Lecce, 19enne ricattato con foto intime: «500 euro o le diffondo», indaga la Procura

Un contatto su TikTok, il passaggio a Telegram e poi la minaccia di diffondere immagini private. Aperto un fascicolo per estorsione e stalking. La Polizia Postale raccomanda, nei casi di sextortion, di non pagare e conservare le prove.
LECCE – Un messaggio ricevuto sui social, una conversazione che diventa sempre più intima e, subito dopo l’invio di immagini private, il ricatto: 500 euro per impedirne la diffusione online.
È la vicenda denunciata da un ragazzo salentino di 19 anni sulla quale la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per le ipotesi di estorsione e stalking. Il fascicolo è coordinato dalla pm Erika Tarquini e gli accertamenti puntano ora a identificare chi si nasconde dietro il profilo utilizzato per contattare il giovane.
Dal contatto su TikTok alla minaccia
Secondo le ricostruzioni pubblicate finora, tutto sarebbe cominciato ad agosto. Il diciannovenne avrebbe ricevuto su TikTok un messaggio da un profilo apparentemente appartenente a una giovane donna, che si sarebbe presentata come originaria dell’Ohio e residente a Perugia. Una fonte locale colloca l’inizio dei contatti al 16 agosto.
La conversazione si sarebbe successivamente trasferita su Telegram. Qui l’interlocutrice avrebbe chiesto al ragazzo l’invio di immagini intime. Dopo averle ottenute, però, lo scenario sarebbe cambiato completamente.
Al giovane sarebbe stato mostrato un collage realizzato utilizzando proprio il materiale appena inviato, accompagnato dalla minaccia di diffonderlo online e tra i suoi contatti se non avesse consegnato 500 euro.
Secondo quanto riportato da Telenorba, le richieste estorsive sarebbero proseguite e l’ultima minaccia indicata nella ricostruzione risalirebbe al 4 settembre.
Chi c’è realmente dietro quel profilo?
È uno dei punti centrali dell’indagine.
Le informazioni disponibili non consentono al momento di stabilire pubblicamente l’identità della persona che avrebbe gestito gli account. Alcune ricostruzioni riferiscono che gli investigatori valuterebbero l’ipotesi che dietro il profilo femminile possa esserci in realtà un uomo.
Su questo aspetto, dunque, occorre attendere gli accertamenti della Polizia Postale.
C’è inoltre un particolare sul quale le cronache pubblicate il 15 settembre non coincidono completamente: alcune fonti riferiscono che il ragazzo avrebbe rifiutato di consegnare i 500 euro, mentre un’altra ricostruzione, che riporta anche dichiarazioni attribuite direttamente al giovane, parla dell’acquisto di buoni Steam e di successive richieste di denaro.
In assenza di un atto d’indagine pubblico che chiarisca questo passaggio, PugliaPress non considera accertata né l’una né l’altra versione. Il dato centrale verificabile resta l’esistenza dell’inchiesta e della denuncia del diciannovenne.
Sextortion, cosa raccomanda la Polizia
Il meccanismo descritto nella denuncia rientra nello schema comunemente definito sextortion, l’estorsione basata sulla minaccia di rendere pubblici immagini o video intimi.
La Polizia Postale indica alcune precauzioni precise per chi si trova in una situazione simile: non pagare il ricatto, interrompere i contatti, conservare messaggi e prove e rivolgersi rapidamente alle forze dell’ordine. La tempestività della denuncia può essere importante per gli accertamenti investigativi.
È proprio questo l’aspetto che trasforma il caso salentino in un avvertimento che va oltre la singola vicenda: un contatto apparentemente innocuo sui social può diventare, in pochissimo tempo, uno strumento di pressione costruito sfruttando immagini private, informazioni personali e la paura della loro diffusione.
Nel caso del diciannovenne salentino sarà ora l’inchiesta della Procura di Lecce a dover ricostruire l’identità di chi era dall’altra parte dello schermo e accertare responsabilità e modalità del presunto ricatto.

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