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Taranto, le origini spartane e il patrimonio della Magna Grecia

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L’antica Taras fu un centro del Mediterraneo. Templi, necropoli e monete ne documentano la storia.

Taranto nasce come unica colonia spartana della Magna Grecia e costruisce la propria forza sulla posizione al centro del golfo ionico. Secondo la tradizione, la fondazione risale al 706 a.C. e viene attribuita a coloni provenienti dalla Laconia, guidati da Falanto. La nuova città, chiamata Taras, sviluppa presto un’identità autonoma e avvia un percorso politico, economico e culturale che la porta a diventare uno dei principali centri del Mediterraneo antico. La scelta del luogo rispondeva a esigenze concrete. L’insediamento disponeva di approdi naturali, acque protette, terre coltivabili e collegamenti con l’entroterra. La costa offriva condizioni favorevoli alla pesca, alla navigazione e alla difesa. Questa posizione sostenne la crescita della colonia, ma furono l’organizzazione politica, il lavoro degli artigiani, l’agricoltura e il commercio a trasformarla in una potenza regionale.

Le fonti antiche collegano la nascita di Taranto alla vicenda dei Parteni, un gruppo proveniente da Sparta. Taras adottò istituzioni, culti e modelli riconducibili al mondo dorico, senza limitarsi a riprodurre la madrepatria. Nel rapporto con le popolazioni locali e con le altre città della Magna Grecia costruì una fisionomia propria, fondata sulla capacità di controllare il territorio e mantenere relazioni con le comunità mediterranee. Il nucleo più antico si sviluppò sull’attuale isola della Città Vecchia, dove sorgeva l’acropoli. L’abitato si estese poi verso la terraferma, accompagnato da quartieri produttivi, luoghi di culto e vaste necropoli. Questa espansione mostra la crescita demografica e la capacità di organizzare uno spazio nel quale convivevano funzioni residenziali, religiose, artigianali e commerciali. Tra le testimonianze più visibili dell’antica città restano le colonne doriche di piazza Castello. Appartenevano a un tempio costruito nel VI secolo a.C. e permettono di riconoscere nel tessuto contemporaneo l’area sacra dell’acropoli.

Le colonne indicano il punto dal quale si sviluppò uno dei maggiori centri del mondo greco occidentale e mostrano quanto la città moderna sia costruita sopra e accanto a quella antica. La prosperità di Taras dipendeva da un’economia articolata. L’agricoltura forniva cereali, vino, olio e altri prodotti destinati al consumo e allo scambio. L’allevamento contribuiva alla produzione della lana, mentre la pesca utilizzava le risorse del golfo. I laboratori realizzavano ceramiche, oggetti metallici, tessuti e manufatti destinati anche ai mercati esterni. Il porto collegava queste attività alle rotte dello Ionio, dell’Adriatico e dell’Egeo. Un indicatore dell’importanza economica raggiunta dalla città è l’attività della zecca, tra le più attive della Magna Grecia. Taranto coniò numerose serie monetali, utilizzate negli scambi e nella rappresentazione dell’identità civica. Le monete riportavano spesso Taras, l’eroe collegato al nome della città, raffigurato su un delfino. Il simbolo univa il mito fondativo alla dimensione marittima e circolava oltre i confini del territorio urbano. Nel IV secolo a.C. emerse la figura di Archita, uomo politico, stratega, filosofo e matematico. La sua esperienza mostra come Taranto non fosse soltanto una potenza economica e militare. La città partecipava ai principali dibattiti culturali del mondo greco e ospitava ambienti nei quali politica, scienza e filosofia potevano incontrarsi. Archita guidò la comunità per più mandati e viene ricordato per la capacità di unire riflessione teorica e governo.

