Parte dalla Puglia la mobilitazione nazionale per rilanciare l’olivicoltura italiana

Venerdì 19 giugno, alle 11, OP olivicole, produttori e frantoiani si incontrano alla Fiera del Levante di Bari. La Puglia guida la mobilitazione nazionale per difendere prezzo, qualità e futuro dell’olio extravergine italiano.
L’olivicoltura italiana riparte dalla Puglia. Venerdì 19 giugno, alle ore 11, Bari ospiterà la mobilitazione nazionale di OP olivicole, produttori e frantoiani provenienti da tutta Italia. L’iniziativa nasce per difendere l’olivicoltura italiana dalla crisi dei prezzi, dalle vendite sottocosto e dalle distorsioni del mercato che stanno mettendo in difficoltà l’intera filiera.
La scelta di Bari non è casuale. La Puglia è il cuore produttivo dell’olio italiano. Il territorio regionale concentra una quota decisiva della produzione nazionale, una rete estesa di frantoi e una superficie olivetata che rende il Tacco d’Italia uno degli snodi agricoli più importanti del Paese.
Secondo i dati richiamati dal comitato promotore, la produzione media regionale nel triennio 2023-2024 è stata di circa 1,57 milioni di quintali di olio. Un report dell’Area Studi Mediobanca attribuisce alla Puglia il 45% della produzione nazionale di olio d’oliva. Gli oliveti pugliesi si estendono per oltre 330mila ettari, pari al 31,6% dell’intera superficie nazionale destinata all’olivicoltura.
La filiera pugliese conta anche circa 746 frantoi attivi, oltre il 17% del totale nazionale. La regione pesa inoltre in modo rilevante nel comparto degli oli di qualità certificata: il 32% del valore economico nazionale degli oli DOP e IGP arriva dalla Puglia, con la denominazione Terra di Bari DOP che da sola rappresenta una quota centrale del valore degli oli certificati italiani.
Il quadro, però, resta difficile.
L’olio extravergine d’oliva italiano rimane spesso fermo nelle cisterne, mentre sugli scaffali della grande distribuzione compaiono offerte promozionali a prezzi ritenuti insostenibili dalla filiera. L’olio extravergine di origine comunitaria viene proposto anche sotto i 4 euro al litro, mentre l’extravergine italiano può scendere sotto i 7 euro al litro.
Per produttori e frantoiani questi valori non coprono i costi vivi di produzione e non riconoscono la qualità dell’olio EVO italiano, ottenuto con standard elevati, controlli, lavoro agricolo e investimenti continui.
La crisi dell’olivicoltura italiana tra prezzi bassi e concorrenza estera
La situazione dell’olivicoltura italiana è considerata tra le più difficili degli ultimi anni. Secondo gli operatori del settore, i prezzi praticati nella grande distribuzione non valorizzano adeguatamente il lavoro dei produttori e la qualità dell’olio extravergine di oliva nazionale.
Il futuro dell’olivicoltura italiana passa da Bari
La mobilitazione nazionale punta a costruire proposte concrete per il futuro dell’olivicoltura italiana. Da Bari partirà una piattaforma condivisa che mira a rafforzare la competitività del settore, tutelare il reddito degli agricoltori e valorizzare il patrimonio olivicolo nazionale.
Il comitato promotore punta il dito anche contro l’immissione sul mercato di olio proveniente da Paesi extraeuropei, spesso transitato da Spagna e Portogallo. Secondo gli organizzatori, questo meccanismo contribuisce a comprimere i prezzi e penalizza soprattutto i produttori italiani e gli oli extravergini di qualità.
Al centro della mobilitazione c’è anche il tema delle offerte “civetta” nella grande distribuzione. L’olio viene utilizzato come prodotto di richiamo, con promozioni aggressive che trascinano verso il basso l’intero mercato.
Il settore chiede quindi una svolta. Servono regole più efficaci, controlli più incisivi, maggiore trasparenza sull’origine dell’olio e strumenti capaci di difendere il valore dell’extravergine italiano.
La riunione di Bari vuole essere il primo passo di una mobilitazione più ampia. Non una protesta isolata, ma un tentativo di ricostruire una voce comune tra produttori, frantoiani e organizzazioni della filiera.
L’olivicoltura italiana non è soltanto un comparto agricolo. È economia, lavoro, paesaggio, identità culturale e presidio sociale. In Puglia questo valore è ancora più evidente, perché l’olivo attraversa province, comunità e generazioni.
Da Bari partirà dunque una richiesta chiara: riportare al centro il valore dell’olio extravergine italiano, tutelare chi produce qualità e impedire che il prezzo diventi l’unico criterio del mercato.























