San Giovanni Rotondo, i frati trovano 160 milioni di lire in un armadio: la beffa dell’eredità

La scoperta in un appartamento di Foggia lasciato ai Cappuccini da una donna devota a Padre Pio. Le banconote valgono nominalmente oltre 82mila euro, ma il termine per convertirle è scaduto.
SAN GIOVANNI ROTONDO, 12 ottobre 2026 – Centosessanta milioni di lire nascosti in un armadio, un’eredità destinata ai frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo e una sorpresa che si trasforma in una delusione. Le vecchie banconote, equivalenti a oltre 82mila euro, non possono essere convertite perché sono scaduti i termini previsti dalla legge.
La vicenda, raccontata da Telenorba l’11 ottobre, riguarda il patrimonio lasciato da un’anziana donna originaria di Cremona, morta a Foggia, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita.
La scoperta dei 160 milioni di lire nell’appartamento di Foggia
La donna aveva espresso nel testamento la volontà di lasciare i propri beni ai frati Cappuccini, legati alla figura di Padre Pio.
Inizialmente, secondo quanto riportato da Telenorba, l’eredità sembrava comprendere soltanto un appartamento nel centro di Foggia.
Durante il riordino dell’abitazione, però, all’interno di un armadio sarebbero stati ritrovati 160 milioni di lire in contanti.
Una somma considerevole: applicando il tasso ufficiale di conversione di 1.936,27 lire per euro, il valore nominale corrisponde a circa 82.633 euro.
Ma possedere quelle banconote non significa poterle trasformare in denaro spendibile.
Perché la Banca d’Italia non cambia più le vecchie lire
Il problema è legato ai termini fissati per la conversione della vecchia valuta italiana.
Il passaggio definitivo all’euro ha comportato anche la progressiva cessazione della possibilità di cambiare le banconote in lire presso la Banca d’Italia.
Il termine originariamente previsto era il 28 febbraio 2012, successivamente anticipato al 6 dicembre 2011. Una pronuncia della Corte costituzionale ha poi inciso sulla disciplina applicabile a determinate richieste di conversione.
Questo particolare è fondamentale: non basta conoscere la data di scadenza per stabilire se esistano ancora possibilità di recuperare una somma. Occorre verificare quando sia stata presentata la richiesta, quali condizioni ricorrano e quali atti siano stati eventualmente impugnati.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Telenorba, i Cappuccini si sarebbero rivolti alla Banca d’Italia, ricevendo un diniego, e avrebbero tentato senza successo di contestarlo.
Non risultano però disponibili, nel materiale esaminato, il provvedimento di rigetto, la data della domanda e gli estremi dell’eventuale ricorso.
Un’eredità da oltre 82mila euro che resta inutilizzabile
Il caso presenta un aspetto particolarmente significativo: il valore nominale delle banconote è certo, ma il loro valore effettivamente recuperabile è un’altra questione.
I 160 milioni di lire non rappresentano quindi, allo stato delle informazioni disponibili, una somma che i frati possano utilizzare per le proprie attività.
Resta invece l’appartamento di Foggia, che secondo la notizia pubblicata è entrato nell’eredità destinata ai religiosi.
La vicenda solleva anche un interrogativo più ampio: quante banconote della vecchia valuta italiana sono ancora conservate nelle abitazioni, magari dimenticate in mobili, cassette o documenti di famiglia?
Per i Cappuccini di San Giovanni Rotondo, intanto, quella che sembrava una donazione inattesa di oltre 82mila euro si è trasformata in un patrimonio dal valore soltanto nominale, almeno fino a eventuali nuovi sviluppi documentati.













