Sanità Pugliese: numeri che tagliano, persone che soffrono.

La sanità pugliese attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente. Tra il 2025 e il 2026 il disavanzo stimato oscilla tra 369 e 460 milioni di euro, mentre si susseguono tagli al personale, ospedali in sofferenza e misure di appropriatezza prescrittiva che rischiano di trasferire sui cittadini il peso della crisi. Il deficit non è una novità. Già nel 2025 le aziende sanitarie pugliesi avevano registrato perdite complessive di circa 460 milioni di euro, di cui oltre 81 milioni riferibili alla sola ASL di Bari. Per il biennio 2025-2026 il Ministero ha certificato un disavanzo di 369 milioni, imponendo alla Regione un piano triennale di razionalizzazione della spesa con interventi sulla farmaceutica, sui servizi e sulla rete ospedaliera. In questo contesto, anche le misure di contenimento apparentemente marginali assumono un forte impatto sanitario e politico. Tra le decisioni più discusse vi è la limitazione della rimborsabilità degli omega 3. Le Note AIFA 13 e 94 ne prevedono la prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale solo per specifiche condizioni: iperlipidemie familiari, gravi ipertrigliceridemie e, in prevenzione secondaria, per pazienti con recente sindrome coronarica acuta o pregresso infarto miocardico, entro precisi limiti temporali e clinici. Per molti cardiopatici cronici, tuttavia, gli specialisti continuano a raccomandare gli omega 3 come supporto alla prevenzione, soprattutto dopo bypass aortocoronarico o infarto. In questi casi il farmaco ricade spesso in fascia C e il costo è interamente a carico del paziente. Si crea così un evidente paradosso, in quanto, mentre il SSN restringe le indicazioni rimborsabili, parte della comunità scientifica continua a riconoscerne l’utilità. Chi non può sostenere la spesa rischia di rinunciare a una terapia consigliata, con possibili conseguenze sulla propria salute. A questa criticità si aggiunge quella degli ospedali, sempre più in affanno. Emblematico è il caso dell’ospedale Giannuzzi di Manduria, presidio di riferimento per l’area orientale della provincia di Taranto e per numerosi comuni limitrofi. Il pronto soccorso opera costantemente oltre i limiti, con carenza di medici, infermieri e spazi adeguati, mentre i pazienti attendono anche per molte ore in ambienti insufficienti ad accogliere gli elevati accessi. È vero che una parte dell’utenza ricorre impropriamente al pronto soccorso anche per patologie minori, ma la principale criticità resta la cronica insufficienza di personale e di risorse organizzative. Nei reparti si registrano carenze di OSS, infermieri e tecnici, turni scoperti e una mobilità interna che spesso non riesce a garantire continuità assistenziale. Molti ripongono le proprie speranze nel nuovo ospedale San Cataldo di Taranto, destinato ad ampliare l’offerta di reparti specialistici e a migliorare il rapporto tra posti di pronto soccorso e popolazione. Tuttavia, il progetto continua a essere accompagnato da incertezze. L’apertura è stata più volte rinviata e, anche qualora avvenisse nel 2026, resterebbero aperti problemi rilevanti: servirebbero oltre 1.300 nuove unità di personale sanitario, mentre il tetto di spesa limita le assunzioni e rende difficile l’attivazione completa dei reparti previsti. Esiste inoltre il rischio che il nuovo presidio finisca semplicemente per spostare a Taranto il sovraffollamento da ospedali di provincia come quello di Manduria. La fascia orientale jonica, infatti, vede la popolazione aumentare notevolmente durante l’estate per effetto del turismo, con un inevitabile incremento della domanda di assistenza sanitaria. Nel frattempo cresce il divario tra chi può permettersi di rivolgersi al privato e chi, invece, è costretto ad attendere mesi per visite ed esami o a rinunciare del tutto alle cure. Farmaci in fascia C, ticket e prestazioni non rimborsate incidono sempre di più sui bilanci familiari, alimentando una sanità a due velocità. Di fronte a questo scenario, la richiesta di maggiore trasparenza e responsabilità appare indispensabile. Occorre chiarire quali prestazioni continueranno a essere garantite dal Servizio sanitario nazionale, come sarà riorganizzata la rete tra ospedali, ambulatori e nuovi poli assistenziali e quali tutele saranno assicurate ai pazienti cronici ai quali gli specialisti continuano a prescrivere terapie non più rimborsabili. La speranza è che il rilancio della sanità pugliese non resti affidato agli annunci. Senza un piano credibile di finanziamento, assunzioni e riorganizzazione della rete ospedaliera, il rischio è quello di un sistema sempre più fragile, incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini e destinato a lasciare molte persone sole proprio nel momento del bisogno. Gianluca Ceresio.