Le necropoli costituiscono una fonte essenziale per conoscere la società antica. Le tombe rinvenute durante l’espansione della città moderna hanno restituito vasi, armi, ornamenti, strumenti e oggetti di uso quotidiano. I corredi permettono di ricostruire differenze sociali, pratiche funerarie, rapporti familiari e cambiamenti culturali. Le tombe a camera presenti in varie zone dell’abitato mostrano inoltre l’impegno delle famiglie nella costruzione di spazi destinati alla memoria dei defunti. Una parte rilevante di questi reperti è conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il MArTA. Istituito nel 1887, il museo raccoglie materiali provenienti dalla città e da altri centri dell’Italia meridionale. Le sezioni dedicate alla Taranto greca consentono di seguire la nascita, lo sviluppo e le trasformazioni della colonia attraverso oggetti collegati ai contesti nei quali furono prodotti e utilizzati. Gli Ori di Taranto sono tra i nuclei più conosciuti della collezione. Diademi, orecchini, collane, anelli e altri ornamenti testimoniano l’abilità raggiunta dagli artigiani nella lavorazione dei metalli preziosi. Le tecniche impiegate richiedevano precisione, specializzazione e una committenza in grado di sostenere produzioni di alto livello. Questi oggetti forniscono informazioni sul ruolo sociale dei proprietari e sui commerci attraverso i quali arrivavano materie prime e modelli. Tra i reperti conservati al MArTA figurano ceramiche, sculture, terrecotte e corredi funerari. La Tomba dell’Atleta documenta il valore attribuito alla formazione fisica e alla competizione nel mondo greco. Altri materiali riguardano la vita domestica, il culto, il teatro, la guerra e il lavoro. La varietà delle raccolte permette di superare un’immagine generica della Magna Grecia e di osservare la società tarantina nelle sue attività concrete.

Il patrimonio archeologico non si trova soltanto all’interno del museo. Nel territorio urbano restano ipogei, tombe a camera, tratti di strutture antiche e aree emerse durante lavori pubblici o interventi edilizi. Ogni operazione nel sottosuolo può incontrare testimonianze che richiedono studio, tutela e integrazione nei progetti contemporanei. La conservazione dipende dalla collaborazione tra istituzioni, archeologi, enti locali e proprietari degli immobili interessati. Conoscere la Taranto della Magna Grecia significa mettere in relazione luoghi diversi. Le colonne doriche introducono all’antica acropoli; il MArTA conserva i materiali provenienti dagli abitati e dalle necropoli; le tombe a camera mostrano la dimensione funeraria; il profilo costiero aiuta a comprendere il ruolo degli approdi e dei collegamenti marittimi. Il percorso attraversa la città e rende leggibili anche testimonianze non immediatamente visibili. Questo patrimonio può sostenere ricerca, formazione ed economia culturale. Musei, visite guidate, attività didattiche, restauri e servizi destinati ai visitatori richiedono competenze professionali e possono creare nuove opportunità. Per ottenere risultati duraturi servono manutenzione, accessibilità, informazioni corrette e collegamenti efficienti tra i diversi siti. Valorizzare l’archeologia significa soprattutto conservarla e renderne comprensibile il significato. I Giochi del Mediterraneo offrono a Taranto l’occasione di presentare questa eredità a visitatori provenienti da Paesi legati dallo stesso mare.

La manifestazione costituisce un punto di accesso al territorio, senza sostituire il suo racconto. Chi raggiunge la città può conoscere l’unica colonia spartana della Magna Grecia, visitare il MArTA, osservare le colonne doriche e comprendere come gli scambi mediterranei abbiano formato l’identità urbana molti secoli prima dell’età contemporanea. La storia di Taranto non si esaurisce nel ricordo di una grande città antica. Le testimonianze conservate nel museo e nel territorio sono una risorsa attuale, affidata alla ricerca, alla tutela e alla capacità di renderla accessibile. Fondazione spartana, porto, moneta, necropoli e Archita compongono un quadro documentato. Conoscere questo patrimonio significa leggere una parte decisiva della storia del Mediterraneo attraverso i luoghi e gli oggetti rimasti nella città moderna.

Redazione Pugliapress

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