Agriturismi pugliesi, il 51,5% delle presenze è straniero: la sfida ora è l’enoturismo

Il Rapporto ISMEA fotografa 394.846 pernottamenti stranieri negli agriturismi pugliesi. Intanto il nuovo decreto nazionale apre alla promozione del turismo del vino, ma è ancora in corso di registrazione.
La Puglia rurale parla sempre più straniero. Negli agriturismi regionali oltre una presenza su due, il 51,5%, arriva dall’estero: 394.846 pernottamenti su 766.861 complessivi. Un dato che rafforza il potenziale dell’enoturismo come strumento per portare visitatori nelle campagne, allungare la stagione e creare valore attorno a vigneti, cantine, masserie e produzioni locali.
Il dato emerge dal Rapporto “Agriturismo e Multifunzionalità 2026” di ISMEA e va letto con una precisazione: le statistiche regionali contenute nel rapporto si riferiscono al 2024. In quell’anno la Puglia contava 946 aziende agrituristiche autorizzate, con 223.166 arrivi (+7,3% sul 2023) e 766.861 presenze (+9%).
È su questa base che Coldiretti e Campagna Amica Puglia, in occasione della Giornata mondiale del turismo, rilanciano l’enoturismo come una delle possibili leve di sviluppo dell’agricoltura regionale.
Turismo pugliese in crescita nel 2026
Il quadro più recente sul turismo regionale conferma intanto una crescita dei flussi. Nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi in Puglia sono aumentati del 7,7% e le presenze dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nella stagione estiva il tasso di saturazione delle strutture ricettive pugliesi ha raggiunto il 62,2%, sopra la media nazionale. Sono dati diffusi dal Ministero del Turismo a settembre.
La questione, dunque, non è soltanto attirare più visitatori, ma capire quanto di questa crescita possa essere trasferita dalle località tradizionalmente più frequentate alle campagne e all’entroterra, trasformandola in ricadute economiche per aziende agricole, cantine e agriturismi.
Il vino può diventare una delle porte d’ingresso: non più soltanto degustazione, ma visite ai vigneti e alle cantine, conoscenza dei processi produttivi, abbinamento con i prodotti locali e attività capaci di raccontare direttamente il territorio.
La Puglia ha già una legge sull’enoturismo
La Regione ha disciplinato il settore con la legge regionale 29 del 6 agosto 2021, successivamente modificata, prevedendo l’enoturismo all’interno di un’offerta turistica integrata e finalizzata anche alla valorizzazione delle produzioni vitivinicole pugliesi. Sono stati inoltre istituiti l’Elenco regionale degli operatori e le procedure per l’avvio delle attività.
A questo quadro si aggiunge ora il decreto ministeriale 483420 del 18 settembre 2026, pubblicato dal Ministero dell’Agricoltura il 25 settembre, che introduce disposizioni nazionali per la promozione del turismo enologico nelle regioni produttrici e punta ad accrescere la reputazione dei vigneti italiani attraverso il turismo del vino.
C’è però un particolare da non trascurare: alla data della verifica effettuata da PugliaPress, il Ministero indica espressamente il decreto come “in corso di registrazione presso gli organi di controllo”.
Baselice: «Mettere a sistema vino, paesaggio e ospitalità»
Per Antonio Baselice, presidente di Terranostra Puglia, il passaggio decisivo sarà trasformare risorse oggi spesso separate in un’unica esperienza.
«Il turista non cerca più soltanto una camera o una degustazione, ma vuole conoscere i luoghi, vedere come nasce un prodotto, incontrare chi lo produce e portarsi a casa un racconto del territorio», afferma Baselice.
Da qui la richiesta di rafforzare il collegamento tra cantine, agriturismi, aziende agricole e operatori turistici e di costruire proposte capaci di funzionare anche fuori dai mesi estivi.
È proprio questo il nodo che i numeri pongono alla Puglia: trasformare la forte presenza internazionale negli agriturismi e la crescita generale del turismo in una domanda stabile di esperienze rurali ed enoturistiche.
Il patrimonio esiste, così come la normativa regionale. Il nuovo intervento nazionale aggiunge un ulteriore strumento. La partita, adesso, riguarda la capacità di costruire reti, servizi e percorsi realmente fruibili, soprattutto nell’entroterra e nei mesi in cui il turismo balneare rallenta.

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