ultime.
Cantieri, trasporti e fabbriche: i settori più colpiti
Il quadro nazionale aiuta a individuare i comparti nei quali si concentra il maggior numero di incidenti mortali.
Nei primi otto mesi del 2026 le costruzioni registrano 83 decessi in occasione di lavoro, seguite da trasporto e magazzinaggio con 68 e attività manifatturiere con 62.
Sono numeri nazionali, non specifici della Puglia. Non sarebbe quindi corretto attribuire automaticamente alla regione la stessa distribuzione degli incidenti.
Tuttavia, per un territorio caratterizzato da attività edilizie, agricole, industriali e logistiche, conoscere la distribuzione provinciale e settoriale delle vittime diventa fondamentale per comprendere dove intervenire con maggiore efficacia.
In Italia 701 morti, crescono anche gli infortuni
Il bilancio nazionale raggiunge 701 vittime tra gennaio e agosto 2026, con un incremento del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Di queste, 504 sono decedute in occasione di lavoro e 197 durante il tragitto casa-lavoro.
Aumentano anche le denunce di infortunio, che raggiungono quota 404.809, con una crescita del 5,4%.
Particolarmente preoccupante è la condizione dei lavoratori stranieri: 189 vittime complessive, il 27,7% in più rispetto all’anno precedente. Il loro indice di mortalità in occasione di lavoro è pari a 53 decessi per milione di occupati, contro 17 tra i lavoratori italiani.
«Sono differenze che impongono di interrogarsi sulle condizioni di lavoro e sull’efficacia degli interventi di prevenzione», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, che richiama la necessità di formazione efficace e controlli più rigorosi.
Sicurezza sul lavoro in Puglia: le risposte ancora da ottenere
Il rapporto restituisce una fotografia preoccupante, ma lascia aperte alcune questioni decisive per comprendere la situazione pugliese.
Quante delle 31 vittime lavoravano nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto? Quali settori hanno registrato più decessi? E come è cambiato il numero delle morti rispetto ai primi otto mesi del 2025?
Sono informazioni necessarie per andare oltre il dato regionale e individuare le aree nelle quali il fenomeno assume maggiore gravità.
Un’altra questione riguarda la prevenzione: quanti controlli sono stati effettuati nelle aziende pugliesi e quali irregolarità sono state riscontrate?
Trentuno morti in otto mesi rappresentano già un bilancio grave. Ma conoscere con precisione dove e in quali circostanze siano avvenuti gli incidenti è indispensabile per capire quali interventi possano contribuire a evitare altre vittime.
La sicurezza sul lavoro non può essere misurata soltanto dopo una tragedia. Il vero risultato si misura negli incidenti che si riescono a prevenire.

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